Divergent

Divergent - Ching & Coaching

Veronica Roth – Divergent - De Agostini 2015

È un libro, e fa parte dei una serie di tre volumi, definito del genere phantasy e segnalato come libro per ragazzi. È anche un film, ed è appena uscito nelle sale italiane anche Insurgent, il secondo della serie.

Rimane ora da raccontare perché ve lo segnalo. I motivi sono parecchi. Tanto per cominciare è scritto bene, ed è piuttosto bello anche il film, poi è un vero successo tra gli adolescenti (ma piace anche agli adulti) e ritengo opportuno conoscere ciò che coinvolge i nostri ragazzi.

E poi ci sono i motivi per cui a me sono piaciuti i libri e i film.

La storia si svolge in un ipotetico futuro dove, dopo la consueta guerra che ha coinvolto l’umanità, la popolazione della città è divisa in cinque gruppi, chiamati fazioni, in base al valore che propugnano come fondamentale per una convivenza civile: cultura e conoscenza = eruditi, coraggio = intrepidi, altruismo = abneganti, onestà e sincerità = candidi e pace = pacifici.

A sedici anni, anche attraverso un test attitudinale, si va a vivere nella dazione che si sente come propria, quella di cui si condividono i valori, lasciando per sempre la famiglia, e talvolta anche la fazione, di origine. Dal momento della scelta in poi vale la regola che “la fazione è più forte del sangue.

E poi ci sono gli esclusi, coloro che non appartenendo ad alcuna fazione vivono ai margini della società o, meglio, quasi sopravvivono, ma ai margini della società.

Il primo volume inizia con il test della protagonista, Beatrice, sedicenne nata tra gli abneganti. Il test non è altro che una simulazione, una visualizzazione guidata dove chi è sottoposto al test deve fare alcune scelte fondamentali e, in base alle scelte, si determinano i valori che vive prioritariamente.

Ed ecco la sorpresa: il test di Beatrice risulta confuso, non dirimente, poiché lei ragiona in maniera diversa dalla stragrande maggioranza della popolazione. Crede in più di un valore ed ogni scelta le è particolarmente complessa. Inoltre è creativa, dotata di pensiero laterale. In poche parole, il suo cervello e la sua anima divergono dalla massa: è una divergente.

Il resto lo scoprirete.

Personalmente trovo affascinante che la protagonista sia una ragazza, e i personaggi femminili, positivi o negativi, sono assolutamente alla pari con le figure maschili. Anche questo è un buon modo per educare alla parità di genere.

E poi mi piace, molto, la difficoltà di Beatrice di accettare la sua diversità: la nasconde, la rifiuta, ne individua i vantaggi, la scopre negli altri e infine l’accetta, e la fa finalmente sua. Sì, la trilogia ha anche molti aspetti del romanzo di formazione.

C’è quindi un altro aspetto educativo: ciò che consideriamo diverso va accettato. E poi, come dice mio marito, per una divergente come me la trilogia può essere solo avvincente!

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