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		<title>l_i_ching_per_il_manager</title>
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			<title>Il management per paura funziona</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Il management per paura funziona</strong><br />I testi di management e leadership raccontano tanti diversi stili di gestione e si discute dell’efficacia di ciascuno. Tra corsi aziendali, curiosità personale e necessità professionale li ho studiati e, naturalmente, mi sono fatta le mie opinioni.
C’è però uno stile di management che non viene citato nei testi, non viene studiato, ma viene messo in pratica spesso: il management per paura.
È un modalità di gestione che sfrutta e crea paura nelle persone che vengono gestite, e funziona.
Mi dispiace ammettere che funziona. Ad essere onesta, nel dover ammettere che funziona mi si rivolta proprio lo stomaco.
Lo incontriamo, spesso.

È il padre-padrone che governa la famiglia col terrore, il marito violento che annichilisce la compagna. E fin qui siamo bravi tutti a condannare.
Ma c’è anche il capo in azienda che governa tramite sfuriate, umiliazioni, minacce di licenziamenti…
Una nota a parte: qualcosa di simile al management per paura può essere applicato anche dal medico in ambito salute o dall’insegnante in ambito scolastico, ma in queste due aree è generalmente meno efficace di quanto sia in azienda o d chi detiene potere politico.

È da condannare?
Eppure il sistema funziona, e anche bene. Quando, in azienda, arrivò un amministratore delegato che governava tramite la paura il fatturato aumentò in maniera notevole e il successo, dimostrato con i risultati economici, rendeva tutto questo legittimo.
Fa un po’ orrore?
Secondo me sì, ma ben pochi si opposero, anche in piccolissime cose.
Pochissimi tra le figure intermedie cercarono di continuare a trattare con rispetto i propri dipendenti. Così la gestione per paura divenne un fenomeno a cascata. E il fatturato aumentava.
La gestione attraverso la paura non è un gioco al massacro: è il gioco dei bulli.
Nasce dal concetto che o si vince o si perde, è l’annullamento della negoziazione, il trionfo del compromesso bieco (uno vince, uno perde).
Poco importa se la vittoria è a breve termine, se nel tempo il dichiarato vincitore subirà danni talvolta più gravi degli apparenti perdenti.
Il management per paura è il trionfo (secondo me solo apparente e provvisorio) di chi è disposto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi, generalmente materiali o di rivalsa / vendetta, la vittoria dei colossi con piedi di argilla e, soprattutto, può essere giocato bene solo da chi non ha il minimo valore etico.
Chi subisce può solo subire?
In apparenza sì. Sì perché una delle prime regole della gestione del potere attraverso la paura è quella di dividere le persone che potrebbero opporsi, sì perché troppi tra quelli che subiscono si adeguano al gioco e dimenticano che per quanto chi ha il potere sia potente, tanti possono sempre vincere sul singolo.
E, in ogni caso, ci pensa il tempo a far tornare i conti.]]></description>
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			<title>25. U UANG â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™innocenza â&amp;euro;&amp;ldquo; Obbedienza al capo (che lo merita)</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/25_u_uang_l_innocenza_obbedienza_al_capo_che_lo_merita_2322176.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>25. U UANG – L’innocenza – Obbedienza al capo (che lo merita)</strong><br />Il segno rappresenta un uomo profondamente onesto e sincero, che segue la legge dell’universo e viene quindi protetto da Dio. L’esito del responso è di estrema fortuna.
Il richiamo al legame tra capo e dipendente è uno dei caratteri secondari dell’esagramma: ci tratta di un dipendente che ha pieno rispetto e obbedienza per il suo capo e, viceversa, un capo che merita pienamente rispetto e obbedienza.
Un’altra peculiarità del segno è che più di ogni altro esagramma nell’I Ching promette totale successo per colui che è pienamente onesto e corretto e totale distruzione per chi è disonesto o ha secondi fini, soprattutto se si trova in posizione di comando.
A quanto pare anche la millenaria saggezza del libro dei mutamenti condivide appieno sia il concetto di protezione divina che quello di vendetta divina.
È ovvio quindi che chi consulta l’I Ching, e si trova questo responso, debba interrogarsi sulla propria piena onestà poiché le intenzioni potrebbero essere buone, ma … chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Fortunatamente il responso contiene una serie di informazioni e consigli, parte nella sentenza e nell’immagine e parte nelle linee mobili.
Il saggio pienamente onesto cerca dunque di seguire il volere divino senza attendersi premi o ricompense, si impegna ad identificare ed eseguire il suo compito nella vita e fa pieno uso del suo libero arbitrio per distinguere il bene dal male.
Tra le linee mobili molte fanno riferimento all’aver fiducia nel proprio istinto, ma nel complesso il segno avvisa che non si tratta di reale istintualità, quanto piuttosto di quell’intuito che deriva dalla piena consapevolezza o, se vogliamo parlare un linguaggio moderno e scientifico, dalla piena unione tra i due emisferi cerebrali.
Ed è significativo come in altri esagrammi il libro dei mutamenti inviti alla meditazione, ma non qui, sebbene il livello di consapevolezza a cui fa riferimento il segno nasca spesso solo attraverso la meditazione. A lungo mi sono chiesta il perché di questa differenza, ma credo di aver capito: il venticinquesimo esagramma invita al recupero dell’innocenza infantile e i bambini, nei loro primi anni di vita, hanno un’integrazione tra gli emisferi cerebrali di gran lunga superiore a quella degli adulti
Ancora due segnalazioni relative alle linee mobili. Il sei al secondo posto avverte che ogni lavoro deve essere fatto al meglio, nel momento giusto, senza pensare a ricompense. Il lavoro va fatto bene per amore del lavoro stesso. Lo so, in azienda ciò accade raramente, ma tenetene conto.
Il nove sopra segnala che c’è un tempo per ogni cosa, e c’è dunque un tempo in cui l’agire innocente è controproducente poiché non è mai l’individuo che conta, ma l’armonia dell’universo.]]></description>
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			<title>I fattori critici di successo e l'I Ching</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/i_fattori_critici_di_successo_e_l_i_ching_3269379.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>I fattori critici di successo e l&#039;I Ching</strong><br />Per definizione, i fattori critici di successo sono quelle cose che devono essere a posto per raggiungere il successo del progetto. 
Mi sembra ovvio che siano aspetti che vanno monitorati o, talvolta, sono modifiche che vanno apportate ancora prima di lanciare davvero il progetto. Eppure, nella ventennale esperienza aziendale, la frase che ho visto scritta più di frequente nella slide intitolata Fattori critici di successo era… adeguati investimenti. Non nego l’importanza degli investimenti, ma nego che solo il denaro, o il denaro da solo, se vogliamo giocare un po’ con le parole, sia l’elemento determinante per il successo di un progetto.
Relativamente ai Fattori critici di successo l’I Ching, nella mia esperienza, dà il meglio di sé.
Il primo vantaggio del consultare l’I Ching per gestire un progetto, o un prodotto, anche in termini di business, è (come sempre) nel fatto che ci offre un punto di vista diverso dal nostro, o dalle nostre abitudini.
Cambiare prospettiva, trovare qualcosa di inaspettato, scoprire che non avevamo pensato proprio a tutto, è per me sempre un suggerimento prezioso.
Però c’è anche la componente del perfezionismo, del volere il controllo su tutto, con il rischio di disperdere energie: a questo serve identificare i fattori critici di successo.
Consultando l’I Ching per un progetto aziendale o per il proprio progetto di vita ci si trova spesso davanti a suggerimenti imprescindibili, che possono essere tradotti in fattori critici di successo. Queste informazioni si possono trovare nell’esagramma, immagine e sentenza, o in specifiche linee mobili.
Qualche esempio? Certo che sì, da leggersi come libera interpretazione di alcuni aspetti dell’esagramma o della linea indicata.
Prima di mettere in atto il piano, assicuratevi che l’organizzazione sia impeccabile, riorganizzate le cose, se necessario, e siate disponibili persino a posticipare il lancio se non è tutto a posto (Esagramma 3)
Fate gruppo, e assicurarvi che il gruppo sappia discutere e condividere la vision: un grande progetto, da sviluppare nel tempo, ha bisogno di qualcosa in più di un ROI, un bilancio e un’organizzazione operativa (Esagramma 13)
Sviluppate le pubbliche relazioni, frequentate gente curate le relazioni con clienti e fornitori. (Esagramma 26)
Attenzione alla distribuzione, c’è il rischio di improvvise rotture di stock (esagramma 45)]]></description>
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			<title>1 KIENN - IL CREATIVO = lâ&amp;euro;™imprenditore</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/1_kienn_il_creativo_l_imprenditore_1730821.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>1 KIENN - IL CREATIVO = l’imprenditore</strong><br />Il creativo non ha nulla della fantasia creativa: le sue doti sono la forza e la chiarezza, la sua caratteristica il lavoro instancabile. Il creativo, nel mondo del business, è il padre – padrone, l’imprenditore che crea l’azienda dal nulla, armato solo della sua volontà. In Italia, o forse soprattutto in Italia, basta fare conoscenza con una miriade di piccole e micro imprese e si incontrano, tra i titolari, molte figure con le caratteristiche del creativo, e appaiono davvero dotati di forze primordiali. Vigorosi, instancabili, costruttori, hanno però anche tutti i limiti di questa figura: un pizzico di arroganza, un granello di prepotenza, qualche goccia di maschilismo, convinti di resistere ad ogni cambiamento grazie al lavoro incessante.  
I loro pregi sono tanti, ma sarà solo il superamento dei loro difetti a far progredire le aziende, come il creativo raggiunge il massimo quando tutte le sue linee sono mobili e si trasforma nel ricettivo, emblema del femminino. Ma non è un cambiamento, è una scoperta e un’assimilazione: acquisire la capacità di comprendere il tutto, di essere massimamente flessibili.  
Se un manager, anziché un imprenditore, ottiene questo esagramma dovrebbe cercare un mentore che lo aiuti a cogliere diverse sfaccettature: nelle posizioni di responsabilità il duro lavoro deve essere accompagnato dall’ascolto e dalla comprensione. Dovrà imparare la prudenza, e mai deludere la fiducia dei subalterni trasformando la sua forza in arroganza. 
Se la domanda riguarda un’azienda o uno specifico business è auspicabile una consulenza strategica e, facendosi guidare dai responsi delle linee mobili, una revisione e un rinnovamento. 
Ma se il primo esagramma, il creativo, è il punto di arrivo di una consultazione potete rallegrarvi: gli affari stanno andando bene, un duro lavoro li farà crescere ancora … almeno fino al loro stesso culmine. ]]></description>
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			<title>58. TUI â&amp;euro;&amp;ldquo; Il sereno â&amp;euro;&amp;ldquo; La comunicazione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/58_tui_il_sereno_la_comunicazione_3109381.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>58. TUI – Il sereno – La comunicazione</strong><br />L’esagramma è correlato all’autunno: il momento del raccolto. Ci sono analogie e differenze con un altro esagramma, il 45, La raccolta. Lì è un momento in cui si raggruppano le persone, come al mercato, e si possono fare affari. Qui, invece, è il momento dello scambio di idee, della comunicazione, e il rischio correlato è quello del litigio e del parlare a vanvera.
L’immagine è di due laghi gemelli, fonte inesauribile di acqua dolce, e dunque fondamentale nutrimento.
Il manager che riceve questo responso può rallegrarsi, ma deve aver cura di offrire, a se stesso e agli altri, spazi e tempi adeguati per gli scambi di idee, anche con clienti e fornitori, poiché questa è la via per il miglioramento, e il successo va condiviso.]]></description>
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			<title>11. TTAI - La pace</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/11_ttai_la_pace_2411781.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>11. TTAI - La pace</strong><br />È un bellissimo responso in quasi tutte le situazioni, personali e lavorative, estremamente favorevole. Indica successo, fortuna, gentilezza che caratterizza una persona forte e potente. È ciò che vorremmo un po’ tutti, tranne i carrieristi sfegatati: un’azienda dove regna l’armonia, che si sviluppa e ottiene il successo, dove chi ha il potere cura il benessere di tutti e il personale ha pieno rispetto dei capi.
Si presenta, invece, come responso negativo se avete in mente un’azione aggressiva sul mercato, un balzo di carriera facendo le scarpe al vostro capo o l’assalto ad un concorrente. In questi casi, ottenere come responso l’undicesimo esagramma, La pace, non vi farà felici.
Viene descritta l’azienda ideale, il team working vero, tra pari, poiché quando si lavora in team non contano le gerarchie. Dominano le cinque discipline di Senge: molte parole fanno pensare all’apprendimento condiviso. C’è piena armonia all’interno dell’azienda, e chi vi lavora trasferisce questa armonia in tutta la sua vita.
Eppure l’esagramma suggerisce anche di coltivare l’equilibrio tra lavoro e vita privata: c’è la possibilità, o forse l’assoluto bisogno, di svilupparsi come individuo completo.
Come manager dovete curare attentamente le persone che dipendono da voi e ricordare che non è questo il momento di vendette: avete l’occasione di sottomettere i vostri nemici con la dolcezza, facendoli trarre benefici (sì, persino ai nemici) da una situazione molto positiva. E, forse, coloro che vi osteggiavano potrebbero diventare i vostri sostenitori di domani.
Curate la vostra formazione e soprattutto la formazione in azienda: in questo clima tutti possono imparare e migliorare.
E godete del presente: pur essendo un segno di lunga durata neanche La pace dura per sempre!]]></description>
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			<title>36. MING I â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™ottenebramento della luce â&amp;euro;&amp;ldquo; Seria difficoltà</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/36_ming_i_l_ottenebramento_della_luce_seria_difficolta_3283979.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>36. MING I – L’ottenebramento della luce – Seria difficoltà</strong><br />Il trentaseiesimo esagramma è uno dei più temuti poiché indica un momento difficile.
È importante, però ricordare che il momento più buio della notte è quello che precede l’alba!
Il segno fa riferimento espressamente ad un uomo potente, ma oscuro, che danneggia il saggio: saggezza e capacità sono contrastate. In tali tempi è inutile abbattersi, ed è controproducente ingaggiare battaglie. È tempo per mantenersi interiormente saldi e orientati al bene, mostrandosi esteriormente flessibili e arrendevoli.
Anche i momenti neri fanno parte della vita, e del lavoro: bisogna saperli affrontare.
In questo momento l’oscuro vince. Con questa consapevolezza, i comportamenti ignobili vanno riconosciuti, ma è inutile smascherarli o combatterli.
L’esagramma è affine alla scena finale del film Inside out, quando Gioia, che per tutto il film ha combattuto Tristezza, comprende invece l’importanza di Tristezza e riconosce che anche l’emozione del dolore fa parte della vita e ha una funzione ben precisa.
Certo, in questo momento non ci sono promesse di successo o carriera, ma è un periodo importante in cui chiedersi cosa si può imparare dall’esperienza difficile. E dopo la notte, sorge sempre il sole.]]></description>
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			<title>28. TA KO â&amp;euro;&amp;ldquo; La preponderanza del grande = lâ&amp;euro;™eccesso</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/28_ta_ko_la_preponderanza_del_grande_l_eccesso_1749775.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>28. TA KO – La preponderanza del grande = l’eccesso</strong><br />Se interrogate come manager, e ottenete questo esagramma, il responso è impietoso: le vostre ambizioni superano, in questo momento, le vostre capacità. E qui è importante comprendere molto bene il significato di “capacità” per l’I Ching! Non dovrete, infatti, abbattervi, ma fare un attento bilancio. Le capacità necessarie al comando, e alla carriera, variano al seconda del momento in cui si opera, ma sempre comprendono competenze tecniche, gestionali e personali. Potreste quindi desiderare una posizione per cui le vostre caratteristiche non sono quelle ottimali, o potrebbe essere necessario acquisire competenze a cui non avete pensato (Peter Senge ne La quinta disciplina ricorda che, ad esempio, la padronanza personale è una disciplina indispensabile al manager).
Non dovete scoraggiarvi, né abbandonare i progetti, ma cambiare obiettivo e prepararvi per il futuro.
Se, invece, la domanda era relativa ad un business, o ad un’azienda, la risposta è che ci si sta allargando troppo. Potrebbero esserci investimenti troppo alti, eccessiva esposizione verso le banche o i creditori, ma è altrettanto probabile che ci si stia diversificando troppo, magari trascurando i core business.
In ogni caso, il responso globale dell’esagramma è sostanzialmente positivo: si tratta di apportare le correzioni necessarie.
Bisogna dunque affrontare un cambiamento, non un rivoluzione. Stabilite con chiarezza l’obiettivo, esaminate bene la situazione trovando dove è collocato l’eccesso di ambizione, di ampliamento, e poi agite con dolcezza, penetrando la situazione, sciogliendo i nodi, alleggerendo il carico, ricordando che si tratta di tempi eccezionali. E ricordatevi che ogni situazione è sfaccettata: la salvezza può essere dietro l’angolo se riuscite a vederla.]]></description>
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			<title>30. LI â&amp;euro;&amp;ldquo; Il risaltante = Illuminare il mondo</title>
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			<description><![CDATA[<strong>30. LI – Il risaltante = Illuminare il mondo</strong><br />C’è passione, entusiasmo, vitalità e la promessa di risultati positivi, ma non vanno dimenticate le condizioni necessarie affinché ciò si realizzi. Infatti si tratta di un segno doppio, fuoco come trigramma sia superiore che inferiore, e tutte le qualità del fuoco sono esaltate. Il fuoco richiede alimentazione dall’esterno, non si genera da solo, e simboleggia anche incostanza e possibilità di collere improvvise.
Tutto ciò corrisponde perfettamente a molte associazioni non profit, soprattutto italiane: si parte con grande entusiasmo e passione, finalizzando le attività al bene comune, ma c’è spesso anche la presenza di litigi e scarsa perseveranza, a meno che uno o più soci non si assumano la piena responsabilità di alimentare il fuoco.
Per l’azienda o per il manager che ricevono questo esagramma come responso c’è quindi il forte monito verso la giustizia, la calma, la pazienza e l’attenzione verso gli altri per illuminare costantemente il cammino.
Se questo esagramma è il responso iniziale, e possiamo beneficiare dei suggerimenti delle linee mobili, otteniamo consigli sui passi specifici da compiere, correlati al momento che l’azienda sta vivendo.
Così il nove all’inizio suggerisce cautela poiché si è all’inizio di un nuovo processo ed è facile che l’entusiasmo diventi frenesia o che l’eccesso di sensazioni e informazioni distolgano dagli elementi importanti.
Il sei al secondo posto suggerisce moderazione e promette successo, mentre il nove al terzo posto rappresenta il calar del sole e dunque la fine del momento favorevole, da accettare come fatto naturale.
Il nove al quarto posto simboleggia invece il fuoco di paglia, avvisando di evitare eccessivi entusiasmi e dispendio di energie.]]></description>
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			<title>62. SIAU KO â&amp;euro;&amp;ldquo; La preponderanza del piccolo â&amp;euro;&amp;ldquo;Piccoli particolari</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/62_siau_ko_la_preponderanza_del_piccolo_piccoli_particolari_3018769.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>62. SIAU KO – La preponderanza del piccolo –Piccoli particolari</strong><br />Se esce, come responso, l’esagramma 62, è perché ci si trova in una situazione di debolezza, ed è necessario comprendere appieno a cosa si riferisce questa debolezza.
Per l’interpretazione, e per ottenere le conseguenti indicazioni, bisogna far ricorso a estrema sincerità interiore. L’esagramma potrebbe infatti riferirsi a difficoltà nell’assumere responsabilità o decisioni, paura di investire o, anche, essere un invito a dedicarsi alla cura dei particolari.
Talvolta, in ottica aziendale, questo esagramma mi ricorda quelle situazioni in cui tutti si ritengono importanti perché concentrati sui nuovi, grandi, progetti, ma è essenziale che qualcuno si dedichi alla routine per garantire la solidità dell’azienda: tutelare i piccoli profitti certi è importante quanto il programmare possibili grandi profitti futuri.
Attenzione, dunque, ai dettagli e ai particolari, perché è proprio nelle piccole cose che il responso promette successo, e poi esaminare con attenzione le linee mobili, se ci sono, perché offrono indicazioni preziose.]]></description>
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			<title>Affari e armonia</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/affari_e_armonia_3145492.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Affari e armonia</strong><br />Molte aziende impiegano proprio questi mesi per definire il piano del prossimo anno, qualcun altro, in quest’anno travagliato, desidera programmare un futuro diverso, o semplicemente organizzarsi.
Prepariamo i prossimi mesi, l’azione che ci aspetta.
La preparazione prevede due movimenti diversi: fare ordine e pulizia del vecchio e programmare il nuovo. Ebbene sì, lo confesso, la parte del fare ordine mi pesa, e tanto, mentre il programmare, pianificare, mi piace moltissimo. Peccato che sia quasi impossibile saltare la fase dell’ordine!
Perché impossibile? Semplicemente per una questione di armonia: aggiungere senza fare spazio, far crescere gemme di nuovi fiori senza lasciar cadere le foglie secche, genera inevitabilmente problemi. Lo so bene!
Ed anche un buon piano strategico richiede armonia, quanto meno tra obiettivi e risorse, immagine e vision, strategia e tattiche.
So che può sembrare anacronistico l’abbinamento tra business e armonia.
Nell’immaginario collettivo del nostro mondo occidentale il concetto di business richiama forza, energia, un pizzico (almeno un pizzico) di arroganza, iperattività …, mentre il termine armonia fa pensare al dolce far niente, alla meditazione, alla musica new age.
Secondo me questo dimostra solo come e quanto ci siamo allontanati dalla felicità.
Lo so, io sono fortemente condizionata da 40 anni di frequentazione dell’I Ching, dove il concetto di armonia tra uomo e universo è predominante, ma ho visto troppi amici perseguire uno strano successo trascurando la vita e gli affetti, e pagare prezzi molto salati.
L’armonia tra i diversi componenti della nostra vita è il trucco per una buona vita, ma ciò non significa certo trascurare il lavoro, gli affari, il business, il successo, qualunque sia ciò che sta dietro questo termine successo, che è profondamente diverso per ciascuno di noi.
Ciò che mi consola è aver scoperto grandi guru del business che parlano di armonia.
Ciò che mi sostiene è sapere che, almeno per me, se il mio piano strategico per il prossimo futuro conterrà sufficiente armonia, riuscirò a svilupparlo senza sentire alcuna fatica.
Come disse Confucio: Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.]]></description>
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		<item>
			<title>35. TSINN â&amp;euro;&amp;ldquo; Il progresso â&amp;euro;&amp;ldquo; Una promozione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/35_tsinn_il_progresso_una_promozione_3164696.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>35. TSINN – Il progresso – Una promozione</strong><br />L’immagine collegata a questo esagramma è quella del sorgere del sole. Si tratta quindi di un inizio felice che per il manager può essere una promozione, un trasferimento, un nuovo progetto. Il significato per l’azienda è analogo: una nuova iniziativa, un nuovo business.
Non va però dimenticato che il sole, con la stessa ineluttabilità con cui sorge, giunge poi al tramonto. Il responso quindi spiega come lavorare per evitare il declino.
Il successo è rapido e va consolidato, prima di tutto attraverso la correzione delle ombre, personali o aziendali.
Inutile rattristarsi perché ad ogni alba seguirà un tramonto, ma operare affinché il successo raggiunga l’apice e i suoi benefici si possano protrarre per tempi molto lunghi.
In termini aziendali pensate al lancio di un nuovo prodotto: se il lancio è positivo, il prodotto ha successo, va profuso un notevole impegno affinché ci sia la massima crescita. Sappiamo che prima o poi raggiungerà la fase di stazionarietà e poi, in un giorno il più lontano possibile, ci sarà un declino, ma certo questi sono ottimi motivi per far sì che il successo del lancio sia il maggiore possibile.
In termini personali pensate ad una promozione: un momento di soddisfazione e successo personale. È ovvio che la nuova posizione richiederà impegno e poi, un giorno, non ci basterà più e vorremo fare un nuovo salto di carriera, o cambiare ruolo o azienda. Ma questo è il momento del successo, che va goduto e consolidato.]]></description>
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		<item>
			<title>64. UE TSI â&amp;euro;&amp;ldquo; Prima del compimento â&amp;euro;&amp;ldquo; Verso il traguardo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/64_ue_tsi_prima_del_compimento_verso_il_traguardo_3182872.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>64. UE TSI – Prima del compimento – Verso il traguardo</strong><br />L’ultimo esagramma dell’I Ching descrive esattamente quel momento, avvertendoci che bisogna essere particolarmente guardinghi, prudenti, perché il successo potrebbe ancora sfuggirci, nonostante tutto, e raccontandoci cosa fare per arrivare, vincenti, al traguardo.
La metafora usata dal libro dei mutamenti è quella della volpe che attraversa un fiume ghiacciato, e vari passaggi dell’attraversamento sono esaminati nelle linee mobili.
L’immagine di questo esagramma ha moltissimi richiami al pensiero sistemico: per il successo tutte le cose devono essere al loro posto, ma ciò su cui lavoriamo non è un puzzle statico. Bisogna conoscere e comprendere anche il moto delle forze in gioco e averne una visione globale.
Ci sono tutti i più moderni concetti di management in questo esagramma: pensiero sistemico, visione global, effetto leva, padronanza personale…]]></description>
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		<item>
			<title>51. CENN â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™eccitante â&amp;euro;&amp;ldquo; Tenetevi saldi</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/51_cenn_l_eccitante_tenetevi_saldi_3285022.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>51. CENN – L’eccitante – Tenetevi saldi</strong><br />Sia il trigramma superiore che quello inferiore sono Cenn, il tuono, simbolo della crescita e del movimento, la forma vitale che risveglia ed eccita.
L’esagramma del tuono doppio simboleggia quindi lo scuotimento, tuono, eccitazione: il segno è correlato alla primavera quando scoppiano tuoni, risvegliando il mondo, ma anche seminando terrore. E dopo il tuono, la pioggia. Poi, però, il cielo si rischiara e torna il sereno. È un momento di passaggio naturale, ma non per questo meno spaventoso. Si tratta di un’esperienza sconvolgente, quindi spesso non positiva, che scuote e risveglia.
Fa un po’ paura, eppure si tratta di un esagramma positivo se si riesce ad elaborarlo adeguatamente.
Professionalmente è positivo in particolare per chi ha una carriera teatrale o militare, e spesso invita ad iniziare una nuova carriera o un nuovo progetto cambiando luogo di residenza.
Può anche rappresentare un licenziamento, che però porta ad un importante cambiamento positivo.
Lo scopo dell’esagramma è spiegare come superare questi momenti, traendone benefici. Si tratta di rimanere saldi, prestando attenzione alle cose importanti lasciando andare tutto il resto senza rimpianti. Per chi ha creato un po’ di confusione tra se stesso e il proprio biglietto da visita può trattarsi di un momento terribile, ma è anche l’occasione per crearsi una nuova vita e una nuova carriera, spesso più soddisfacente di quella precedente.
Può indurre a rivedere i veri valori della propria vita, e persino la propria identità, perché l’esagramma invita a scegliere cosa tenere saldamente e, di conseguenza, cosa lasciar andare.
Il saggio ha paura, certo, ma coglie questa come un’opportunità per mettere ordine nella sua vita e comprendere se stesso, i suoi doni e i suoi compiti.]]></description>
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			<title>9. SCIAU CCIU - La forza domatrice piccola â&amp;euro;&amp;ldquo; Il governo del debole</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/9_sciau_cciu_la_forza_domatrice_piccola_il_governo_del_debole_3276578.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>9. SCIAU CCIU - La forza domatrice piccola – Il governo del debole</strong><br />La forza domatrice piccola indica attività preparatorie, quindi un piano strategico e operativo, ma indica anche piccole cose, savoir faire, comportamenti affascinanti e lusinghieri.
Quindi se hai chiesto cosa fare per avere successo nel lavoro, se il il responso è il nono esagramma, la risposta è: Prepara un bel piano!
La terminologia “bel piano” invece che “buon piano” non è scelta a caso: ovviamente il piano dovrà essere valido, ma anche curato in tanti aspetti, incluso l’estetica.
È probabile che il piano serva per ottenere l’appoggio o l’approvazione di un superiore o un finanziamento, quindi bisogna essere informarti delle manie di chi lo deve valutare. Non si tratta di essere ruffiani o di adulare qualcuno, ma ora non sei in posizione di forza e questo ti obbliga ad adeguarti, blandire, evitare di farti dei nemici.
La stessa linea di condotta va tenuta anche verso i dipendenti: da una posizione di debolezza bisogna governare con la dolcezza, eppure con l’onestà e la serietà sempre raccomandate dall’I Ching.
È anche probabile dover procrastinare piani e azioni in attesa di situazioni più favorevoli: facendo pressioni o usando la forza non solo non otterrai nulla, ma rischi di perdere.
Fai in modo che il tempo necessario “all’universo” per concederti il successo lavori a tuo favore e non sia, invece, motivo di ansia.]]></description>
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			<title>Lâ&amp;euro;™I Ching il potere</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/l_i_ching_il_potere_2556453.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’I Ching il potere</strong><br />Migliaia di anni fa, quando fu scritto l’I Ching, l’imperatore era un diretto discendente del cielo, in pratica un dio, funzionari di alto rango e generali avevano un potere sconfinato e, in pratica, rispondevano solo all’imperatore e agli dei. Il popolo praticamente non sapeva né leggere né scrivere, e sicuramente non votava per decidere da chi o come essere governato. Eppure molte frasi, nell’I Ching, hanno un approccio estremamente democratico, seppure un po’ patriarcale, ma senza mai schiavizzare o annullare la figura femminile.
Consigli, suggerimenti, raccomandazioni, che travalicano i secoli e vanno direttamente all’anima del saggio. Cominciamo a conoscere meglio questi aspetti che poco hanno a che fare con le funzioni oracolari del Libro dei Mutamenti, ma molto hanno da dire all’umanità.
Il moto del cielo è vigoroso. Così il nobile rende sé stesso forte e instancabile.
Già dal primo esagramma, Kkienn – Il creativo, l’I Ching lancia un monito a chi detiene il potere: l’impegno è grande e vanno evitati ozio e rilassatezza. Il potere è lavoro, e più si detiene potere, più si lavora.
Così il nobile alimenta agendo con cura e serietà il suo carattere 
Ed ecco che nel quarto esagramma, MONG - La stoltezza giovanile, abbiamo un altro consiglio universale: il saggio studia e migliora costantemente se stesso. Qui comincia una sorta di tormentone che ci segue per tutto il testo dell’I Ching: il potere non è mai un punto di arrivo, ma l’inizio delle responsabilità.
Il nobile accresce, magnanimo verso il popolo, le sue masse. 
Arriviamo al settimo esagramma, SCÏ - L’esercito. Apparentemente nulla è basato sulla gerarchia come un esercito, dove la catena di comando è fondamentale. Pur evidenziando questo aspetto, l’I Ching aggiunge anche un monito che, secondo me, è profondamente democratico: il popolo che segue, anche nel combattere, non deve essere obbligato, ma convinto e deve ricevere benessere in cambio del potere che concede al generale.
E, per oggi, termino con il decimo esagramma, LÜ - Il procedere, che recita:
Così il nobile distingue superiori ed inferiori. E consolida in tal modo i sentimenti del popolo.
Estremamente significativa è la spiegazione che il primo traduttore dell’I Ching, Wilhelm, fornisce per questa frase.
“Anche fra gli uomini devono esserci delle differenze di altezza. È impossibile raggiungere un livellamento generale. Si tratta, invece, che le differenze di rango nella società umana non siano arbitrarie ed ingiuste, poiché in tal caso l’invidia e la lotta di classe ne sarebbero la conseguenza immancabile. Quando invece le differenze esteriori di rango corrispondono ad un giustificato diritto intrinseco, quando la dignità interiore dà la misura del rango esteriore, allora gli uomini si acquietano e la società si armonizza.”
Non, quindi, una visione apparentemente comunista, ma un concetto di vera democrazia, in cui il saggio, riconosciuto come tale, mette a disposizione del popolo le sue competenze e il popolo esamina con rigore i governanti e riconosce loro il potere, il diritto e il dovere, di governare.
Forse un’utopia, ma sicuramente un bel sogno.]]></description>
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			<title>57. SUNN â&amp;euro;&amp;ldquo; Il mite â&amp;euro;&amp;ldquo; Influenzare</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/57_sunn_il_mite_influenzare_3285296.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>57. SUNN – Il mite – Influenzare</strong><br />Si tratta di un esagramma doppio per ripetizione del trigramma che rappresenta il vento, la mitezza che penetra. È un segno lungo, lento, favorevole alle piccole cose.
In termini aziendali rappresenta quel manager, impagabile, che guida senza quasi essere visibile, capace di lavorare in piena armonia con gli altri e in grado di influenzare senza però condizionare.
Come business lo si può far corrispondere a qui prodotti che crescono lentamente, poco a poco, aumentando quota di mercato, ma senza mai fare un balzo sostanziale e senza mai avere flessioni.
Consiglia un lavoro lento, graduale, che permette di influenzare gli altri, pur non condizionandoli. Ricevendo questo esagramma come responso è fondamentale essere flessibili e operare in piena armonia con gli altri.
Compito del vento è anche quello di disperdere i semi per consentire una nuova crescita, quindi l’esagramma può simboleggiare anche la possibilità di prosperare cambiando città o andando all’estero.
È anche un segno correlato con l’estero, quindi dà indicazioni favorevoli per un trasferimento o per l’internazionalizzazione degli affari, ma sempre aspettandosi una crescita lenta e costante del profitto.
Viene consigliato uno specifico stile di leadership: il potere del vento è nella sua costanza, altrimenti è distruttivo. Il tempo è dunque lungo, ed è indispensabile dare tempo al tempo, considerarlo un elemento a favore. Così il saggio influenza e fa sì che i suoi principi giungano poco a poco fin nell’anima del popolo che governa poiché agire senza aver fatto penetrare le leggi diviene azione che spaventa.
Che si parli di un manager o di un business, il segno simboleggia effetti persistenti, profondi, anche se lenti, con piccole crescite costanti,]]></description>
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			<title>Il pensiero positivo, la vita e lâ&amp;euro;™azienda 1° parte</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/il_pensiero_positivo_la_vita_e_l_azienda_1_parte_1946674.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il pensiero positivo, la vita e l’azienda 1° parte</strong><br />Il pensiero positivo è uno degli argomenti più discussi, e maggiormente “di successo” in questo periodo. Digitando “pensiero positivo”, Google offre ottocentomila risultati in meno di un secondo: articoli, siti dedicati, libri, corsi di formazione. Basta però grattare appena appena sotto la superficie di chi parla di pensiero positivo, e soprattutto di chi lo promuove o lo sbandiera ai quattro venti, per trovare molte contraddizioni, pareri e opinioni divergenti, e ancor più spesso confusi.
In questa fase della mia vita ho ricevuto spesso l’invito a pensare positivo, ho ricevuto in dono libri sull’argomento e ho scelto di leggere molto su questa tematica. Lungi da me smentire Gandhi (Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri. / I tuoi pensieri diventano le tue parole. / Le tue parole diventano le tue azioni. / Le tue azioni diventano le tue abitudini. / Le tue abitudini diventano i tuoi valori. / I tuoi valori diventano il tuo destino). Né voglio mettere in discussione Bruce Lipton e la biologia delle credenze, o la fisica quantistica, o tutte le teorie scientifiche, psicologiche o metafisiche che i fautori del pensiero positivo portano a sostegno. Il web è pieno di spiegazioni, più o meno chiare, di queste teorie.
Però concordo appieno con Massimo Ferrario che, trattando l’argomento nel suo blog (http://masferrario.blogspot.it/2015/02/spilli-pensiero-positivo-e-pensiero.html) sottolinea come un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto non debba necessariamente essere visto come pieno o come vuoto, ma possa tranquillamente essere considerato mezzo pieno e mezzo vuoto.
Per farla breve: io credo nel pensiero positivo, a modo mio. E credo nella felicità come realtà quotidiana possibile.
Conosco persone che, per difficoltà emotiva, paura, o ragioni varie (tutte lecite) ha sempre fuggito ogni forma di intensa sofferenza, usando ogni strumento e mezzo possibile. Poi hanno scoperto che se non accetti di essere infelice non sai nemmeno essere felice: i sentimenti e le emozioni si atrofizzano.
Schiere di psicologi infantili sono pronti a dichiarare, e dimostrare, che se si impedisce a un bambino di soffrire, con paracaduti genitoriali di tutti i tipi o con coercizioni emotive del tipo “se tu sei infelice la mamma soffre moltissimo, quindi DEVI essere felice&quot;, ne verrà fuori un adulto profondamente infelice e devastato.
Le difficoltà e la sofferenza hanno un ruolo e un significato, inutile negarlo. E una notte passata a piangere per dolore, tristezza, paura, ha una sua profonda bellezza e umanità.
E allora dov’è il pensiero positivo?
Secondo me, fondamentalmente, il pensiero positivo è nella consapevolezza che ogni esperienza può arricchirci. E non mi riferisco a concetti religiosi.
Una delle frasi più significative è “non conta l’esperienza, ma ciò che ne facciamo”. Questo è pensiero positivo. Il dolore e la gioia derivanti dall’esperienza vanno metabolizzati, digeriti, collegati ad un quadro più ampio, acquisiti come esperimento e come bagaglio. Anche la gioia, certo!
Ma cos’ha a che fare tutto questo con l’azienda? Alla prossima puntata!]]></description>
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			<title>Attenti al ghetto!</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/attenti_al_ghetto_2801459.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Attenti al ghetto!</strong><br />Tranquilli, non sto facendo riferimento a questioni sociali, sociologiche, politiche o razziali, ma ad una modalità di verbalizzazione che personalmente identifico come ghettizzazione. È una modalità che riscontro sempre più frequentemente e che mi ha fatto molto riflettere, al punto di voler condividere le mie elucubrazioni.
Si comincia in tenera età, spesso da parte di genitori o insegnanti.

Sei davvero bravo a leggere e scrivere, eppure la matematica non è proprio la tua materia.
Ha preso tante caratteristiche dalla famiglia di mamma, peccato che in quella famiglia abbiano tutti delle brutte gambe.
Mi piace molto come disegni, però lascia stare lo sport.

Si continua da grandi, e accantoniamo l’età dell’adolescenza in cui eravamo tutti ipersensibili.

Come medico sei davvero eccezionale: dedicati a quello.
Quando si tratta di fare la grafica di una presentazione sei imbattibile. Ora lascia che ti aiuti per i contenuti.
Dammi qualche consiglio di cucina: tu cucini splendidamente. In cambio ti posso aiutare e mettere in ordine l’armadio.

Avete capito il meccanismo?
Si comincia facendo un apparente complimento, che magari è anche, ameno in parte, un sincero riconoscimento, e si continua evidenziando limiti, difetti e carenze.
Ho sentito, e subito, talmente tante volte frasi di questo tipo da essere allenata ad identificarle. Lo step successivo è stato, quando ero coinvolta per motivi professionali o chiamata a fare da arbitro in discussioni familiari, chiedere a chi riceveva questo tipo di considerazione come si sentiva.
La risposta è stata univoca: penso che voglia farmi un complimento, e non capisco perché, invece, mi dà fastidio, mi intristisce, mi irrita.
Ecco: io capisco perché.
La realtà è quell’apparente complimento specifica che sei bravo in qualche piccola cosa, ma decisamente incapace in altre. Il riconoscere l’abilità diventa una sostanziale ghettizzazione e sottintende, più o meno velatamente, limiti invalicabili.
Certo, tutti sappiamo che ci sono cose in cui siamo più abili, ma a nessuno piace sentirsi dire che ci sono cose che non sappiamo proprio fare e che non possiamo nemmeno imparare.
Personalmente ho imparato, avendo avuto a mia disposizione non pochi anni di esperienza, che ci sono cose che so fare, sempre con spazio di miglioramento, cose che non so fare e non mi interessa apprendere. Tutto il resto, ed è la maggioranza delle cose, appartiene alla categoria del non so fare e posso imparare.
Da un punto di vista educativo (genitori, insegnanti o capi verso i dipendenti) la ghettizzazione è devastante: demotiva e toglie spazio e potenziale di miglioramento.
La forma peggiore, secondo me, è quella del “fai pure questo, visto che sei bravo, ma chiedi a me per tutto il resto” (sottinteso: in tante altre cose io sono meglio).
Purtroppo è la forma più usata, anche tra amici o colleghi.
La definisco la modalità peggiore perché oltre a far danno a chi la subisce evidenzia una sottile forma di sadismo che dimostra un’insicurezza da parte di chi la usa.
Sottintende infatti che i meriti siano riconosciuti malvolentieri e che ogni riconoscimento di un punto di forza necessiti una compensazione semplicemente perché la persona che parla è terrorizzata da una possibile inferiorità. Ma se i rapporti umani vengono basati su una scala di superiore / inferiore, la vita diventa una crudele lotta per la supremazia.
Un merito, una capacità superiore alla nostra, va riconosciuto, magari si può tentare di copiare o chiedere di insegnare, non compensato da un demerito o appiattito vantando una capacità superiore in un altro campo.
Ed è anche inutile, da un punto di vista educativo, offrire un aiuto vantando un proprio merito. Solo gli aiuti richiesti sono davvero utili.
Quindi … attenti al ghetto! E, qualunque sia il ghetto, abbattiamolo!]]></description>
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		<item>
			<title>50. TING â&amp;euro;&amp;ldquo; Il crogiolo â&amp;euro;&amp;ldquo; Trasformazione positiva</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/50_ting_il_crogiolo_trasformazione_positiva_3009587.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>50. TING – Il crogiolo – Trasformazione positiva</strong><br />Il crogiolo, lo strumento di trasformazione del piombo in oro, è forse uno dei segni più positivi: ci sono cambiamenti, indica il concepimento e anche qualcosa di positivo inaspettato, un vero dono del cielo.
Dunque, se vi chiedete se fondare un’azienda e ottenete questo esagramma come risposta potete davvero stappare spumante.
Ci sono, però, alcune condizioni da rispettare, strategie da applicare.
Il crogiolo rappresenta anche il nutrimento, soprattutto spirituale, e la condivisione dei cibi: in termini aziendali significa lavorare in armonia con un gruppo di persone e avere una Vision che va al di là del mero business economico. È il trionfo del sogno condiviso, e richiede particolare cura, soprattutto verso la Vision condivisa, il pieno rispetto dell’ecologia, e la massima dedizione alla cultura di impresa
E il manager che ottiene questo responso? La risposta è nelle parole dell’immagine: “sistemando la sua posizione consolida il destino”. Si tratta dunque di individuare non un lavoro, ma il lavoro a cui è chiamato e svolgerlo guidando se stessi e la propria vita in armonia con il proprio destino.]]></description>
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		<item>
			<title>26. TA CCIU â&amp;euro;&amp;ldquo; La forza domatrice grande â&amp;euro;&amp;ldquo; Pubbliche relazioni</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/26_ta_cciu_la_forza_domatrice_grande_pubbliche_relazioni_2054196.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>26. TA CCIU – La forza domatrice grande – Pubbliche relazioni</strong><br />Il ventiseiesimo esagramma è quello del trionfo sul lavoro, del successo pubblico, plateale. Non sarà facile e non sarà immediato, ma sarà successo pieno.
Per il manager il suggerimento è quello di porsi obiettivi ambiziosi e frequentare gente, sviluppare relazioni. Per l’azienda si tratta di potenziare il reparto PR o far sì che tutte le funzioni curino le relazioni con clienti e fornitori.
In ogni caso serve perseveranza verso l’obiettivo e flessibilità nelle tattiche.
Tutto facile, dunque? Non proprio. Ho già segnalato che ci saranno ostacoli da superare, ma è anche molto importante (e spesso molto difficile) seguire la strategia segnalata dall’immagine: il saggio studia il passato e l’antico sapere per migliorare se stesso.
Non si tratta, però, solo di leggere L’arte della guerra, o di acquistare un testo tipo Seneca per il manager! Per il manager si tratta di acquisire vera saggezza e padronanza personale: elaborare le proprie esperienze personali e lavorative.
Per l’azienda, nel suo insieme, si tratta di andare alle radici, studiare case history, conoscere culture.
Le singole linee offrono suggerimenti su quali problemi affrontare e come superare le difficoltà. Così il nove all’inizio invita alla prudenza e suggerisce di attendere il momento propizio. Il nove al secondo posto avverte che non si può procedere ed è probabile una sconfitta: riparare i danni e raccogliere le forze.
Il nove al terzo posto suggerisce di allenarsi in ciò che si vuol fare o per imparare a difendersi. Cautela, perseveranza e obiettivi chiari.
Con il sei al quarto posto è invece bene ricordare che prevenire è meglio che curare.
Con il sei al quinto posto bisogna intervenire per evitare un pericolo, ricordando che trasformare un nemico in amico, un rischio in opportunità, un pericolo in alleato è sempre la via ottimale per il successo.
Infine il nove sopra annuncia che la via è libera, si giunge al successo.]]></description>
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		<item>
			<title>20. KUANN â&amp;euro;&amp;ldquo; La contemplazione â&amp;euro;&amp;ldquo; Il saggio illuminato</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/20_kuann_la_contemplazione_il_saggio_illuminato_2216246.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>20. KUANN – La contemplazione – Il saggio illuminato</strong><br />Un esagramma molto bello, di sicuro successo nel tempo, ma decisamente al di fuori dei clamori del mondo e degli affari. Si descrive un leader carismatico, molto più saggio e potente di quello descritto nel sedicesimo esagramma. Qui il saggio contempla il mondo, percorre le vie del mondo esterno per comprendere e le vie del mondo interno, in meditazione, per la piena consapevolezza di sé e di quei disegni divini di cui è conscio. Nei rapporti con il mondo non c’è trasmissione attiva degli insegnamenti da parte del saggio: insegna poiché viene preso a modello da quanto desiderano raggiungere la saggezza.
Rapportando il segno ai giorni nostri, abbiamo di fronte il Dalai Lama: è indubbiamente fonte di ispirazione anche per il manager o per lo statista, ma lui è oltre.
Se il ventesimo esagramma è il responso ad un manager che interroga per la sua carriera il suggerimento è quello di prendere le distanze, meditare, e non contare per il momento su un trionfale aumento di grado.
Se, invece, la domanda è relativa all’andamento di un business, o di una strategia da scegliere, probabilmente è opportuno studiare attentamente altri Paesi e altre culture in previsione di una possibile internazionalizzazione ma, attenzione, lo sviluppo del business è tutt’altro che certo.
Qui abbiamo un responso di profondità e di pazienza, e il successo è prevalentemente interiore, non economico.]]></description>
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		<item>
			<title>29. KKANN â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™abissale - Pericolo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/29_kkann_l_abissale_pericolo_3280183.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>29. KKANN – L’abissale - Pericolo</strong><br />Non è certo piacevole questo esagramma, eppure promette successo nelle attività una volta che si diventa interiormente padroni di se stessi.
Nel mondo del business possiamo identificare un manager profondamente onesto, virtuoso, saggio, che rischia di venir travolto da situazioni gravi, o un’azienda che stia combattendo con concorrenza sleale, mercato sfavorevole, liti interne.
Il pericolo è oggettivo.
L’esagramma 29 è uno dei segni doppi: sia il trigramma superiore che quello inferiore significano acqua. Noi non siamo pesci, l’acqua non è il nostro elemento, e acqua sopra e sotto rappresenta un pericolo.
Però il segno indica possibilità di successo, una volta usciti dal pericolo. La sentenza recita: “Se sei verace hai riuscita nel cuore, e quello che fai ha successo.”
Ma è l’immagine quella che più mi ha colpito: “L’acqua scorre ininterrottamente e arriva alla meta: L’immagine dell’abissale ripetuto. Così il nobile incede in durevole virtù, Ed esercita l’arte dell’insegnante.”
Così l’esagramma indica il modo per uscire dal pericolo. Quando si è travolti da una grande massa d’acqua in movimento non serve opporre resistenza, si finirebbe sicuramente per annegare. Bisogna lasciarsi trasportare dall’acqua, ricordandosi solo di emergere per respirare, e l’acqua stessa ci porterà fuori dal pericolo.]]></description>
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		<item>
			<title>40. HIE â&amp;euro;&amp;ldquo; La liberazione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/40_hie_la_liberazione_3284536.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>40. HIE – La liberazione</strong><br />Si comincia a vedere la luce.
Il quarantesimo esagramma è HIE, tradotto come &quot;la liberazione&quot;: è un segno di passaggio dal buio alla luce. L&#039;immagine del segno evoca il temporale, la pioggia che pulisce. Certo, poi arriva il sole, ma talvolta passare attraverso il temporale può anche creare timori.
Non tutto è concluso nel passaggio dai problemi alla loro soluzione, ma almeno possiamo muoverci e far qualcosa per migliorare. È quindi un esagramma impegnativo, ma, almeno secondo me, estremamente positivo.
Il trionfo possibile non va forzato, la fortuna non va sfruttata ed esibita.
Il rischio è quello di sentirsi trionfanti ed eccedere: non bisogna né avere fretta né limitarsi a risolvere i problemi principali, ma con calma affrontare anche le piccole cose. E tutto questo va fatto nel modo corretto: non colpevolizzare nessuno, perdonare, ed essere consapevoli che anche un passaggio positivo come questo comporta un cambiamento, che va accettato.
Per molti aspetti questo può essere identificato come l’esagramma del perdono. Si chiude un periodo negativo e si inizia un periodo di possibile espansione.
Nell’ottica professionale è un fortissimo avviso a non dare la caccia al colpevole in azienda: sarebbe una caccia alle streghe con danno per tutti. È anche un invito a risolvere tutti i problemi, sciogliere con pazienza tutti i nodi e non limitarsi a ciò che sembra prioritario.]]></description>
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		<item>
			<title>Il pensiero positivo, la vita e lâ&amp;euro;™azienda 2° parte</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/il_pensiero_positivo_la_vita_e_l_azienda_2_parte_1959740.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il pensiero positivo, la vita e l’azienda 2° parte</strong><br />Il dolore e la gioia derivanti dall’esperienza vanno metabolizzati, digeriti, collegati ad un quadro più ampio, acquisiti come esperimento e come bagaglio. Anche la gioia, certo!

È arrivato quindi il momento di collegare tutto questo all’azienda. Non alla vita lavorativa del singolo, che ovviamente segue gli stessi canoni, ma all’azienda come struttura, insieme di individui, impresa.
Ci sono aziende che si definiscono ottimiste perché raccontano sempre che “tutto va bene”. Lo raccontano ai manager, ai dipendenti, agli stakeholder.
Ci sono aziende dove i manager sono bravissimi a guardare solo il positivo, soprattutto se si tratta di aspetti gestiti da loro. “è vero, abbiamo perso il 10% di fatturato rispetto allo scorso anno, ma abbiamo aumentato i clienti del 2%!&quot;
Non si tratta di pensiero positivo, ma spesso di sciocche convenzioni aziendali motivate dal fatto che nessuno vuole problemi. Poi, quando i problemi diventano innegabili, si gioca a cercare di dar la colpa a qualcun altro.
Se “ciò che conta non è l’esperienza, ma ciò che ne facciamo” significa che questa frase deve avere un profondo significato anche nel mondo del business. E di questo non ho dubbi, anche considerando che proprio questa frase si trova anche in uno degli ultimi libri di Otto Scharmer, uno dei guru del management di questi anni.
L’azienda che segue il pensiero positivo, secondo ciò che intendo io, non ha paura di sbagliare, e tanto meno di avventurarsi in nuove esperienze. E se i risultati non sono quelli sognati, lo riconosce, lo esamina, impara dagli errori, senza cercare colpevoli. Metabolizza l’esperienza.
Se l’impresa ottiene il successo, non si crogiola, i manager non perdono tempo ad accaparrarsi i meriti, ma valuta l’esperienza identificandone le conseguenze, cercando ciò che potrà essere riproducibile e ciò che può essere perfettibile.
Ma, per tornare al pensiero positivo e chiudere il cerchio, è davvero credibile che questo modo di vedere l’ottimismo sia più costruttivo rispetto a ciò che viene abitualmente scritto sul pensiero positivo?
Cominciamo col dire che non tutti sono capaci di sentirsi al centro del mondo, o padroni del mondo, come invece sottintendono certe teorie (fortunatamente non tutte). Poi, per quanto uno possa credere di essere realmente l’artefice di tutto ciò che gli accade, davanti ad un grande dolore o ad una diagnosi di malattia grave non aiuta ripetersi di essersela procurata: il senso di colpa è sempre un pessimo compagno.
In azienda queste considerazioni valgono ancora di più: è fondamentale andare avanti, imparare, crescere, sperimentare.
Non sempre e non per sempre si vince con la convinzione di essere i migliori del mondo. Spesso si ottiene di più, e più a lungo termine, migliorando e migliorandosi un pochino ogni giorno, ma per farlo bisogna vedere il bicchiere com’è, mezzo pieno e mezzo vuoto, e continuare a riempirlo. Magari goccia a goccia.]]></description>
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		<item>
			<title>Lâ&amp;euro;™I Ching nel mondo del business</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/l_i_ching_nel_mondo_del_business_1708355.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’I Ching nel mondo del business</strong><br />Quasi tutti i manager conoscono, o almeno hanno sentito parlare, del testo L’arte della guerra. Alcuni l’hanno studiato a fondo, molti ne hanno letto alcune parti, l’hanno applicato o almeno ne hanno tratto alcuni spunti.
Pochi sanno che L’arte della guerra trae spunto dall’I Ching.
Tra gli elementi più utili ed interessanti de L’arte della guerra da applicare nel mondo del business vengono citati, generalmente, la profonda differenza tra strategia e tattica, l’importanza di non devastare i territori e i popoli conquistati (aziende e personale) affinché diventino risorse disponibili per ulteriori espansioni, il ruolo motivazionale e gestionale del generale, …
Tutto utile e valido, indubbiamente. Ma qualcosa è cambiato, sta cambiando o dovrebbe cambiare.
Siamo in tempi di globalizzazione, strategia oceano blu, reti di impresa, cooperative, associazioni … Il mondo è diventato più piccolo. Se vediamo il mondo, e i vicini, come spazio di conquista siamo destinati al totale fallimento come società umana. L’ecologia non è più un lusso di pochi lunatici entusiasti, ma un’assoluta necessità per evitare l’estinzione.
Le nuove teorie del management, ciò che viene definito management 4.0, a partire dalle cinque discipline di Senge, ci raccontano e ci raccomandano che … un altro mondo è possibile. Un mondo di business, certo, di sviluppo anche economico, di aziende e di manager di successo, ma dove il principio ispiratore non sia la guerra e la conquista di aziende, popoli, territori.
Il lean management ci parla di riorganizzazione, eliminazione degli sprechi. La servant leadership ci racconta di un governo al servizio del bene comune. La conquista si è spostata dal senso orizzontale di espansione al senso verticale di profondità, conquista del cuore umano, prima di tutto il proprio. La fisica quantistica ha dato una nuova dimensione anche alla gestione del business, delle aziende e delle persone.
Per questa nuova managerialità, per chi ritiene che un altro mondo è possibile e desidera costruirlo, l’I Ching offre supporto e suggerimenti, ampliando lo spazio di pensiero e di manovra oltre la guerra, pur accettandola come possibile strumento temporaneo.
C’è molto di più.
L’I Ching offre numerose strategie diverse. Possiamo leggere quelle strategie in chiave individuale, ma possiamo spostare la chiave di lettura orientandoci sulla strategia e sulle tattiche da applicare al mondo degli affari.
Possiamo anche andare oltre.
Ad ogni esagramma l’I Ching mette in evidenza le leggi di natura, i suggerimenti per colui che è saggio e le modalità di comportamento. Tutto ciò può essere interpretato come modalità di leadership da acquisire, sviluppare e applicare in un preciso momento e con un preciso scopo, secondo il concetto che il vero leader sa essere flessibile.
Inoltre molte indicazione possono essere lette come modalità di gestione delle persone che con cui abbiamo a che fare in azienda: capi, collaboratori, colleghi, dipendenti …
Le sfumature e le possibilità di interpretazione sono davvero moltissime.
Il Libro dei mutamenti può quindi essere un ottimo supporto per il manager di oggi, per colui che non desidera combattere o conquistare sempre e comunque, ma vuole ottenere risultati per sé e per la propria azienda e che vuole migliorare, costantemente, se stesso e il mondo che lo circonda, azienda compresa.
Una saggezza antica al servizio di una società nuova. ]]></description>
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			<title>Non esistono teorie valide e teorie sbagliate â&amp;euro;¦</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/non_esistono_teorie_valide_e_teorie_sbagliate_2384459.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Non esistono teorie valide e teorie sbagliate …</strong><br />Su Youtube c’è un bel video, di pochi minuti, di Julio Velasco il cui titolo è “non esistono cose facili o difficili, esiste quello che so fare o che non so fare”
Sempre su Youtube, cazzeggiando perché avevo poca voglia di lavorare, ho trovato un video, altrettanto breve: 
&quot;10 teorie sulla leadership in 5 minuti”
E da qui partono le riflessioni. 
Recentemente ho letto le dichiarazioni del capo dell’Enel, che afferma con veemenza come una grande azienda debba essere gestita con la paura, generando terrore, soprattutto quando si vogliono apportare cambiamenti. Aberrante! Leggere le sue dichiarazioni è sì, almeno per me, terrificante. Contrario ad ogni valore etico o morale che sento mio. Eppure devo ammettere che questa teoria funziona: l’ho vista funzionare e ottenere risultati. 
Ed eccomi dunque con una discriminante per la scelta del modello da applicare: l’etica. 
C’è altro? Sì: la coerenza. Per sapere se un modello, o una strategia, funziona bisogna applicarlo con coerenza e valutarlo con altrettanta coerenza. 
Ricordo ancora la prima azienda in cui ho lavorato. Avevo uno stipendio basso, ma premi alti, legati al raggiungimento di specifici obiettivi. Un anno, dopo aver concordato gli obiettivi e averli raggiunti per diversi mesi, l’amministratore delegato mi chiese di cambiare ruolo, assumendomi la responsabilità di un diverso settore dell’azienda. Chiesi di rivedere gli obiettivi. Mi disse “non ho tempo ora, ma hai la mia parola che, almeno per i prossimi tre mesi, avrai il premio anche se non ci fossero i risultati attesi”. Non ebbi il coraggio di mettere in dubbio la sua parola. Due mesi dopo trovai nel cedolino una trattenuta per “mancato raggiungimento obiettivi”. Gli dissi due parole, e naturalmente la colpa era dell’impiegata che faceva i conti degli stipendi, e un mese dopo me ne andai. Ancora oggi non credo fosse in malafede: si era semplicemente comportato come tanti che cambiano idea a metà strada e non pensano alle conseguenze. C’è chi si pone come obiettivo l’aumento del fatturato e poi valuta il raggiungimento dell’obiettivo sull’incremento del numero di ordini. Anche questa è storia vissuta.
E poi?
Ci sono bellissime teorie sulla gestione del business, delle persone, sulle strategie, sulla leadership. Sinceramente, non credo che una teoria sia migliore di un’altra, o almeno non sempre. Già, perché la teoria che si applica dovrebbe essere adeguata alla situazione.
Nella realtà, invece, tendiamo ad applicare sempre la teoria che “ci piace di più”. Scegliamo sempre la stessa modalità, lo stesso modello. A volte perché si è rivelato efficace precedentemente, a volte perché è affine al nostro modo di sentire o di vivere, a volte perché ci viene spontaneo. E quando non funziona più siamo davvero nel guano.
Nulla di strano: lo facciamo anche nella vita.
Però, parallelamente, spendiamo soldi e tempo per rimanere aggiornati sulle ultime teorie o frequentare il costosissimo corso del guru del momento.
Il grande vantaggio che ho avuto, nei miei trent’anni di marketing strategico e management aziendale, è stata la passione per l’I Ching, l’antico libro dei mutamenti. Come racconto nel mio ultimo libro Volontà e Destino – l’I Ching come mentore nella vita quotidiana, la consultazione permette di spaziare tra molte diverse strategie di azione e di gestione. A noi, poi, la scelta se applicarle o no, ma almeno possiamo trovare un po’ di fantasia. ]]></description>
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			<title>Lâ&amp;euro;™I Ching e i problemi di lavoro</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/l_i_ching_e_i_problemi_di_lavoro_3275083.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’I Ching e i problemi di lavoro</strong><br />Come sempre, l’incontro inizia con espressioni e desideri generici: non mi trovo più bene in azienda, mi sento demotivato, non mi diverto più sul lavoro, vorrei cambiare azienda…
Le ragioni per interrogare il Libro dei mutamento nell’area professionale sembrano molto diverse tra loro, e talvolta lo sono, ma non sempre.
Quello che ti racconto oggi è uno scenario che incontro sempre più di frequente, e su cui vorrei farti riflettere.
Man mano che definiamo la domanda da porre si manifestano sempre più chiaramente i desideri, le difficoltà, gli obiettivi e, naturalmente, i percorsi si differenziano. 
Poi si pone la domanda, si ottiene un responso. 
L’I Ching risponde, sempre, ed ogni responso contiene molte informazioni, sfumature, consigli, soprattutto consigli.
 Un’interrogazione del Libro dei mutamenti non dovrebbe mai terminare senza quello che oggi è definito “call to action”.
Leggendo, interpretando, cercando le parole e le sfumature, si deve tener conto di moltissimi fattori, ma non voglio annoiarti. Però è proprio qui che ho sempre più spesso delle sorprese.
Già, trovo segnali che indicano come il reale problema non sia nel lavoro in sé, non in quello specifico motivo che induce a consultare l’I Ching. Sempre più frequentemente emergono difficoltà di equilibrio tra lavoro e vita, crisi da aspettative. In pratica la problematica professionale è la parte più evidente, o più accettabile, di altri aspetti.
E, sempre più spesso, mi trovo a dipanare insoddisfazioni complesse e, in parte, poco esplorate.]]></description>
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			<title>Lâ&amp;euro;™I Ching e lâ&amp;euro;™analisi SWOT</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/l_i_ching_e_l_analisi_swot_3119436.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’I Ching e l’analisi SWOT</strong><br />Si tratta di esaminare i punti di forza (Strength) e di debolezza (Weakness) del prodotto e le opportunità (Opportunity) e i problemi (Threat) del mercato.
La prima cosa da dire, che a che fare solo marginalmente con l’I Ching, è che sono sempre di più a sostenere (e tra questi mi ci metto anch’io) è che è molto più utile partire dal mercato e non dal prodotto: quindi l’analisi dovrebbe essere OTSW!
Ma questi sono “dettagli” tecnici, anche se importanti dal punto di vista concettuale.
Avete mai pensato di poter affrontare un’analisi SWOT con il supporto dell’I Ching? Io, ovviamente, ci ho provato molte volte, ottenendo un notevole aiuto proprio per quanto riguarda le opportunità e i problemi, mentre trovare supporto per l’analisi dei punti di forza e di debolezza un po’ più complesso.
Identificare se il mercato è favorevole o si oppone al nostro business crea spesso problemi: gli ottimisti vedono tutto il positivo, i pessimisti si concentrano sulle difficoltà. Chi è innamorato del proprio prodotto sottovaluta le possibili complicazioni, mentre chi nutre qualche perplessità ingigantisce le incognite.
Inoltre è tutt’altro che raro trovarsi in una situazione del tipo: il prodotto è valido, persino innovativo, ci sono pochi concorrenti e decisamente inferiori al nostro prodotto, otteniamo gli investimenti… eppure qualcosa non funziona. Poi, magari qualche mese o qualche anno dopo, qualcuno scopiazza il nostro prodotto e ha un successo clamoroso. 
Fa arrabbiare, vero? Eppure capita, e non è neanche tanto raro.
Comprendere il mercato e calcolarne bene i tempi è una delle cose più difficili, ma è proprio su questo che il libro dei mutamenti ci offre un prezioso aiuto.
Se nel responso abbiamo linee mobili possiamo trovare indicazioni utilissime. Infatti la prima linea, quella “all’inizio” ci parla dell’ambiente, del mondo esterno, e persino dei tempi in cui l’azione è favorevole o sfavorevole.
Qualche esempio?
1. KIENN - Il creativo Il nove all’inizio avverte che non è ancora giunto il tempo di agire.
2. KKUNN - Il ricettivo Il sei all’inizio avvisa: bisogna osservare attentamente perché è possibile vedere i primi segni di decadenza e agire rapidamente per evitare pericoli.
3. CIUNN - La difficoltà iniziale Il nove all’inizio indica difficoltà: è indispensabile costruire basi solide.
5. SÜ - L’attesa Il sei all’inizio annuncia un rischio su cui è impossibile agire. Meglio limitarsi a far al meglio il proprio lavoro.
7. SCÏ - L’esercito Il sei all’inizio invita ad un’attenta pianificazione e ad avere estrema cura nello scegliere sede e programma per le riunioni.
11. TTAI - La pace Il nove all’inizio indica un team tra pari, capace di fare un ottimo lavoro.
54. KUI ME - La ragazza che va sposa Il nove all’inizio indica che, nonostante tutto, il momento è positivo e comportandosi con modestia si può trovare spazio, pur rivestendo un ruolo secondario.
Buon lavoro]]></description>
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			<title>53. TSIENN â&amp;euro;&amp;ldquo; Lo sviluppo â&amp;euro;&amp;ldquo; Lenta e potente crescita</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/53_tsienn_lo_sviluppo_lenta_e_potente_crescita_3130958.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>53. TSIENN – Lo sviluppo – Lenta e potente crescita</strong><br />L’immagine dell’esagramma è un grande albero che cresce in cima ad una montagna e allo stesso modo crescono affari e carriera.
Un grande albero cresce lentamente, quindi l’indicazione è di avere pazienza e costanza, dimenticando il tutto-e-subito che caratterizza i nostri tempi. Ci potranno essere difficoltà lungo il cammino, ma i risultati saranno eccellenti, e imponenti: un grande albero in cima alla montagna cambia il paesaggio circostante, così questo esagramma simboleggia la possibilità di lasciare un’impronta nel mondo.
Il segno parla, in particolare, della chiusura dei contratti e raccomanda di espletare con calma tutte le formalità necessarie affinché l’accodo possa concludersi e possa poi funzionare nel tempo.
Le linee mobili, se ci sono, danno avvertimenti specifici, come sempre, ma se questo è l’esagramma di mutamento, o se compare senza linee mobili, c’è di che essere soddisfatti, e rimboccarsi le maniche.]]></description>
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			<title>Le soft skill dimenticate</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/le_soft_skill_dimenticate_2043983.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Le soft skill dimenticate</strong><br />Il mondo del lavoro chiede ancora competenze di analisi, e infatti ci sono corsi che insegnano a farlo. Eppure … vi è mai capitato di assistere, o di partecipare, ad una riunione in cui si analizza, ad esempio, perché il lancio di un prodotto è andato bene o è andato male? O di leggere relazioni su questi argomenti?
È imperativo dire solo quello che è conforme al pensiero comune in azienda, quando non diventa imperativo assimilarsi al pensiero del capo. Però più o meno tutti sanno che non si usa più cercare i colpevoli, quindi si assiste a strani giri di parole (e di pensiero) da far invidia ai Brooks Brothers dell’ormai mitologico film: alla fine sono state le cavallette. Per non cercare i colpevoli si evita di esaminare gli errori. Peccato che siano due cose completamente diverse.
Non c’è ricerca del colpevole nel dire, ad esempio, che il proprio reparto ha sottovalutato l’impatto di un concorrente, o che la produzione ha sottostimato i tempi tecnici e vorremmo scoprire perché è avvenuto, per non ripetere l’errore la prossima volta, così al prossimo lancio di prodotto potremo fare errori diversi.
Ma il problema non è esattamente quello descritto.
Ciò che viene abitualmente evitato è di esporsi, quindi di pensare e parlare dal profondo dell’anima.
I vecchi imprenditori che hanno determinato il boom economico italiano erano un po’ rozzi, forse, ma pienamente sinceri. Ora si applica l’apparente piena sincerità solo all’urlo demagogico della politica. Eppure si può parlare con l’anima senza urlare, anzi, la parte più profonda di noi argomenta sottovoce.
Lo sputtanamento è forse la cosa più temuta al giorno d’oggi. Così siamo tutti felici e pieni di successo, oppure lamentosi senza costrutto, a scelta, ma evitiamo accuratamente di sputtanarci.
Non contenti di trattenere parole, tratteniamo pensieri ed emozioni, spostando la parte emozionale ed emotiva della nostra vita su qualcosa che non può sputtanarci, come la squadra del cuore. E se ci pensiamo bene non è strano che le patologie più frequenti nei manager siano la gastrite, il reflusso (e ogni sera, a cena, mi tocca sentire i problemi di Paolo e Marco che si ritrovano uno stomaco che fa schifo), la disidrosi cutanea causata da eccessivi lavaggi (forse, a giudicare dalla metropolitana, la gente si preoccupa poco delle ascelle, ma tenta disperatamente di lavarsi l’anima con i più disparati detergenti). Per non parlare di Activia, ma quello sembra essere un problema femminile …
Pensateci bene: se in una ricerca di candidati, per qualunque tipo di attività, fosse inclusa come skill richiesta l’onestà di pensiero e di azioni, non pensereste ad una falsa ricerca?
Eppure cominciano ad esserci numerose segnalazioni che il manager che sa andare nel profondo del suo cuore, della suo cervello, della sua anima, e ne trae pensieri, parole e idee, riesce ad essere più felice, più innovativo e ad avere maggiore successo. OK, sono tutti input che arrivano dall’estero. Ma io non dispero.]]></description>
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			<title>49. KO â&amp;euro;&amp;ldquo; Il sovvertimento â&amp;euro;&amp;ldquo; La rivoluzione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/49_ko_il_sovvertimento_la_rivoluzione_3285585.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>49. KO – Il sovvertimento – La rivoluzione</strong><br />Nel mio viaggio attraverso gli esagrammi dell’I Ching interpretati per il manager e la gestione del business ho lasciato per ultimo l’esagramma 49: la rivoluzione.
Pronti a rivoluzionare la vostra vita, o l’intera organizzazione aziendale?
Spero di sì, perché è quello che vi tocca fare se ottenete questo esagramma come responso.
Il segno fa riferimento alla muda: quando gli animali cambiano pelle. Non c’è possibilità di scelta, quando la natura stabilisce che è il momento della muda: si tratta di cambiare pelle per continuare a vivere, per poter crescere. Così è per gli essere umani o per le organizzazioni quando giunge il tempo. Pensando alla muda degli animali risulta ovvio che un cambiamento così importante non può essere fatto per mero desiderio di cambiamento, ma solo quando è necessario, quando è il momento giusto per farlo. Ed è altrettanto ovvio che il cambiamento non possa essere fatto in fretta: tutto l’organismo si prepara, prima e si assesta poi: la muda vera e propria è solo un passaggio del complesso processo di crescita.
La sentenza, l’immagine e ogni singola linea mobile contengono istruzioni per far sì che la necessaria rivoluzione sia positiva, consapevole e coinvolgente per tutte le parti coinvolte. Se penso a tutte le volte in cui ho assistito o partecipato a cambiamenti strutturali in azienda mi rendo conto che, troppo spesso, ben poche di queste indicazioni fanno parte della realtà.
Il cambiamento va fatto quando è il momento, deve avere come obiettivo il bene comune ed essere scevro da motivazioni egoistiche, deve essere gestito da chi ne ha l’autorità, ma soprattutto da chi gode della piena fiducia del popolo. Chi gestisce il cambiamento, poi, deve essere in grado di affrontarlo ordinatamente, pezzo per pezzo, con calma: ciò che agli altri sembrerà caos deve essere per lui un disegno ordinato e preciso.
Si tratta di una rivoluzione, e nella vita del singolo è un sovvertimento totale. È un segno lungo, che richiede estrema attenzione: tale cambiamento non va preso alla leggera. È ovvio che sia complesso e non scevro da difficoltà e conflitti, ma si tratta di una cambiamento che segue le leggi di natura, quindi positivo.
Una informazione essenziale, soprattutto se siete uno di quei manager che arrivano al potere in una nuova azienda e si pongono come artefici della rivoluzione aziendale. Non tutti sono autorizzati a fare mutamenti sociali o organizzativi: chi li compie deve avere la piena fiducia del popolo e agire solo per il bene comune, scevro da ogni vantaggio personale e da ogni pensiero egoistico.
La nemesi per gli egoisti, come sempre racconta l’I Ching, esiste!]]></description>
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			<title>61. CIUNG FU â&amp;euro;&amp;ldquo; La veracità intrinseca â&amp;euro;&amp;ldquo; Padronanza personale</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/61_ciung_fu_la_veracita_intrinseca_padronanza_personale_2700628.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>61. CIUNG FU – La veracità intrinseca – Padronanza personale</strong><br />Cominciamo col dire che il responso è indubbiamente positivo e di lunga durata.
Alcuni testi traducono “veracità intrinseca” come sincerità interiore o come potere dell’intuito, io ho scelto “padronanza personale” come riferimento ad una delle cinque discipline citate da Senge, ma avrei potuto parimenti far riferimento alla “presenza”, intesa come quell’insieme di caratteristiche e dito personali propugnate dal Presencing Institute di Otto Scharmer.
In termini aziendali, chi meglio rappresenta questo esagramma sono i grandi imprenditori illuminati, come Adriano Olivetti.
A questo esagramma si attribuiscono qualità e valori come coscienza, ascolto, onestà, interiorità, consapevolezza, comprensione di sé e degli altri, saggezza, equità, carisma, visione globale, e molto altro. Chi persegue e sviluppa tutto ciò è capace di influenzare il mondo e ottiene potere sugli altri, ma se il suo potere viene esercitato per scopi egoistici verrà dannato, scatenerà nemesi e autodistruzione.
In termini meno aulici, l’esagramma rappresenta un corretto rapporto tra datore di lavoro, dominante, giusto e gentile, e il dipendente, dinamico e positivo, ma si tratta del livello più alto della collaborazione e della consapevolezza da entrambe le parti.
E il segno promette grandi successi in grandi imprese.]]></description>
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		<item>
			<title>Parole, parole, parole</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/parole_parole_parole_2286677.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Parole, parole, parole</strong><br />Fiumi di inchiostro, metaforico, sono stati spesi, recentemente, sul termine petaloso, inventato da un bambino, accettato dall’Accademia della Crusca, garantito da sponsor importanti. Ma non dimentichiamo, mai, che petaloso segue la scia del biscotto inzupposo di Banderas che oggi è sì appesantito (per forza: con tutti i biscotti, brioche e panini che ingoia!) e decisamente invecchiato, ma considerando che nemmeno io sono di primo pelo, e lo ricordo ben più giovane e affascinante, quell’inzupposo fa inevitabilmente sogghignare, o sognare, dipende.
Passando ad argomenti più seri, ma sempre legati alle parole, vorrei citare il recente dossier Neuroscienze de Il corriere della sera: La lingua che parliamo influenza la personalità e modella il cervello, in cui si racconta come la lingua madre condizioni molti aspetti della nostra personalità e come la conoscenza di più lingue, meglio se sotto forma di biliguismo, allarghi la visione del mondo e ritardi l’invecchiamento. Vi rimando all’articolo, e consiglio di leggerlo: è interessante.
Interessante, ma non stravolgente, almeno per chi, come me, si interessa da anni alle parole. Modificare il proprio linguaggio modifica il pensiero e, in definitiva, la vita. Non è una novità. Fellini affermò: Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita, e da questa frase io stessa ho tratto il titolo di un articolo su questo stesso sito Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita. Sei d’accordo?
Le mie riflessioni di oggi sono però da ricondursi ad altro, sempre nell’ambito del linguaggio. Ho appena terminato di leggere un possibile contratto di collaborazione, che dovrei firmare. L’ho letto cinque volte. Ancora sono incerta su alcune clausole. Potete sicuramente pensare che il mio QI non sia adeguato, o che la chemioterapia mi abbia danneggiato i neuroni, e potete anche alzare le spalle dicendo che si sa, il linguaggio legale è sempre complesso. Ma io devo apporre una firma, vincolante.
Ho tentato di seguire, nelle scorse settimane, le sottigliezze per comprendere le diatribe della legge Cirinnà e andare al di là della mia semplice, semplicistica e banale opinione: sono favorevole alle adozioni, alla stepchild adoption, non capisco perché le unioni civili debbano riguardare solo i gay, mentre gli eterosessuali si devono per forza sposare per acquisire alcuni diritti elementari. Sono anche contraria all’utero in affitto (i bambini non sono merce da vendere e acquistare), e non riesco assolutamente a capire cosa c’entra la stepchild adoption con l’utero in affitto. Ma, al di là delle opinioni personali, ho fatto davvero fatica a capire cosa diceva la legge. Lo so, siamo ancora in ballo con il linguaggio legale.
Cambio argomento, quasi. Da tempo i miei nipoti ridono poiché rifiuto, nei messaggi telefonici, di scrivere anke, o di usare sigle strampalate. Sono stata punita: il destino, crudele, mi obbliga a districarmi con abbreviazioni che ricevo da una delle mie più care amiche: lei parla molte lingue, ma non l’italiano e, tanto per banalizzare, How r u? è evidentemente ciò che mi merito.
Siamo pieni … anzi: zuppi di neologismi, discorsi infarciti di termini stranieri, molti dei quali ripetuti malamente … Come dimenticare il fine tubing pronunciato, anni fa, da un capo area in sostituzione del fine tuning strausato dal direttore vendite?
Per molti il “parlare difficile” o usare termini tecnici è la modalità più frequente con cui ci si sente colti, saputi, superiori.
Negli anni ’60 illustri scrittori e registi hanno fatto dell’incomunicabilità il loro strumento di successo. Oggi non è più argomento per libri o film: è un dato di fatto e, per molti, evidente motivo di orgoglio.
Eppure se il linguaggio che usiamo modella il cervello siamo inesorabilmente avviati verso la solitudine del neurone, l’unico che riuscirà a sopravvivere alla nostra pochezza linguistica.
Mi consola, e molto, il bel libro A scuola di futuro, di Daniel Goleman e Peter Senge, pubblicato recentemente in italiano. Due “grandi”, due persone famose, importanti, hanno scritto a quattro mani un libro sull’educazione, argomento complesso e controverso. Eppure ho letto, e capito, quasi metà del libro leggendolo nella sala d’attesa del mio medico di base. Perché è scritto meravigliosamente. Perché, parafrasando una famosa frase di Einstein, se hai veramente capito qualcosa, sei in grado di spiegarlo anche alla nonna.]]></description>
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		<item>
			<title>8. PI - La solidarietà - Associarsi</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/8_pi_la_solidarieta_associarsi_1917529.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>8. PI - La solidarietà - Associarsi</strong><br />PI, la solidarietà, è il segno della collaborazione, dell’associazione, della cooperazione: l’unione fa la forza. Eppure anche queste sono parole che non esprimono appieno l’importanza del responso.
Si parla di unione basata su sincerità e onestà, si parla di un capo, nucleo centrale dell’unione, che accoglie e di dipendenti che partecipano dimenticando gli egoismi, si esemplifica l’unione richiamando il rapporto di solidarietà che esiste (o, meglio, dovrebbe esistere) tra madre e figlia. Ma sappiamo bene quanto le associazioni siano poi litigiose, quanto le cooperative o le reti di impresa crollino alla prima difficoltà, quanto le teoriche collaborazioni finiscano per essere imposizioni di qualcuno e sacrifici di altri. Il libro dei mutamenti afferma “per unirsi le persone hanno bisogno di un centro” e, ancora, “scruta l’oracolo ancora una volta” per sapere se possiedi le caratteristiche necessarie per diventare centro: “sublimità, durata e perseveranza”, e se non puoi essere nucleo tu stesso, aggregati ad un nucleo esistente.
Difficile penetrare oltre la cortina delle parole per giungere a comprenderne l’essenza. Eppure, a distanza di cinquemila anni, sono proprio i termini delle più moderne teorie di management che ci possono aiutare. L’I Ching, sempre attuale ma con esempi connaturati all’epoca in cui è stato scritto, fa riferimento al sovrano, e molti lo trasferiscono nel moderno concetto di capo, ma non è così. La metafora del sovrano di allora è oggi traducibile con la Vision, e il capo è, parafrasando Antoine di Saint Exupery, colui che, volendo costruire una nave, non raduna uomini per raccogliere il legno, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito.
Se pensiamo al nucleo che tiene unite le persone non come ad un individuo, ma come una vision, allora, secondo me, tutto diventa più chiaro. Chi ha una vision potente funge da magnete e attrae inesorabilmente gli altri.
C’è qualcosa di più potente della vision, ed è la vision condivisa. Per comprenderla prendo a prestito le parole di Peter Senge: Una visione condivisa non è un’idea. Non è nemmeno un’idea importante come la libertà. Essa è piuttosto una forza nei cuori delle persone, una forza che ha una potenza impressionante. Può essere ispirata da un’idea, ma una volta che va oltre – se è abbastanza avvincente da acquisire il sostegno di più di una persona – non è più un’astrazione. È tangibile. Le persone cominciano a vederla come se essa esistesse.]]></description>
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		<item>
			<title>63. KI TSI â&amp;euro;&amp;ldquo; Dopo il compimento â&amp;euro;&amp;ldquo; Obiettivo raggiunto</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/63_ki_tsi_dopo_il_compimento_obiettivo_raggiunto_3265373.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>63. KI TSI – Dopo il compimento – Obiettivo raggiunto</strong><br />L’esagramma 63 indica chiaramente che si è raggiunto l’obiettivo, eppure il responso è solo parzialmente favorevole.
Secondo la filosofia dell’I Ching, al raggiungimento dell’obiettivo corrisponde il culmine e, in base al concetto di ciclicità delle cose, poi può seguire solo il declino.
Pensate, ad esempio, al classico grafico del ciclo di vita di un prodotto: ad un certo punto la fase di crescita, ad esempio della quota di mercato, raggiunge il culmine. Da qui possiamo entrare nella fase stazionaria, di mantenimento, subire il declino o (se si è in grado, e le condizioni sono favorevoli) far partire una nuova fase di crescita.
Il libro dei mutamenti, con questo esagramma, avverte che, ottenuto il traguardo prefissato, viene a cadere quella spinta emotiva propulsiva che ha portato al raggiungimento della meta. Ora bisogna curare i dettagli, ottimizzarli e effettuare un serio e rigoroso monitoraggio delle piccole cose e una costante messa a punto delle attività e dei progetti.
Forse è meno stimolante e meno entusiasmante che correre alla meta, darsi da fare in vista di un traguardo desiderato o, anche, fare progetti e sogni ad occhi aperti, ma ciò che suggerisce questo esagramma è importante e, con le linee mobili, evidenzia anche a quali aspetti prestare maggiore attenzione.]]></description>
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			<title>32. HONG - La durata â&amp;euro;&amp;ldquo; Stabilità</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/32_hong_la_durata_stabilita_2835297.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>32. HONG - La durata – Stabilità</strong><br />Si tratta di è un esagramma di lunga durata, che un certo senso simboleggia anche il lavoro a tempo indeterminato e una buona carriera.
Racconta di alti e bassi, esattamente come avviene nella vita, ma anche di obiettivi raggiunti nel tempo, e fornisce suggerimenti estremamente utili.
L’esagramma 32 promette quindi il successo, il raggiungimento dell’obiettivo, ma ovviamente non si tratta di sedersi ad aspettare un trionfo, per quanto assicurato.
Ottenendo l’esagramma 32 come responso è necessaria la totale chiarezza dell’obiettivo da raggiungere ed è ancor più indispensabile definire la strategia da adottare. Poi … la vita stessa è cambiamento costante, quindi la strategia deve rimanere fissa, come una via ben segnalata, ma bisogna saper essere estremamente flessibili nelle tattiche, che si adeguano al momento contingente.
Il risultato arriverà, sia che la domanda sia stata posta da un manager per motivi personali, sia se il quesito riguardava uno specifico business o un’azienda. Tuttavia dovete prevedere tempi abbastanza lunghi: però avete il conforto che anche il successo ottenuto sarà durevole e solido.
Costanza è la parola d’ordine, adattamento e flessibilità il segreto del successo.]]></description>
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			<title>Globalizzazione o sistema integrato?</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/globalizzazione_o_sistema_integrato_2094433.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Globalizzazione o sistema integrato?</strong><br />Secondo il dizionario di italiano il termine globalizzazione è sinonimo di integrazione e di espansione, eppure se ci guardiamo attorno diventa abbastanza palese che nella globalizzazione economica in atto non è minimamente compresa l’accezione di “integrazione”.
In Italia, da molti anni, è stato applicato un sistema di sviluppo copiato pari pari da altri Paesi, senza tener in alcun conto le nostre peculiarità.
Personalmente ho molte perplessità sul sistema di valutazione della ricchezza di un Paese, il famigerato PIL, che è determinante per la nostra stabilità, la nostra libertà di spesa, le tasse da pagare, …
Ora una delle novità più recenti è stata quella di integrare nel PIL il reddito legato alla prostituzione visto che in altri Paesi europei questa è perfettamente legale, produce reddito e tasse. Il fatto non mi entusiasma, ma mi adeguo.
Però ritengo che, a maggior ragione, il PIL dovrebbe includere il valore dei beni artistici di ogni Paese. L’arte è la vera eredità positiva che ogni generazione lascia a quelle successive: su questo concordo perfettamente con il film Monuments Men. È nostro preciso dovere conservare l’arte per le generazioni successive ed è assurdo, e sbagliato, pensare che il patrimonio artistico non sia ricchezza. Se lo includiamo nel prodotto interno lordo, con la precisa clausola che il suo degrado implica una perdita di valore, forniamo una decisiva spinta alla conservazione dei siti archeologici.
Ma non è solo questo che mi frulla, oggi, per la testa.
I nostri Appennini sono bellissimi, e quasi totalmente abbandonati. Peccato che a ciò corrisponda anche il degrado di boschi e fiumi e buona parte del dissesto idrogeologico. Sarebbe invece possibile coltivarli, tenere piccoli allevamenti di bestiame libero, come avviene in Francia o in Olanda. Bisognerebbe incentivare chi decide di rimanere o di trasferirsi in questi luoghi fantastici invece che cementificare ulteriormente (e spesso inutilmente) la pianura padana.
Incapaci di pensare seriamente al futuro, di vedere la ricchezza delle differenze, delle particolarità, di ragionare sulle conseguenze a lungo termine, negli ultimi trent’anni abbiamo applicato il principio della globalizzazione come standardizzazione, uguale per tutto e per tutti, come un tempo si applicava la moda: vestiti tutti uguali e, se quel modello non andava bene per la propria figura, si preferiva essere brutti, goffi e infelici anziché trasgredire.
Chi ha avuto il coraggio, perché di vero coraggio si tratta, di identificare sistemi di sviluppo ad hoc per un Paese o una società ha pienamente dimostrato che è un percorso di successo. Applicando il microcredito, o recuperando tecniche di coltivazione antichi come il terrazzamento, si è riusciti a creare sviluppo e benessere in alcune delle zone più povere del mondo. Ma noi, arroganti ricchi occidentali, vogliamo sentirci uguali evitando però, accuratamente, di perseguire il diventare pari.
Vorrei che un sistema integrato sostituisse la banalità della globalizzazione, un sistema dove ognuno dà il meglio con le proprie differenze, perché ogni situazione richiede una specifica strategia per ottenere il massimo. Utopia?]]></description>
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			<title>56. LU â&amp;euro;&amp;ldquo; Il viandante â&amp;euro;&amp;ldquo; Girovago vagabondo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/56_lu_il_viandante_girovago_vagabondo_2910308.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>56. LU – Il viandante – Girovago vagabondo</strong><br />Nel Viandante c’è un che di effimero, passeggero, inafferrabile, che mi fa pensare a quei manager che passano da una posizione all’altra, da un’azienda all’altra senza mai fermarsi a consolidare.
Il viandante non si ferma. Il suo vagare è una forma di ricerca, eppure spesso ha il sapore della fuga. No, non è fuga da qualcosa di ben preciso, e non è nemmeno fuga per paura di qualcosa, se non, spesso, timore di mettersi davvero in gioco. Il viandante non lascia segno: passa e va. Talvolta trova amici, talvolta si ferma e riposa, ma mai a lungo.
Il responso è favorevole solo alle piccole cose, ma bisogna sempre tener presente che per l’I Ching sono “piccole cose” tutte quelle che non portano benefici alla comunità e a lungo termine, quindi non escludo un avanzamento di carriera o il guadagno anche di molto denaro, ma rimane una situazione effimera. Un manager viandante dovrà fare esperienza, un business viandante ha come scopo l’esplorazione dei mercati.
Il consiglio principale è quello di non tirare per le lunghe le liti: come il viandante devono essere solo passeggere e con lo scopo di essere chiarificatrici.
E, come racconta in particolare il 9 sopra, è fondamentale evitare ogni forma di arroganza che, a lungo termine, porterebbe gravi danni.]]></description>
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			<title>41. SUNN â&amp;euro;&amp;ldquo; La minorazione â&amp;euro;&amp;ldquo; Livellamento</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/41_sunn_la_minorazione_livellamento_3137384.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>41. SUNN – La minorazione – Livellamento</strong><br />L’esagramma racconta di livellamento, inteso come equità: chi ha troppo perde un po’, chi ha poco riceve.
In termini di business, o di azienda, presumibilmente si fa riferimento ad una riorganizzazione o ad una ridistribuzione delle risorse, il che può comportare per qualcuno una perdita di potere e per altri una promozione, o per qualcuno una riduzione di risorse, persone o budget di investimento, a favore di chi ne ha realmente bisogno.
Difficile, quindi, comprendere che il responso è positivo se ci troviamo dalla parte di chi perde qualcosa! Il segreto è però ben poco nascosto se comprendiamo appieno la filosofia dell’I Ching: si tratta non solo di accettare la diminuzione, ma partecipare come parte attiva per il bene comune.
Ricevendo un tale responso ci si dovrebbe preparare: rivedere il budget per sapere dove si può tagliare, esaminare le proprie responsabilità per identificare cosa delegare, cambiare abitudini e mantenere la sostanza. Ogni sacrificio verrà ampiamente compensato, a patto che si evitino ira e si metta un freno ai comportamenti troppo istintivi.
Le singole linee, poi, specificano i comportamenti da tenere, identificando diverse situazioni.]]></description>
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			<title>22. PI â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™avvenenza - Adornare</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/22_pi_l_avvenenza_adornare_2646128.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>22. PI – L’avvenenza - Adornare</strong><br />Ottenere il ventiduesimo esagramma come responso in una domanda relativa alla carriera o agli affari non è motivo di gioia, tuttavia in alcune situazioni non è poi così male e spesso è assolutamente logico.
L’esagramma è interamente dedicato alla bellezza, agli elementi estetici: per un’azienda, ad esempio, ottenere questo responso equivale alla conferma di avere prodotti validi, ma è necessario curare l’estetica del packaging o della pubblicità.
Si tratta di mettere a punto i dettagli, non è certamente il momento di lavorare sui piani o sulle strategie: piccole cose, non grandi azioni o decisioni importanti.
Viene raccontata la bellezza della gioventù, che ovviamente si accompagna all’inesperienza. Mancano dunque la forza, l’esperienza e la profondità per essere saggi o per prendere decisioni importanti.
E non si illuda chi, ad esempio, lavora nella moda o nella pubblicità, dove l’estetica è parte essenziale. L’esagramma, infatti, ammonisce che anche per l’artista questo esagramma indica l’impossibilità di grandi successi su cose importanti, ricordando che l’arte e l’artista, per essere davvero grandi, abbisognano di spessore e profondità. In pratica, è il momento di godere di una splendida opera d’arte, ma non di sperare di realizzarne una.
Per il manager che riceve questo segno come responso ci sono indicazioni per accettare di fare ancora gavetta, prestare più attenzione al contenuto oltre che alla forma, evitare indolenza e vanità.
E poi ci sono alcune segnalazioni correlabili alla domanda posta. Se, ad esempio, avevate chiesto dell’opportunità di cambiare lavoro, e per la nuova opportunità avete ottenuto il ventiduesimo esagramma, fate molta attenzione: la nuova posizione è migliore solo in apparenza e potreste ritrovarvi con un titolo altisonante ma minore autonomia di prima.
Se invece avete chiesto cosa fare per ottenere maggiore considerazione sul posto di lavoro, questo esagramma risponde chiaramente che le vostre competenze sono adeguate, ma dovete curare maggiormente il vostro aspetto o l’estetica dei vostri documenti o delle vostre presentazioni.]]></description>
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			<title>18. KU - Lâ&amp;euro;™emendamento delle cose guaste â&amp;euro;&amp;ldquo; Errori da correggere</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/18_ku_l_emendamento_delle_cose_guaste_errori_da_correggere_2527090.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>18. KU - L’emendamento delle cose guaste – Errori da correggere</strong><br />Poniamo che qualcosa non vi soddisfi completamente, quindi interrogate l’I Ching per il vostro lavoro. Poniamo che il responso sia il diciottesimo esagramma. Certo, vi conferma che ci sono errori da correggere, ma vi racconta anche quali e vi assicura che, pur a fronte di un grande lavoro, potete passare da una situazione negativa ad una positiva.
In fondo non è male!
Serve un’analisi accurata, un piano dettagliato, una serie di strumenti di misura e controllo e un attento calcolo dei tempi, senza fretta e senza tergiversare.
È anche opportuno identificare le cause dei problemi (attenzione: le cause, non i colpevoli!) degli errori per essere sicuri di rimuoverle e non ripetere gli errori.
Le linee mobili vi possono poi dare alcune informazioni sul tipo di errori che sono stati commessi.
Così il sei all’inizio indica abitudini obsolete, quindi controllate le SOP, le procedure, i processi
Il nove al secondo posto esprime lassismo, trascuratezza, mancanza di verifiche e controlli, pur senza diventare troppo rigidi: ci vuole equilibrio!
Con il nove al terzo posto c’è troppa attenzione ai compiti e troppo poca attenzione alle responsabilità, capi funzione un po’ troppo energici, probabilmente un eccesso di ambizione.
Il sei al quarto posto vi segnala che, forse, avete accettato, per debolezza o ignavia, abitudini scorrette che ormai sono consolidate.
Il sei al quinto posto è duro, severo, indica corruzione, negligenza, nepotismo. Ma potete riuscire: avete la forza etica per vincere.
Infine il nove sopra esprime un richiamo: essere capace di riconoscere gli errori, vedere i limiti altrui, non vi dà il diritto di criticare o di sentirvi superiori. Mettete le vostre capacità al servizio del bene comune.
Ecco: buon lavoro!]]></description>
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			<title>12. PI - Il ristagno â&amp;euro;&amp;ldquo; Management per paura</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/12_pi_il_ristagno_management_per_paura_2425717.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>12. PI - Il ristagno – Management per paura</strong><br />Potremmo definire lo stile di queste persone come leadership del terrore: dipendenti trascurati e terrorizzati, adulazione richiesta, benefici distribuiti secondo la logica delle amicizie o dei favori, … tutto gira attorno ai benefici personali di chi ha il potere e del suo clan di sottomessi seguaci che, a loro volta cercano schiavi sottomessi.
Il libro dei mutamenti condanna queste persone, e le conseguenti situazioni, senza remissione, ma avverte che il tempo di dominio di questi “ignobili” è comunque lungo, destinato a finire, ma lungo. È una realtà non facile da accettare, ma è noto che il management per paura funziona e produce persino risultati economici. Eppure l’I Ching non parla di successo, poiché secondo le leggi di natura il denaro e il potere che poggiano su elementi oscuri, sul “male” sono destinati a crollare: il vero successo è l’armonia del mondo.
Tutte le indicazioni dell’esagramma sono destinate al saggio che deve fronteggiare la situazione descritta: è al saggio che sono dedicate le parole e le attenzioni dell’I Ching.
Il saggio rimane fedele ai suoi principi, non si mischia, si ritira in segretezza, vigile in attesa di tempi propizi. Ma non si tratta di fuga o di chiamarsi fuori dal governo: il saggio riconosce le fondamenta sbagliate del governo eppure, se deve, rimane al suo posto, evita di diventare complice, non si lascia comprare a nessun prezzo, rifugge l’adulazione che pure potrebbe ottenere.
E quando il ristagno scema, quando il tempo degli ignobili termina, il saggio è pronto alla ricostruzione, ma prudente, vigile e non dimentica il pericolo. Poiché se i tempi oscuri terminano per legge naturale, la luce ha bisogno di costante proattività per risplendere.]]></description>
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			<title>13. TTUNG ĴENN - La compagnia fra uomini â&amp;euro;&amp;ldquo; Lavorare insieme</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/13_ttung_enn_la_compagnia_fra_uomini_lavorare_insieme_2156919.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>13. TTUNG ĴENN - La compagnia fra uomini – Lavorare insieme</strong><br /> 
Il tredicesimo esagramma, a dispetto della scaramanzia contro il numero 13, regala un responso estremamente positivo per le collaborazioni finalizzate al bene comune. L’invito, implicito, è quello di superare egoismi e personalismi.
Viene descritto un punto di inizio positivo, che permette di avviare grandi progetti a lungo termine. C’è un gruppo di lavoro, c’è calore, entusiasmo e consapevolezza, c’è passione: a volte un po’ troppa, e da qui l’invito alla pazienza. E soprattutto c’è condivisione, e il forte invito a condividere con il gruppo sia i beni materiali che il lato più spirituale della vita e del lavoro.
Il segno descrive anche un capo illuminato, energico, capace di creare entusiasmi e di svilupparli in progetti concreti.
Se avete chiesto come portare al successo l’azienda e ottenuto questo esagramma, il suggerimento è di fare gruppo, e assicurarvi che il gruppo sappia discutere e condividere la vision: un grande progetto, da sviluppare nel tempo, ha bisogno di qualcosa in più di un ROI, un bilancio e un’organizzazione operativa.
È ovvio: il lavoro andrà organizzato. La compagnia tra uomini è molto lontana dall’armata Brancaleone. Ma non è neanche un esercito. Si tratta di un vero gruppo organizzato, in cui ciascuno è responsabile, rispetta i tempi e procede compatto verso il successo.
Le singole linee aggiungono raccomandazioni, o avvertimenti, importanti e molto significative per il lavoro in azienda. Una delle più importanti, ribadita con diverse sfumature in più di una linea, è relativa alla differenza tra un gruppo vincente e un clan. La compagnia tra uomini è un gruppo che opera a beneficio di tutti, non in maniera utilitaristica per il vantaggio dei suoi membri. Non si tratta di una cordata di potere.
Il sei all’inizio indica la costruzione del gruppo e invita alla ricerca di un chiaro obiettivo comune.
Il sei al secondo posto avverte di un pericolo: il gruppo di lavoro si sta trasformando in un clan e non ne può venire alcunché di buono.
Estremamente interessante anche il monito nove al terzo posto: il vero successo si basa sulla piena fiducia reciproca. Bisogna fidarsi ed essere affidabili per poter collaborare. Se manca questa condizione non si crea un vero gruppo, ed è meglio rivedere obiettivi e strategie.
Il nove al quarto posto indica che si cerca di raggiungere un obiettivo non condiviso e lo si persegue in maniera ossessiva, allontanandosi dal team. Non va bene.
Anni di vita d’azienda mi portano anche ad apprezzare il monito del nove al quinto posto: ci sono situazioni importanti in cui si presentano ostacoli e difficoltà. Per creare un vero gruppo compatto tali difficoltà vanno ammesse, condivise e affrontate perché solo se ciascuno ammette i propri limiti e condivide le proprie difficoltà il gruppo può costruire il successo. Ovviamente ciò non significa che un team debba diventare un gruppo di sostegno, ma il vero manager illuminato non finge di essere Rambo.
Il nove sopra invita, talvolta, a lasciarsi andare, a vivere con leggerezza, anche frequentando semplici conoscenze, senza obiettivi.]]></description>
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		<item>
			<title>54. KUI ME - La ragazza che va sposa â&amp;euro;&amp;ldquo; Scarsa importanza</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/54_kui_me_la_ragazza_che_va_sposa_scarsa_importanza_3285113.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>54. KUI ME - La ragazza che va sposa – Scarsa importanza</strong><br />La storia che racconta questo esagramma è quella di una giovane donna che, pur di sposarsi, accetta la posizione di moglie secondaria per un uomo molto più maturo. Entra dunque in casa quasi come concubina ed è sottomessa sia all’uomo che alla moglie principale.
Trasferito nel mondo del lavoro, il segno indica un manager costretto ad accontentarsi di una posizione di scarso potere o un prodotto, o un business, che si affaccia in un mercato competitivo in cui c’è ben poco spazio di sviluppo. 
L’esagramma (poco favorevole) indica una posizione di secondo piano, dove bisogna accettare di essere nell’ombra e senza responsabilità ufficialmente riconosciute. Non l’eminenza grigia, ma una persona di scarso rilievo e priva di potere decisionale.
La situazione è insoddisfacente, ma non è il momento per pretendere di più.
Il segno indica una posizione di scarsa importanza, in cui bisogna stare ben attenti a non pestare i piedi a chi detiene il potere.
L’esagramma è composto dai trigrammi Cenn, il tuono, il figlio maggiore, sopra Tui, il lago, la figlia più giovane, sotto. L’uomo è anziano e potente, la fanciulla giovane e inesperta.
Da qui l’immagine e il consiglio su come agire: il saggio conosce le cause di errore e persiste nella virtù, accettando ciò che è caduco e insoddisfacente.
Non è il momento di agire o di avere grandi ambizioni: accettare e pazientare, mantenendo saldi i propri valori, con la consapevolezza che questo periodo non durerà a lungo.]]></description>
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		<item>
			<title>55. FONG - La copia - Abbondanza</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/55_fong_la_copia_abbondanza_3268991.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>55. FONG - La copia - Abbondanza</strong><br />Per una azienda, o per un business, l’esagramma indica un periodo di grande successo, in cui i guadagni devono essere anche distribuiti ai dipendenti, oltre che usati per consolidare l’azienda.
In particolare l’esagramma è favorevole per chi è in posizione di comando: solo un grande capo è in grado di produrre un’epoca di abbondanza per tutti come quella descritta, e solo un grande manager sa che ci sono alti e bassi, e non se ne rattrista.
L’esagramma simboleggia una foresta nel pieno dell’estate: tuono e fulmine insieme sono i temporali estivi, o una foresta in fiamme. Che sia il pieno rigoglio estivo o un grandioso incendio, si tratta di chiarezza, luce, splendore e potenza. È un periodo di grandezza, di ricchezza, di abbondanza e di grande civiltà. Eppure ciò che viene rappresentato è il culmine del momento, a cui segue inesorabilmente il declino: è il momento di consolidare!
Si tratta di grandezza e successo a beneficio della società, non di egoistico momento di trionfo. Come tale solo una persona con doti speciali è in grado di raggiungere un tale livello di abbondanza. E proprio per le sue caratteristiche, egli è consapevole che il declino è inevitabile. Ma solo un uomo libero interiormente da ogni malinconia e desiderio meschino può produrre un epoca di grandezza, così egli non si rattrista per la decadenza che seguirà, ma illumina con la sua saggezza ogni cosa e ogni angolo, come il sole a mezzogiorno.
Non c’è tristezza, ma solo consapevolezza che è giunto il momento di consolidare quanto si è ottenuto ed essere cauti poiché non si potrà avere di più.
Un’altra particolarità di questo segno è l’indicazione relativa alla giustizia: è il momento, se è necessario, di avviare una causa legale poiché la giustizia trionfa sicuramente.]]></description>
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		<item>
			<title>5. SÜ - Lâ&amp;euro;™attesa</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/5_sue_l_attesa_2019712.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>5. SÜ - L’attesa</strong><br />Tra i consigli di questo segno c’è quello di seguire le proprie ambizioni, c’è l’ipotesi di un trasferimento per avanzamento di carriera, la vittoria in una competizione.
Gli ingredienti per essere ottimisti ci sono tutti. Ma bisogna seguire i suggerimenti: attesa, pazienza, pazienza, pazienza, e preparazione.
Da qualche anno diversi manager hanno iniziato a sviluppare se stessi, utilizzando midfulness, yoga, meditazione in diverse forme: se siete già tra questi, continuate. Se, invece, non avete ancora intrapreso questa strada e ottenete il quinto esagramma come responso è decisamente tempo per cominciare.
La chiave del successo è nell’esatto calcolo dei tempi, e solo la meditazione riesce a destare quella comprensione degli impercettibili segnali.
È importante essere sinceri, tenaci, sereni: se vi lasciate vincere dallo stress o dall’ansia rischiate di vanificare gli sforzi.
Se la domanda è relativa al manager come professionista, dovrà prepararsi a viaggiare, consolidare la sua padronanza personale, accettare la competizione ma senza mai trasformarla in battaglia, e saper attendere per essere pronto al momento giusto.
Se il quesito era relativo ad un’azienda, o ad uno specifico business, è importante ottimizzare i piani a lungo termine: non ci sarà un rapido ritorno degli investimenti, e se pesate al lancio di un prodotto o ad una start up sarebbe meglio aspettare, continuando a preparare il progetto.
Se, poi, il progetto è quello di internazionalizzazione potete contare sul pieno successo, a patto di saper attendere ancora studiando il mercato e i concorrenti e magari cercando sinergie nel Paese in cui volete operare: il segno raccomanda di trattare con generosità amici, colleghi e concorrenti.]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.www.chingecoaching.it/1/5_sue_l_attesa_2019712.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Diffidate del bene comune</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/diffidate_del_bene_comune_1899394.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Diffidate del bene comune</strong><br />Superati gli anni del carrierismo a tutti i costi, superato il tempo dei fiori nei cannoni, sembra che si stia aprendo una nuova epoca di valori. Per carità, non illudetevi troppo: per ora sono solo spiragli, ma l’ecologia sta prendendo piede, o almeno nessuno si vergogna più nel sostenerla, anche nel mondo degli affari e delle aziende. E non parlo solo dell’ecologia relativa al rispetto dell’ambiente, del verde, evitare di inquinare, salviamo gli animali e altre (bellissime e condivisibili) tesi e comportamenti. Finalmente si parla anche, senza pudore, dell’ecologia dei comportamenti e dei valori tra esseri umani.
Così si può affermare, senza essere tacciati di buonismo, che dire grazie, per favore, scusa, in ambiente di lavoro, con capi e dipendenti, è un comportamento sano e auspicabile. Si parla di ricchezza del capitale umano, e chi ne parla ci crede anche, e magari si comporta persino in maniera coerente.
Sull’onda di questo nuovo entusiasmo, vorrei proporre di fare un passo in più: diffidate del bene comune.
O, per essere più precisi e comprensibili, diffidate di chi afferma che ciò che fa, chiede o propone, è finalizzato al bene comune. Se non conoscete in profondità chi fa questa affermazione, non credeteci. E men che meno credete a chi afferma di far qualcosa “per il vostro bene”.
NO! Via i sorrisetti ironici: non parlo né per delusioni personali, né per sfiducia verso il genere umano, tutt’altro.
Abbiate un po’ di pazienza: cercherò di essere chiara e breve.
Alcune migliaia di anni fa furono scritti, in posti del mondo molto lontani tra loro, alcuni testi che, fortunatamente, sono giunti fino a noi: l’I Ching, in Cina, la Kabbalah ebraica e il Vedanta in India.
Tra loro ci sono molte differenze, ma anche alcune, curiose, analogie. Tra le analogie vanno citati il concetto stesso di proattività, considerato basilare, e il fatto che l’essere umano deve perseguire attivamente il proprio compito e il superamento del proprio ego.
Molti hanno poi scritto, nei secoli, su questo argomento. Poco a poco quel superamento attivo dell’ego è diventato una sorta di gretto altruismo, buonismo mascherato.
Eppure molti santi, in tempi diversi, hanno evidenziato che la motivazione che li ha spinti a fare ciò che hanno fatto, e che li ha resi santi ai nostri occhi e al nostro sentire, è stato realizzato esclusivamente in virtù della gioia che loro stessi provavano. Non hanno parlato di sacrificio.
Superare attivamente l’ego significa prima di tutto riconoscerlo. Noi siamo mossi da piccoli o grandi desideri egoistici. Quando li riconosciamo siamo in grado di realizzarli, se questo è in linea con la saggezza, la Luce, Dio, o comunque vogliamo chiamare quella forza che gestisce il tutto, o di respingerli, se li riconosciamo come antiecologici o non etici.
Per me questo di chiama ricerca della consapevolezza, ma esistono tante altre definizioni.
Invece, e purtroppo, la nostra cultura bolla i desideri personali come meschini, come qualcosa da nascondere invece che da superare.
In Italia assistiamo al costante naufragio di associazioni, reti di impresa, start up … I motivi sono tanti: non desidero essere semplicistica. Ma qualche esperienza mi ha convinto che molti di questi naufragi non avverrebbero se accettassimo e riconoscessimo i piccoli desideri egoistici che ci governano prima di appellarci al bene comune.
Cosa c’è di male nel desiderio, riconosciuto, di vile denaro, di apprezzamento personale, di sicurezza, di potere (se non esercitato a danno altrui), di sentirsi importanti, di creare un posto di lavoro ad un figlio attraverso la costruzione di un’azienda? (no, non parlo di ciò che viene regolarmente fatto, di nascosto, da tutti quelli che possono: sistemare figli e parenti fino al nono grado. Parlo di veri imprenditori che perseguono responsabilità e accettano rischi anche per creare un futuro ai loro figli).
Così nascondiamo, a noi stessi e agli altri, quei desideri che chiamiamo meschini ed egoistici. E loro vengono fuori, fanno fallire le associazioni, le reti di impresa, le start up. Poi spendiamo migliaia di euro per insegnare il ricalco ai manager, o per spiegare ai negoziatori che devono comprendere i bisogni profondi degli interlocutori.
Già, perché quando riconosciamo, attraverso l’empatia, la comprensione, l’accettazione e la sospensione del giudizio, i legittimi desideri personali del nostro prossimo otteniamo risultati sorprendenti.
E ancor più sorprendenti sono gli esiti del riconoscimento e accettazione dei nostri desideri egoistici: quando li accettiamo scopriamo che possiamo andare oltre, scegliere, esserne liberi.
Diffidate, quindi, di chi riempie le frasi di bene comune, e cercate negli occhi del prossimo chi è ben consapevole del proprio egoismo: chi lo riconosce sa esserne padrone, non schiavo.]]></description>
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			<title>Affari e armonia</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Affari e armonia</strong><br />Sono entrata in quella fase dell’anno in cui mi viene spontaneo cominciare a ragionare su progetti e scadenze per il prossimo anno.
Per me è fisiologico, da molti anni. All’inizio pensavo dipendesse dal lavoro: in azienda è il momento di rivedere budget e piani, poi pensavo che fosse perché compio gli anni a metà dicembre, quindi il periodo di novembre – dicembre è quello dei bilanci e dei sogni.
Ora mi rendo conto che sì, ha a che fare con il mio compleanno, ma c’è anche qualcosa di più profondo: in questo periodo la natura stessa vive una fase di preparazione per la prossima primavera, ed è una fase lunga, che richiede non poche attenzioni.
La preparazione prevede due movimenti diversi: fare ordine e pulizia del vecchio e programmare il nuovo. Ebbene sì, lo confesso, la parte del fare ordine mi pesa, e tanto, mentre il programmare, pianificare, mi piace moltissimo. Peccato che sia quasi impossibile saltare la fase dell’ordine!
Perché impossibile? Semplicemente per una questione di armonia: aggiungere senza fare spazio, far crescere gemme di nuovi fiori senza lasciar cadere le foglie secche, genera inevitabilmente problemi. Lo so bene!
Ed anche un buon piano strategico richiede armonia, quanto meno tra obiettivi e risorse, immagine e vision, strategia e tattiche.
So che può sembrare anacronistico l’abbinamento tra business e armonia.
Nell’immaginario collettivo del nostro mondo occidentale il concetto di business richiama forza, energia, un pizzico (almeno un pizzico) di arroganza, iperattività …, mentre il termine armonia fa pensare al dolce far niente, alla meditazione, alla musica new age.
Secondo me questo dimostra solo come e quanto ci siamo allontanati dalla felicità.
Lo so, io sono fortemente condizionata da 40 anni di frequentazione dell’I Ching, dove il concetto di armonia tra uomo e universo è predominante, ma ho visto troppi amici perseguire uno strano successo trascurando la vita e gli affetti, e pagare prezzi molto salati.
L’armonia tra i diversi componenti della nostra vita è il trucco per una buona vita, ma ciò non significa certo trascurare il lavoro, gli affari, il business, il successo, qualunque sia ciò che sta dietro questo termine successo, che è profondamente diverso per ciascuno di noi.
Ciò che mi consola è aver scoperto grandi guru del business che parlano di armonia.
Ciò che mi sostiene è sapere che, almeno per me, se il mio piano strategico per il prossimo futuro conterrà sufficiente armonia, riuscirò a svilupparlo senza sentire alcuna fatica.
Come disse Confucio: Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.]]></description>
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			<title>47. KKUNN - Lâ&amp;euro;™assillo (Lâ&amp;euro;™esaurimento) â&amp;euro;&amp;ldquo; La crisi</title>
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			<description><![CDATA[<strong>47. KKUNN - L’assillo (L’esaurimento) – La crisi</strong><br />Il quarantasettesimo è, secondo me, il più antipatico tra i 64 esagrammi che compongono l’I Ching.
Il responso è ineludibile: impedimenti, oppressione, mancanza di fiducia. Il momento è negativo, eppure ciò che conta non è tanto l’inevitabile esperienza difficile, ma ciò che si fa per superarla, cosa si può imparare da essa.
L’immagine di questo esagramma è significativa: un lago privo di acqua, completamente secco.
Spaventa questo esagramma quando compare in un responso, e spaventa la frase riportata nell’immagine: il nobile mette in palio la sua vita per seguire la propria volontà.
A me è capitato, e decisamente era uno dei momenti più difficili della mia vita.
Non ci sono frasi consolatorie, e l’unica apertura di speranza è quella laconica parola “riuscita” contenuta nella sentenza. Perché la vita è così: talvolta tutto va a rotoli e bisogna saperlo accettare.
Il saggio sa come comportarsi: resilienza. Non cerca colpevoli, né si attribuisce la colpa del momento difficile anche se ciò che dice non viene creduto.
Anche per un’azienda c’è la possibilità di rimanere interiormente salda nei propri valori e affrontare così un periodo difficile. Inutile arrabattarsi in soluzioni mediocri ed inutili: le esperienze difficili vanno vissute come lezioni da imparare, occasioni per consolidare ciò che vale e risorgere, poi, quando i tempi sono maturi, più forti di prima.]]></description>
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			<title>43. KUAI â&amp;euro;&amp;ldquo; Lo straripamento</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/43_kuai_lo_straripamento_3284625.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>43. KUAI – Lo straripamento</strong><br />Una tensione lungamente accumulata esce allo scoperto, straripa come un fiume troppo pieno.
Gli ignobili stanno scomparendo: è tempo di eliminarli completamente. È tempo di decisioni, proclami, azioni risolute.
Ma ci sono regole da rispettare affinché le azioni abbiano pieno successo.
L’esagramma rappresenta un manager decisamente assertivo, che ovviamente corre il rischio di passare dal prendere decisioni al puro decisionismo: attenzione.
Innanzi tutto la decisione non è solo un proclama, ma deve essere condita da azioni. Poi c’è il “solito” elemento: tutto va subordinato al bene comune. Infine decisioni, anche drastiche, non possono essere accompagnate da brutalità: la dolcezza vince sempre.
Se la domanda viene fatta su un’azienda o su un’area dell’azienda, valgono pressappoco le stesse indicazioni: è necessario prendere decisioni, evitare di tenere il piede in due staffe. La decisione andrà poi seguita, messa in pratica con determinazione, ma per la scelta è opportuno valutare quale percorso porta maggiori vantaggi alla collettività.]]></description>
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			<title>Ci deve essere un motivo?</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/ci_deve_essere_un_motivo_3030419.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ci deve essere un motivo?</strong><br />In tutto quello che facciamo c’è un motivo, una ragione, uno scopo, un obiettivo. Certo che è così, eppure ci sono motivi che “funzionano” e altri quasi fallimentari. Ci deve essere un motivo, ma forse un motivo non basta o forse è necessario andare ben oltre il motivo e trovare una vera ispirazione.
Mi vengono in mente alcuni esempi, forse banali, ma emblematici.
La nazionale di calcio italiana aveva motivi importanti per andare ai mondiali: i soldi in ballo erano tantissimi! Sappiamo come è andata a finire. 
Dall’altra parte c’è la mia amata Islanda: pochi dei giocatori sono calciatori professionisti, molti fanno lavori normali, come il dentista o il regista televisivo, e poi giocano in nazionale. 
Difficile sostenere che fossero più bravi dei nostri italiani o che abbiano avuto un girone di classificazione più facile, ma loro ai mondiali ci sono. E basta vedere la squadra e i tifosi per comprendere che ciò che li sostiene non è solo l’aspetto economico.
E penso anche all’infinità di mail che ricevo con le offerte più disparate, o alle richieste di contatto sui social. È business, è vendita, questo è chiaro, ma alcuni infastidiscono, altri no.
Chiunque lavori con una rete vendita sa che per avere successo di vogliono due elementi: la relazione e la vendita.
Ci sono motivi che servono a poco.
Quasi tutti lavoriamo per guadagnare, eppure ben pochi sceglierebbero un lavoro che odiano per guadagnare 10 rispetto ad un lavoro che amano e guadagnare 8.
E se, per studiare, spesso basta il motivo di avere buoni voti, per imparare davvero, fare diventare parte di noi ciò che studiamo, serve ben altro.
L’I Ching, l’antico Libro dei mutamenti cinese, testo di saggezza, afferma:
Se arando non si pensa al raccolto 
E sterpando non all’uso del campo, 
Allora è propizio imprendere qualche cosa.
In ciò che facciamo deve esserci amore, desiderio profondo, affinché valga davvero la pena e, anche, per fare qualsiasi cosa al meglio delle nostre capacità. È l’amore, nelle sue infinite accezioni, che ci permette di imparare, migliorare, crescere. E questo vale anche per il lavoro, qualunque esso sia, e anche in una società che sta cercando di agire solo per paura.]]></description>
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			<title>Non di solo pane vive lâ&amp;euro;™uomo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/non_di_solo_pane_vive_l_uomo_2466197.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Non di solo pane vive l’uomo</strong><br />Nulla di strano: spesso l’uomo modula la religione a proprio uso e consumo, dimenticando che definirsi aderente ad una specifica fede religiosa significa seguirne i precetti, gli scritti, gli editti. Altrimenti non si tratta di Religione. Se comunque crede in un Dio o desidera che la sua vita sia in qualche modo arricchita da alcuni Valori, si parla di religiosità o spiritualità, non di Religione.
Ed ecco che la cristiana Europa, attraverso i suoi cittadini e le sue istituzioni, si dimostra decisamente lontana da molti precetti cristiani. Già, perché nei Vangeli sono contenuti molti inviti sui comportamenti da tenere, alcuni dei quali sono stati integrati nei precetti della Chiesa cattolica, e recentemente ricordati da Papa Francesco, come Opere di Misericordia. E, tanto perché i giorni del catechismo sono probabilmente lontani, ecco l’elenco.
LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE

Consigliare i dubbiosi
Insegnare agli ignoranti
Ammonire i peccatori
Consolare gli afflitti
Perdonare le offese
Sopportare pazientemente le persone moleste
Pregare Dio per i vivi e per i morti

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

Dar da mangiare agli affamati
Dar da bere agli assetati
Vestire gli ignudi
Alloggiare i pellegrini
Visitare gli infermi
Visitare i carcerati
Seppellire i morti

Essendo io, dichiaratamente, una delle persone che si affidano alla spiritualità e non alla religione, posso (credo) permettermi di dichiarare opinabili le opere di misericordia spirituale. 

Consigliare i dubbiosi serve a poco: meglio ascoltarli affinché trovino le risposte. Il consiglio rischia ben troppe volte di diventare fonte di orgoglio, o di farsi i fatti altrui. Io concordo con Mafalda: non datemi consigli, so sbagliare da sola.
Insegnare agli ignoranti … certo, purché vogliano imparare!
Ammonire i peccatori … preferisco “chi è senza peccato scagli la prima pietra”
Consolare gli afflitti e, aggiungerei, con totale mancanza di carità cristiana, cercare di non farsi sopraffare dalle afflizioni dei lamentosi per hobby!
Perdonare le offese certo che sì, ma solo perché portare rancore è faticoso e poco salutare.
Sopportare pazientemente le persone moleste. No, meglio fuggire a gambe levate!

Però è soprattutto sulle opere di misericordia corporale che questa cristiana Europa cade miseramente, al punto che spesso il richiamo al crocifisso è inversamente proporzionale alle intenzioni di accoglienza o carità verso i migranti.
Ma non cade solo qui, la cristiana Europa. Ho scoperto in questi giorni, e confesso di non aver verificato, che in caso di catastrofe naturale è possibile rimediare i danni sforando i limiti imposti, ma in misura variabile in funzione della produttività economica della zona colpita.
Come a dire che se il terremoto colpisce Città del Vaticano conta di più il fatturato dei venditori di souvenir piuttosto che la Cappella Sistina. Scusate, ma non ci siamo.
Non di solo pane vive l’uomo.
Lo dice il Vangelo.
La cristiana Europa pecca sia nella conoscenza delle Sacre scritture sia in quella delle più recenti e vincenti scuole di business. Il denaro muove sicuramente il mondo, ma non muove l’essere umano.
Paradossale, vero? Eppure è così, in linea di massima.
Ed ecco che recentemente si sono spesi fiumi di inchiostro per raccontare che il fondatore di Facebook (che, direi, è maestro nel produrre denaro) è un appassionato di storia, conosce il latino e coltiva un’infinità di interessi che non sono certamente dedicare ore al come-fare-a-far-soldi.
Ecco: se l’Europa non impara che per creare il futuro bisogna affidarsi a qualcosa di diverso dal denaro, è decisamente destinata allo sfascio.
Su una cosa, però, hanno ragione coloro che tentano di bloccare i migranti. No, non sul costruire muri: la grande muraglia cinese non ha mai fermato nessuno! Hanno ragione sul fatto che permettere a migliaia, milioni, di persone che hanno usi, costumi e religione diversa, di stabilirsi nelle nostre terre, porta inevitabilmente a profondi cambiamenti sociali e culturali, con buona pace di tutti coloro, io compresa, che si battono per l’integrazione.
Lo sanno benissimo i nativi americani, gli aborigeni australiani, i Maori, le popolazioni autoctone del Sud Africa, gli Incas … e buona parte del mondo al di fuori dell’Europa perché proprio gli europei, da immigrati nei loro territori, ne hanno cambiato usi, costumi, religione e storia.
Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Lo dicono le Sacre scritture. Noi l’abbiamo fatto per secoli. Ora possiamo cercare di limitare il ritorno. Ma, per favore, non fatelo in nome delle radici cristiane!]]></description>
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			<title>34. TA CIUANG â&amp;euro;&amp;ldquo; La potenza del grande - Energia</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/34_ta_ciuang_la_potenza_del_grande_energia_2125463.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>34. TA CIUANG – La potenza del grande - Energia</strong><br />Il segno rappresenta un giovane, energico, ed è correlato all’inizio della primavera che, in questo caso, può simboleggiare anche la primavera di una carriera di successo. E TA CIUANG promette successo, mettendo in guardia dall’eccesso di ambizione e dal rischio di essere precipitosi.
Ma il rischio, il vero grande rischio, è di essere talmente sicuri del proprio successo da farsene affascinare, dimenticando di controllare se le proprie azioni sono in armonia con la giustizia e col tempo. In pratica, sì alla carriera, no al carrierismo.
Le singole linee contengono moniti specifici e indicano i comportamenti adeguati.
Il nove all’inizio indica un ambiente sfavorevole all’azione e la tentazione a forzare la situazione. Ma questa è arroganza e violenza, e l’esito diventa negativo.
Il nove al secondo posto specifica che ora la via è aperta. Moderazione, attenzione all’equilibrio interiore e lealtà porteranno al successo.
Il nove al terzo posto evidenzia ostacoli, che si vogliono abbattere con la forza. Essere consapevoli delle difficoltà è bene, cercare di abbatterli con violenza no.
Il nove al quarto posto segnala risultati positivi che si possono ottenere eliminando con pazienza le difficoltà e correggendo i propri difetti.
Il sei al quinto posto racconta di una persona di successo che interiormente è debole. Potere esterno e debolezza interiore conducono ad essere vigliacchi, a giudicare e a prevaricare. La linea non indica disgrazia: c’è ancora tempo e modo per correggersi, ma è bene fare attenzione.
Il sei sopra mostra, invece, come l’eccessiva sicurezza in se stessi induca a procedere con fretta e eccessiva forze, giungendo a situazioni di stallo totale. Procedere ulteriormente sarebbe un errore. Fermarsi, esaminare le difficoltà, essere pazienti nel risolverle può ancora portare al successo.]]></description>
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			<title>Leadership ieri, oggi e domani</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/leadership_ieri_oggi_e_domani_2007449.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Leadership ieri, oggi e domani</strong><br />Le regole del buon comando, le qualità di chi governa, sono un argomento su cui sono stati spesi fiumi di inchiostro e ancor più fatiche ed energie mentali.
Personalmente trovo interessante, e quasi paradossale, che alcuni tra i più affascinanti testi e consigli sul buon governante, e sulle qualità del leader, provengano da tempi in cui si regnava per diritto ereditario e divino: Aristotele, Seneca e lo stesso Macchiaveli scrissero per persone che, già da bambini, sapevano che sarebbero diventati leader e venivano educati di conseguenza. Ed è indubbio che quanto ci è rimasto dei loro scritti è pienamente utilizzabile ancor oggi.
In tempi ben più remoti la Kabbalah, pur non parlando di buon governo, pone però l’accento su alcuni “obblighi” che ciascuno di noi ha: mai voler fare, per arroganza e presunzione, qualcosa che non siamo in grado di eseguire alla perfezione e, ed è questa forse la parte più difficile, mai evitare di affrontare, per modestia o paura, prove che invece siamo in grado di portare a termine. Così Giona viene punito perché quando Dio gli ordinò di salvare la popolazione ritenne di non esserne capace e fu liberato solo quando si decise ad agire. Peccato che barcamenarsi tra il rischio di eccessiva modestia e quello di arroganza sia davvero complicato!
Più o meno negli stessi tempi, alcune migliaia di anni fa, in tutt’altra parte del mondo, l’I Ching fornisce indicazioni di comando in moltissime situazioni diverse, specificando di volta in volta come deve comportarsi il capo in funzione del momento e delle circostanze affinché le conseguenze delle sue azioni siano positive e vantaggiose per la popolazione che governa. Leadership carismatica, servant leadership, puro comando senza spazio a obiezioni, lento convincimento e coinvolgimento, certezza della pena, giustizia severa, management per obiettivi o per paura, l’uomo forte, sono tutte descrizioni e modalità di agire che l’I Ching consiglia e descrive, e ne potete trovare molte altre.
Oggi la leadership è, dopo qualche secolo di quasi silenzio, uno degli argomenti più trattati.
Si può definire lo stile di leadership in base agli stili sociali, ai livelli logici della PNL, possiamo studiare le caratteristiche del lean management o della servant leadership. E possiamo studiare tutto ciò attraverso libri, corsi, formazione esperienziale. Ce n’è per tutti i gusti!
Ed è indubbio che abbiamo davvero bisogno di governanti illuminati, ma non solo per la validità dei loro valori o la saggezza del loro operare (anche se saggezza, onestà, valori siano elementi molto propugnati ma scarsamente applicati).
Ciò di cui siamo più carenti è la capacità di agire tempestivamente sull’oggi valutando saggiamente le conseguenze delle scelte sul domani. Visione prospettica, pensiero sistemico, capacità decisionale sono gli elementi che mi piacerebbe vedere nei nostri leader.
Certo, forse sono influenzata nella mia valutazione quanto meno scettica sulle capacità di leadership dalla situazione contingente italiana: ci sono voluti vent’anni per fare una legge che condanni l’inquinamento ambientale, e sono stati vent’anni di inquinamento selvaggio. Il meglio è nemico del bene … diceva saggiamente mio padre. Invece in pochi giorni fu fatta la riforma Fornero, senza minimamente pensare alle conseguenze che poteva avere. E adesso ci si affanna chi a rifiutarne ogni forma di paternità e chi a sostenere che eravamo sull’orlo di un baratro (che nessuno aveva visto per anni). La gatta frettolosa fece i gattini ciechi, ma la saggezza popolare non interessa più nessuno!
Possiamo fare ipotesi su cosa ci aspetta in futuro in termini di leadership? Cercare di capirlo oggi significa oscillare tra auspicabili ideali di guru illuminati, Jeremy Rifkin, Peter Senge, Adam Kahne, Otto Sharmer, e apocalittiche descrizioni del futuro dei libri phantasy (Divergent, ad esempio) o di fantascienza.
E mentre la globalizzazione procede a passo veloce, e mangiamo ciliegie cilene a Natale, cerchiamo disperatamente specie animali o vegetali autoctone nei dintorni di casa, veniamo regolarmente disturbati a cena da call center rumeni o dobbiamo chiamare in India per avere informazioni, i nostri governanti riescono sì e no a pensare al marciapiede sotto casa (loro, però, non nostra!).
Non ho né le competenze né l’autorità per dare suggerimenti, ma mi piacerebbe recuperare i principi guida di leadership dell’I Ching: capacità di comprendere il momento, flessibilità di azione, pensiero sistemico, responsabilità personale, obiettivo concentrato sul bene comune e visione delle conseguenze di ogni azione.]]></description>
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			<title>15. KKIENN â&amp;euro;&amp;ldquo; La modestia â&amp;euro;&amp;ldquo; Proattività</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/15_kkienn_la_modestia_proattivita_3278747.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>15. KKIENN – La modestia – Proattività</strong><br />Il segno descrive un manager capace, assolutamente privo di arroganza e il responso fa riferimento preciso anche alla managerialità femminile e ai valori femminili in azienda, con il preciso richiamo di dare loro maggior spazio e maggior peso nelle decisioni. Ma c’è molto di più in questo strano responso.
Le parole d’ordine sono modestia, ricchezza interiore, capacità e proattività, eppure questa è solo una parte di ciò che ci racconta l’esagramma.
Quando compare il quindicesimo esagramma c’è spesso un richiamo al manager, e ancor di più alla manager, di distinguere bene tra umiltà e accettazione di umiliazione, e spesso il richiamo alla proattività può essere interpretato anche come il suggerimento di cercare un posto di lavoro diverso.
Per un capo o un imprenditore potrebbe esserci anche l’invito a cercare i talenti nascosti, sia tra il personale che tra i prodotti. Se è vero che non sempre è tutto oro quello che luccica è anche vero che non di rado, nelle aziende o nei portafogli prodotti aziendali, c’è dell’oro puro oscurato e trascurato: questo esagramma suggerisce di portarlo alla luce.
È poi molto forte il richiamo all’equità: diminuire ciò che è troppo e aumentare quello che è poco è una legge di natura a cui il saggio deve prestare il suo supporto, e agire di conseguenza. Potrebbe quindi valer la pena rivedere i piani di investimento sulle singole voci di spesa.
E poi… conoscendo la domanda e la specifica situazione si possono trovare tanti altri suggerimenti preziosi.]]></description>
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			<title>33. TUNN â&amp;euro;&amp;ldquo; La ritirata â&amp;euro;&amp;ldquo; La pensione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/33_tunn_la_ritirata_la_pensione_3283099.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>33. TUNN – La ritirata – La pensione</strong><br />L’esagramma 33, La ritirata, ha un forte valore strategico poiché suggerisce di ritirarsi per raccogliere le forze invece di cercare a tutti i costi la battaglia, comportamento che porterebbe alla sconfitta.
Se esaminiamo l’esagramma in ottica professionale troviamo molti significati, importanti, e suggerimenti fondamentali.
Non è un responso favorevole per gli affari, e soprattutto è sfavorevole ai nuovi business o alle nuove iniziative in genere.
L’esagramma rappresenta un capo, saggio, esperto, che sceglie la solitudine. È, per eccellenza, l’esagramma favorevole a chi va in pensione, ma può anche segnalare l’invito ad un periodo di solitudine e meditazione, suggerire un ritiro spirituale.
Per un’azienda indica che i concorrenti porteranno via quote di mercato.
Certo, nessuno è davvero felice di questo responso, tuttavia il trentatreesimo esagramma è molto importante perché indica come limitare i danni. La ritirata, infatti, non è una fuga, o una disfatta. Non indica neanche che la guerra è persa! Si tratta, invece, di una strategia da mettere in atto e magari preparare la riscossa.
Evitare, dunque, la collera, la rabbia: due emozioni che impediscono di pensare lucidamente e che provocano danni in chi le prova, mentre alimentano la malvagità del nemico.]]></description>
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		<item>
			<title>60. TSIE â&amp;euro;&amp;ldquo; La delimitazione â&amp;euro;&amp;ldquo; Evitare eccessi</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/60_tsie_la_delimitazione_evitare_eccessi_3266723.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>60. TSIE – La delimitazione – Evitare eccessi</strong><br />È l’esagramma che più esalta la via mediana che ci è stata tramandata da Confucio, ma che fa anche parte della cultura classica latina: l’invito ad evitare ogni forma di eccesso.
In termini di business, l’esagramma è un invito (ad esempio) a definire, rivedere e rispettare il budget degli investimenti, senza fare tagli legati alla paura e, nello stesso tempo, senza buttarsi nelle spese sperando di ottenerne un ritorno.
L’esagramma indica anche i comportamenti da tenere in azienda, soprattutto da parte dei manager: severità per evitare lassismo, ma senza diventare rigidi e intolleranti poiché questo eccesso porterebbe alla ribellione dei dipendenti. Ma va anche curata attentamente e rispettata l’equa ripartizione dei compiti. Se, dunque, questo è il responso alla vostra domanda, rivedete in termini di equità i budget e i mansionari: ne trarrete beneficio.
Altri due elementi contenuti in questo esagramma sono importanti:

i limiti di cui parla non sono stabiliti da altri, ma da noi stessi come riconoscimento e rispetto di ciò che è in armonia con l’universo.

Una volta stabilite le limitazioni, vanno rispettate.
Ci sono quindi responsabilità (quella d fissare i limiti) libertà (perché ciascuno stabilisce le proprie regole) e coerenza (perché una volta stabilite le regole, vanno rispettate).]]></description>
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		<item>
			<title>37. KIA ĴENN - La casata â&amp;euro;&amp;ldquo; Il team</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/37_kia_enn_la_casata_il_team_2249636.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>37. KIA ĴENN - La casata – Il team</strong><br />L’esagramma simboleggia la famiglia come gruppo e fondamento della società. Per estensione può rappresentare il team come strumento di gestione dell’azienda. È un responso spesso complesso da interpretare, soprattutto nel mondo del business dove fornisce più suggerimenti sul comportamento che responsi divinatori.
La sentenza fa riferimento espressamente alla donna come nucleo centrale della famiglia, senza però esserne il capo (la cultura cinese è fortemente maschilista). L’interpretazione può quindi essere che un team funziona se c’è una forte componente di valori femminili, come dimostrato da alcuni recenti studi di management, intendendo che il team deve essere creato interiormente prima di poter esercitare influenza nel mondo esterno. Crescita del gruppo, attenzione a ciascun membro, consapevolezza e condivisione dei valori sono i requisiti essenziali e primari.
Questi aspetti vanno costruiti e coltivati, creando coerenza tra parole e azione, dopo di che il team è pronto per costruire sinergie tali da influenzare l’intera azienda.
Anche le singole linee possono essere interpretate come accortezze da coltivare nel gruppo.
Il nove all’inizio indica che devono essere stabilite regole chiare e che il team deve essere, per ogni membro del gruppo, un luogo sicuro dove poter discutere liberamente.
Il sei al secondo posto avverte che il fulcro del team (non necessariamente il capo, ma il fulcro) deve occuparsi del benessere comune che deve prevalere sui desideri personali. Tale comportamento è talmente corretto da portare al successo il gruppo e ciascun membro singolarmente.
Il nove al terzo posto invita a stabilire priorità, a bandire il lassismo che porterebbe all’insuccesso. Anche l’eccessivo rigore è da evitare, ma meglio troppa severità che un eccesso di debolezza.
I sei al quarto posto annuncia il successo economico a patto che ci sia saggezza nell’amministrare le risorse. Attenzione al budget, che deve essere rispettato, e alla coerenza tra utili e investimenti.
Il nove al quinto posto pone ora l’accento sul capo del gruppo, passando dai valori di costruzione del team alla sua gestione. Il capo deve dunque governare, conquistandosi il rispetto ed evitando il management per paura.
Il nove sopra, infine, ricorda al capo del gruppo che deve avere senso di responsabilità, dare il buon esempio, essere aperto verso gli altri, ma lo ammonisce anche: il successo di un capo implica la sua capacità di solitudine.]]></description>
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			<title>23. PO â&amp;euro;&amp;ldquo; Lo sgretolamento - Resilienza</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/23_po_lo_sgretolamento_resilienza_1973674.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>23. PO – Lo sgretolamento - Resilienza</strong><br />Il mondo intorno a noi sta crollando e ci sentiamo svuotati. Questo è il modo con cui il male trionfa e in cui combattono i malvagi: non azioni dirette o sfide faccia a faccia, ma azioni subdole che mirano ad indebolire il saggio dall’interno finché crolla.
Il ventitreesimo esagramma segnala dunque un tempo di decadenza, in cui è sfavorevole iniziare qualunque cosa.
Ed ecco che il libro dei mutamenti ci offre una risposta specifica per queste situazioni. Come abbiamo visto, in diversi esagrammi l’I Ching invita alla proattività, concetto estremamente moderno spiegato con esempi e saggezza antica. Ora troviamo un’altra sorpresa. Quando il male sta vincendo, e il declino è inevitabile, la risposta è la resilienza.
Combattere sarebbe inutile. E poi sappiamo bene che talvolta i momenti negativi vanno accettati e hanno uno scopo ben preciso: gli esempi di persone, situazioni o aziende che hanno tratto enormi successi da l superamento di un disastro sono infiniti. Non sappiamo, e non possiamo sapere ora quale trionfo ci riserverà il destino o quale lezione dobbiamo apprendere quando la vita ci mette di fronte il disintegrarsi del nostro mondo.
Ma almeno sappiamo come fare a sopravvivere: resilienza. Applicare la capacità di resistere come alternativa alla battaglia, che perderemmo. Evitare di reagire, poiché innescheremmo un meccanismo perverso. Resilienza. Sicuri che arriveranno tempi migliori: è la ruota della vita.
Infine, dalla linea mobile nella posizione superiore, viene un’altra raccomandazione essenziale: non amareggiarsi, non incattivirsi. Infatti la tempesta passerà sarà il nostro nucleo interiore l’elemento dirimente: se noi siamo “bene” ci sarà la rinascita, mentre il male ha solo vittorie apparenti perché crea sempre le condizioni per autodistruggersi.]]></description>
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			<title>52. KENN â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™arresto â&amp;euro;&amp;ldquo; Fermarsi a pensare</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/52_kenn_l_arresto_fermarsi_a_pensare_2959277.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>52. KENN – L’arresto – Fermarsi a pensare</strong><br />Sicuramente molti considerano questo esagramma negativo: non promette certo soldi, successo, trionfo negli affari.
Eppure è un responso prezioso: ci segnala che nel nostro progetto o nel nostro piano operativo c’è qualcosa da correggere o, per essere più precisi, che c’è bisogno di fermarsi a riflettere e, forse, a correggere qualcosa.
Il responso si rivolge a quei manager sempre irrequieti o a quelle aziende dove vige un andamento frenetico: fermatevi! Questo è il momento di analizzare la situazione, pensare, ritrovare la calma interiore, pianificare, stabilire un piano d’azione per i tempi migliori.
Non crogiolatevi nei sogni: tenete i piedi ben piantati in terra e preparatevi al futuro, quando la situazione si sblocca.
Sapete che abbiamo tre cervelli o, più correttamente, tre reti neurali complesse e distinte: testa. Cuore e pancia. Molto spesso procediamo spinti da uno solo dei tre, molto spesso poi ci ritroviamo in situazioni di auto-boicottaggio.

Il cuore corre, vuole andare avanti a tutta birra, motivato dal desiderio. 
La testa segue, con motivazioni e convincimenti razionali, a volte partecipa con idee creative, a volte spinge avanti per seguire un preciso obiettivo.
La pancia è strana: fisiologicamente più lenta (deve digerire gli input degli altri due) talvolta sembra un fulmine, pare decidere di impulso senza ascoltare nessuno. Eppure, molto spesso ciò avviene perché in realtà ha avuto tempo per elaborare, digerire, e quando interviene, magari prevaricando testa e cuore, sa davvero il fatto suo.

In termini moderni questo esagramma ci sta dicendo di concederci tempo, dare spazio alla pancia per digerire, permettere ai nostri tre cervelli di trovare un accordo.
Non sarà, per ora, un grande successo, ma è un bel consiglio!]]></description>
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			<title>6. SUNG - La lite - Conflittualità</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/6_sung_la_lite_conflittualita_1784497.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>6. SUNG - La lite - Conflittualità</strong><br />Litigi, scontri, conflitti generazionali, … non è un responso piacevole quello che scaturisce da questo esagramma. Non si tratta di conflitti interiori o scelte difficili, ma di persone litigiose, se il responso è riferito al singolo individuo, o di una situazione di scontro all’interno dell’azienda o tra l’azienda e “il mondo esterno”. Ci sono pericoli, insidie, ma soprattutto di sono in gioco violenza e astuzia, con l’avvertenza che, per il libro dei mutamenti, l’astuzia contiene sempre un pizzico di imbroglio e un velo di falsità.
L’elemento positivo dell’esagramma è che, qualunque sia, il conflitto è manifesto: non ci sono correnti sotterranee, pettegolezzi, manovre nascoste. Questo offre la possibilità di trovare una soluzione.
Il conflitto nasce, sempre, dalla ferma convinzione che la ragione si contrapponga al torto, che il contrario di giusto sia solo sbagliato. L’ostinazione a dividere il mondo e le idee in dicotomie rigide, ad osservare tutto da un solo punto di vista, sono all’origine del conflitto. E anche tale consapevolezza può costituire un buon punto di partenza per la ricerca di una soluzione. Perché la soluzione va trovata: finché persiste la conflittualità non si possono avviare progetti e il rischio di danni all’azienda è molto elevato.
Laddove è possibile bisogna prevenire la lite, ma: attenzione! Il litigio potenziale deve essere realmente compreso e risolto preventivamente, non semplicemente congelato o rimandato.
Le strade possono essere molteplici, da una semplice discussione chiarificatrice a una più complessa visione da diverse prospettive fino alla ricerca di un arbitraggio.
La strategia raccomandata dall’I Ching è quella della prevenzione: ne consegue che il vero saggio si allena a comprendere, ad essere consapevole dei diversi modelli mentali, ad arricchire le sue prospettive, a guardare da diverse posizioni percettive. Ma questo non è un lavoro che si possa improvvisare: è una cultura da sviluppare.
Estremamente interessante, in un’ottica di business, è la terza linea che offre un severo monito a chiunque governi in nome di una delega ricevuta, sia che si tratti di carica pubblica sia che si tratti di una posizione di seconda linea in azienda. L’avviso è che i beni esteriori possono esserci rubati, quindi la vera fortuna nasce dal perseguire virtù e valori interiori. Il vero patrimonio sono le nostre capacità.
Infine, la linea superiore avverte che peccando di arroganza e di orgoglio anche la vittoria nel conflitto sarà solo una vittoria di Pirro.]]></description>
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			<title>44. KOU â&amp;euro;&amp;ldquo; Il farsi incontro â&amp;euro;&amp;ldquo; Seduzione, manipolazione e dittatura</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/44_kou_il_farsi_incontro_seduzione_manipolazione_e_dittatura_2757557.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>44. KOU – Il farsi incontro – Seduzione, manipolazione e dittatura</strong><br />Il quarantaquattresimo esagramma è abbastanza ambiguo, soprattutto in ambito lavorativo. 
Cominciamo con gli aspetti positivi: l’esagramma è favorevole per affari a breve termine, lavori precari, attività stagionali come un campeggio estivo, un bar sulla spiaggia per la stagione.
Decisamente meno positivo è il fatto che l’esagramma descrive momenti di tensione quando si sente nell’aria che qualcosa sta arrivando e non si tratta di una cosa “pulita”, eticamente impeccabile, o rapporti mercenari.
Si racconta di una donna manipolatrice, pronta a far carriera ricorrendo prevalentemente alle sue capacità di seduzione, di un collega che si fa strada con l’adulazione, e di un capo che si lascia manipolare.
Si racconta anche di un capo – dittatore, che spara ordini ai quattro venti pensando più a se stesso e agli interessi dei suoi adepti che al bene dell’azienda
In azienda girano i coltelli e il segno, almeno temporaneamente, è favorevole alle persone subdole, o a chi si sente talmente debole e fragile da desiderare di essere comandato, chi desidera ricevere ordini e compiti più che affrontare responsabilità.
Per ora è meglio non ingaggiare battaglie che non potrebbero essere vinte e, se si sono linee che mutano, seguire i loro suggerimenti per trovar tattiche da utilizzare.]]></description>
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			<title>46. SCIONG â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™ascendere â&amp;euro;&amp;ldquo; La carriera</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/46_sciong_l_ascendere_la_carriera_3155381.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>46. SCIONG – L’ascendere – La carriera</strong><br />Personalmente trovo che l’esagramma 46, L’ascendere, sia bellissimo, anche e forse soprattutto in ambito professionale, ma so che qualcuno non la pensa così.
Il quarantaseiesimo esagramma racconta lo sviluppo di un albero: grande, maestoso, lento.
Per analogia anche il successo e la carriera saranno lenti, frutto di lavoro costante, determinazione, calma, pazienza. Si parla di fatica premiata, di fulgida carriera, ma poco a poco. Bisogna quindi essere costanti negli sforzi, evitare peccati di orgoglio, saper cercare aiuto e consigli e migliorare costantemente se stessi, e non fermarsi mai: persistenti e flessibili avviare nuovi progetti. Lavoro duro, da fare a piccoli passi, senza saltare mai un gradino.
Ne vale la pena, certo, ma i carrieristi non saranno soddisfatti da questo responso.]]></description>
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			<title>31. HIENN â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™influenzamento â&amp;euro;&amp;ldquo; Collaborazione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/31_hienn_l_influenzamento_collaborazione_3282102.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>31. HIENN – L’influenzamento – Collaborazione</strong><br />Il trentunesimo esagramma segnala rapporti positivi tra datore di lavoro e dipendenti, e può indicare anche un’assunzione.
L&#039;immagine racconta di un lago in cima ad un monte. Se il monte ha, sulla sua vetta, un lago, ne riceve umidità e la sua forma ne è modificata vantaggiosamente. Il lago ne è a sua volta avvantaggiato poiché è accolto e sostenuto dal monte.
E aggiunge: il saggio permette agli uomini di avvicinarlo ed è pronto ad accoglierli.
Il capo conquista la fiducia e la collaborazione dei dipendenti e il vantaggio è reciproco. Da parte del datore di lavoro non ci sono secondi fini. E non c’è bisogno di fatica o particolari sforzi: la collaborazione che nasce asseconda la natura di entrambe, a patto che ciascuno sappia svolgere il proprio ruolo e sia adeguato ai propri compiti.
Gli affini si attraggono e attraverso l’attrazione si influenzano a vicenda così che vengono evitati gli eccessi.
Situazione dunque positiva e favorevole, ma attenzione se ci sono linee mobili perché alcune segnalano difficoltà.]]></description>
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			<title>38. KKUI â&amp;euro;&amp;ldquo; La contrapposizione â&amp;euro;&amp;ldquo; Lo scontro</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/38_kkui_la_contrapposizione_lo_scontro_3284410.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>38. KKUI – La contrapposizione – Lo scontro</strong><br />Quando il responso è il trentottesimo esagramma è difficile anche prendere decisioni: ci sono liti e malintesi, e non sempre è utile cercare l’accordo
Calma, però: il successo non è impossibile, purché si metta in atto un cambiamento con attenzione e cura di maggiore armonia e generosità.
Per la vita d’azienda, o per il manager, l’avvertimento è anche relativo al rischio di essere incoerenti. L’esagramma indica anche fortuna per le piccole cose, e invita alla ricerca della riconciliazione.
 
Va però evidenziato anche un altro aspetto della contrapposizione: le differenze e l’unicità delle persone. Così il buon manager deve saper cercare analogie e differenze, entrambe con pari impegno, e deve sapersi circondare anche da persone diverse da lui: ci sono diversità che arricchiscono.
I due aspetti dell’esagramma, liti e ricerca di analogie e differenze, sono entrambe presenti. Questo spesso rende l’interpretazione un po’ più complessa perché si tratta anche di identificare su cosa prevale uno o l’altro.]]></description>
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			<title>42. I â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™accrescimento â&amp;euro;&amp;ldquo; Cogli lâ&amp;euro;™attimo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/42_i_l_accrescimento_cogli_l_attimo_3066298.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>42. I – L’accrescimento – Cogli l’attimo</strong><br />È un momento positivo, in cui è possibile anche compiere grandi imprese, purché siano a beneficio comune. Attenzione a non indugiare né bisogna disperdere tempo o energie! Cogli l’attimo!
Non servono grandi strategie e non è necessario essere particolarmente originali: si può prendere a modello il positivo anche dei concorrenti.
Si riceve aiuto da persone potenti ed è probabile una buona dose di fortuna, sempre a patto di non lasciarsi trascinare dal successo diventando arroganti o presuntuosi. E guai a sfruttare il momento vincente solo a proprio beneficio!]]></description>
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			<title>Il manager e la giornata del Bianconiglio</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/il_manager_e_la_giornata_del_bianconiglio_2664382.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il manager e la giornata del Bianconiglio</strong><br />Sicuramente viviamo di corsa, il mondo di oggi è stressante, e potrei aggiungere un mucchio di banalità. Sì, il mondo esterno influisce, ma molti contribuiscono personalmente, e spesso inconsciamente, alla frenesia in cui viviamo.
Parlo del manager, o dell’amico, assolutamente e totalmente frenetico.
Oppure, tanto per fare un esempio che ci riguarda tutti, avete presente quelle giornate in cui correte come pazzi, vi sembra di fare migliaia di cose, non avete neanche il tempo per una pausa e finite a mangiare un panino mentre siete al computer? E poi, quando vi chiedete cosa avete fatto in concreto, vi accorgete che … in realtà vi siete comportati come il Bianconiglio di Alice nel Paese delle meraviglie: avete corso senza concludere nulla.
Se capita un giorno ogni tanto, va bene, esattamente come va bene, ogni tanto, una giornata con la testa fra le nuvole, il ritmo pigro del dolce far niente. Ogni tanto va bene, sono entrambe forme di alternativa e cambiamento, tanto per non diventare schiavi di abitudini forse inutili.
Ma se tutti i giorni sono così …
Il Libro dei mutamenti ha alcuni esagrammi che, pur senza essere dedicati al manager frenetico, mettono un avvertimento, tra le righe.
In particolare mi riferisco a due esagrammi: il sedicesimo (Il fervore) e il trentesimo (Il fuoco, l’ardente). Entrambe hanno significati ben più profondi, ma si possono trovare anche segnali.
L’esagramma 16 parla del manager carismatico, quello che ha grandi idee, che convince e trascina. Eppure avverte: il fervore conduce ad inerzia, per legge di natura. E poi c’è il rischio di grandi idee, senza concretizzare, di perdersi …
L’esagramma 30 parla del fuoco, che brucia. Ma il fuoco va alimentato, costantemente, è instabile, dà luce e non riceve luce. Il fuoco è movimento, chiarezza, ma anche instabilità.
Sono entrambe esagrammi positivi, ma attenzione alle linee mobili, e al leggere tra le righe.
Soluzioni? Non c’è cambiamento che non sia realmente desiderato, quindi il primo consiglio è capire fino a che punto si è diventati il Bianconiglio. Come? Facendo, giornalmente o settimanalmente, il bilancio delle cose fatte e delle idee avute. E raramente le riunioni improduttive (la maggioranza!) possono rientrare nelle cose fatte.
E poi? Meditazione, mindfulness, massaggi rilassanti …]]></description>
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			<title>2. KKUNN - IL RICETTIVO = il braccio destro</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/2_kkunn_il_ricettivo_il_braccio_destro_1765573.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>2. KKUNN - IL RICETTIVO = il braccio destro</strong><br />In azienda questo esagramma identifica coloro che mandano effettivamente avanti le cose, ma raramente vengono riconosciuti, o quei business aziendali che sostengono la maggior parte dei costi fissi, ma tutti lo dimenticano.
È un segno di doveri ben svolti, responsabilità sostenute con abilità, ma non è segno di trionfo, premi, riconoscimento o carriera. Anzi, il nove sopra specifica, se è linea mobile, che sfoderare pretese e arroganza genera sfortuna.
Eppure questo secondo esagramma è, fondamentalmente, un segno positivo per chi lavora: si tratta di cambiare, almeno momentaneamente, prospettiva. È infatti un esagramma in cui si viene guidati, si impara molto, si gestisce molto, ma senza mai essere sotto i riflettori: fondamentalmente è un’ottima occasione di apprendimento e si mettersi alla prova, acquisendo molte competenze e capacità che potranno tornare utili anche in futuro.]]></description>
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			<title>17. SUI â&amp;euro;&amp;ldquo; Il seguire â&amp;euro;&amp;ldquo; Follower e followed</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/17_sui_il_seguire_follower_e_followed_2497734.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>17. SUI – Il seguire – Follower e followed</strong><br />Questo diciassettesimo esagramma sembra un manuale per il manager felice.
Il responso, favorevole, indica il passaggio da situazioni spiacevoli a momenti positivi, e contiene indicazioni per il capo e per il dipendente, in un’ottica di reciprocità. Ma andiamo con ordine.
Il principio guida è che esiste una gerarchia: ciascuno segue ed è a sua volta seguito, portando così all’ordine e all’armonia.
Chi vuol essere seguito deve innanzi tutto imparare a seguire: solo imparando a servire si impara a comandare. Ma alla base devono esserci intenzioni oneste: non si può desiderare il comando, il potere, e nemmeno perseguire scopi personali o avere secondi fini. Come sempre l’I Ching abbina comando e responsabilità, quindi sono vietati gli interessi personali e le manifestazioni di puro potere: si convincono gli altri a seguirci, non si danno ordini.
Abbiamo poi il diritto e dovere di pretendere la piena onestà da coloro che seguiamo: il sei al secondo posto, in particolare, invita a non seguire la persona sbagliata, altrimenti saremo noi a subire danni.
E poi il manager positivo sa bilanciare lavoro e vita privata, sa quando affaticarsi e quando riposare, quando lasciar andare e quando accettare la pressione del lavoro: sa far fronte allo stress, ma non lo cerca.
Ci sono poi alcune indicazioni importanti nelle linee mobili.
Con il nove all’inizio bisogna essere pronti al cambiamento di ambiente, di amicizie, di obiettivi.
Il sei al terzo posto parla di lealtà: se abbiamo la fortuna di seguire una persona positiva dobbiamo saper rinunciare a ciò che è meschino e prestare la massima attenzione ai fattori critici di successo.
Il nove al quarto posto avverte di guardarsi dagli adulatori, mentre il nove al quinto posto consiglia di fare piani a lungo termine.
Infine il sei sopra avvisa l’uomo saggio, il buon capo, che talvolta bisogna saper essere altruisti: anche se vorrebbe la solitudine e il riposo può essere chiamato a prendersi cura di cose importante per gli altri, o di qualcuno meritevole. Non lo viva come un sacrificio, ma un sacro dovere verso l’universo di sviluppare ciò che è positivo.]]></description>
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		<item>
			<title>45. TTSUI â&amp;euro;&amp;ldquo; La raccolta â&amp;euro;&amp;ldquo; Folla radunata</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/45_ttsui_la_raccolta_folla_radunata_3272138.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>45. TTSUI – La raccolta – Folla radunata</strong><br />La gente si raduna, si raccoglie in un unico posto ed è quindi possibile vendere e fare ottimi guadagni: è chiaramente un esagramma positivo per gli affari.
Dal punto di vista strategico potrebbe suggerire una campagna pubblicitaria, ad esempio per convogliare persone al sito aziendale, o avviare una vendita on line, o partecipare a fiere e congressi.
Per quanto il responso di questo esagramma sia favorevole, non ci si può certo sdere sugli allori: la folla è mutevole, quindi bisogna da subito organizzarsi per far fronte ad eccessivi entusiasmi (ad esempio si potrebbe andare incontro a problemi di distribuzione, improvvise rotture di stock). Bisogna organizzarsi, e soprattutto pianificare a lungo termine.
Raccomando, con questo esagramma, una pianificazione a lungo termine per diversi motivi:

Un piano strategico a lungo termine ha molteplici vantaggi, correlabili a questo responso
il segno è lungo, quindi il tempo dovrà essere considerato un fattore favorevole importante
le persone coinvolte devono essere convogliate su un progetto comune e condiviso

il saggio tiene pronte le armi, anche e soprattutto nel momento del successo, e un piano strategico consente di essere più flessibili nelle tattiche
Deve poi esserci un project leader, capace di coinvolgere, e dotato di grande padronanza personale, ed è a lui che si rivolgono, fondamentalmente, i suggerimenti delle linee mobili.]]></description>
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		<item>
			<title>Noi che sognavamo la California</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/noi_che_sognavamo_la_california_1796558.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Noi che sognavamo la California</strong><br /> 
 
Noi, tanti anni fa, sognavamo la California. La sognavamo imbucandoci alle feste dei fratelli, o degli amici più grandi, e ascoltando di soppiatto le canzoni che uscivano dal mangiadischi. Sognavamo California come luogo di libertà, come luogo esotico, con le idee molto vaghe: nel 1966 eravamo bambini, alcuni di noi non erano neanche nati. Il mito hippie l’abbiamo sentito raccontare, come il ’68, non l’abbiamo vissuto in prima persona.
Poi abbiamo studiato, lavorato, fatto carriera. E siamo andati in giro per il mondo, magari anche in California, a volte per lavoro, osservando qualche spizzico di Paese tra un meeting e un aeroporto, o per qualche vacanza stiracchiata qua e là.
Molti si sono sposati, avuto figli, avuto successo professionale. Qualcuno ha ingarbugliato le priorità, confuso la sua identità col biglietto da visita, si è lasciato più o meno alle spalle qualche matrimonio fallito. Parallelamente sembrava che il successo e il denaro compensasse tutto, creasse tutte quelle possibilità che, come soli e semplici persone, pensavamo di non poter avere. Così … uffici sempre più grandi, biglietti da visita sempre più prestigiosi, sempre più aerei, telefonini, tablet …
Poi, in qualche modo e per qualche strana ragione, il giocattolo si è rotto. Un capo che ci trovava antipatici, un progetto andato male, un’azienda fallita, un problema di salute o, semplicemente, la grande voglia di riprendersi la vita.
Con una vita media, in Italia, di oltre 80 anni e la classe politica e dirigente più vecchia del mondo sarebbe dovuto essere possibile crearsi a 40-50 anni una gradevole second life, in cui rimettere a posto i cocci della nostra identità e della nostra anima, e sfruttare tutta l’esperienza professionale accumulata (perché di gavetta ne abbiamo fatta tanta!).
In Paesi con vita media di 60 anni saremmo anziani, rispettati e ricercati saggi. In buona parte del mondo avremmo un futuro. In Italia no. A 40 anni, per il mondo del lavoro italiano, sei vecchio, a meno che …
Così, un po’ più saggi di tanti anni fa, abbiamo finalmente ricominciato a sognare. Ma questa volta non la California come località esotica. Ora i sogni vanno verso il Canada, l’Australia, la Germania, l’Olanda ...
E non alla ricerca di stravaganti avventure, ma di un lavoro e di una stabilità economico-professionale. 
Siamo colpevoli di ciò che ci sta succedendo? Colpevoli no, ma responsabili sì. Siamo la generazione che ha ucciso i propri sogni per la ricchezza e la tecnologia, abbiamo trascurato i valori, abbiamo pensato che carriera e successo potessero prendere il posto di amici e famiglia. Abbiamo persino lasciato peggiorare la già grave situazione italiana di raccomandazioni, baronie, cordate, nepotismi. Abbiamo tollerato ingiustizie, ruberie, furbizie.
Ma stiamo pagando un prezzo alto, perché questo non è un Paese per vecchi, né per giovani, e men che meno per la mezza età.
Sono davvero tanti gli amici che stanno pensando o si stanno organizzando per emigrare nei prossimi mesi. Anche questi sono cervelli che lasciano l’Italia.]]></description>
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		<item>
			<title>14. TA YU - Il possesso grande â&amp;euro;&amp;ldquo; Tutto chiaro</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/14_ta_yu_il_possesso_grande_tutto_chiaro_3098320.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>14. TA YU - Il possesso grande – Tutto chiaro</strong><br />Esagramma favorevole, che rappresenta il sole alto in cielo che illumina, così come il saggio può illuminare l’intera società, ma ha altre peculiarità, forse meno gradevoli per il manager proiettato al business e alla carriera
È un esagramma portatore di luce intensa, ma la luce rende anche più chiaramente visibili le ombre: un monito importante per ricordare che è inutile cercare la luce se non si è disposti a vedere più chiaramente l’ombra. Nel quattordicesimo esagramma il monito si estende agli aspetti pratici, anche del business: i nodi vengono al pettine!
L’esagramma prospetta un probabile sacrificio iniziale, a cui segue il successo: è dunque presumibile la necessità di uno sforzo, o di un investimento.
È tempo di costruire, ed è quindi tempo di agire a favore del bene e combattendo il male: le due azioni sono strettamente collegate ed entrambe imprescindibili. Non ci si può dunque adagiare sulla promessa di successo. I sacrifici vanno affrontati, i nodi resi visibili dalla luce vanno affrontati e risolti, le ingiustizie combattute. Tutto questo mantenendosi interiormente modesti, facendo circolare denaro e idee, tenendo a bada l’orgoglio derivante dal successo.
A fronte del quattordicesimo esagramma come responso pensate anche di avviare un programma a sostegno del sociale o di un progetto a beneficio della comunità, e ricordatevi di aumentare il premio di produzione!]]></description>
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		<item>
			<title>Manager felice sì, ma non per obbligo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/manager_felice_si_ma_non_per_obbligo_2189011.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Manager felice sì, ma non per obbligo</strong><br />Leggo, e riporto testualmente “Molte aziende statunitensi sono infatti alla ricerca dello chief happiness officer (cho), ovvero del dirigente addetto della felicità dei dipendenti. Il loro obiettivo? Semplice: portare gioia e soddisfazione tra i lavoratori.”
Bene, questo articolo ha ottenuto già un primo risultato: mi sono fatta una bella risata.
Perché, tanto per cambiare, la notizia riporta solo la superficie, e mi vedo già una serie di manager aziendali che ne traggono idee di gestione …
A monte della notizia c’è una grande evoluzione culturale, che arriva proprio da quell’America dove impera il liberismo più sfrenato e dove, come raccontava un’amica approdata parecchi anni fa negli Stati Uniti seguendo il padre che aveva avuto un’importante promozione, la prima cosa che chiedevano i nuovi compagni di scuola era “quanto guadagna tuo padre?”
Gli USA, paradiso dell’immigrato con tanta voglia di crescita, valutava l’individuo in termini di successo e di guadagno: tutti potevano raggiungerlo. Era il grande sogno, tipico dei Paesi giovani. Non era certo così nella vecchia Europa. Ma sono passati decenni, e negli USA ci si è accorti che la vita non è solo lavoro denaro successo. C’è molto di più.
Così, poco a poco, è arrivato il cambiamento culturale e un nuovo approccio alla ricerca della felicità: Will Smith docet. Sono cambiati i valori: meno successo e più famiglia, meno denaro e più saggezza.
Il cambiamento è profondo: basta leggere o frequentare corsi o siti di Peter Senge, Otto Scharmer, guru americani di management che da anni abbinano lo sviluppo creativo del business alla crescita della persona.
Noi, in Italia, siamo diversi. Non tutti, ma molti sì. Basta poco per notarlo.
Ed ecco allora che mi immagino un amministratore delegato che apostrofa i suoi dirigenti: dovete essere felici. Ogni giorno dovete ridere, ridere, manifestare la vostra felicità. Insomma, dovremo essere felici per obbligo.
Niente di nuovo sotto il sole, almeno da noi. Gli psicologi infantili sono pieni di piccoli pazienti condizionati da mamme che li vogliono vedere sempre e solo felici. Qualche anno di coercizione alla felicità e si è pronti per lo psichiatra, o per diventare serial killer.
Per la prima volta mi trovo a valutare la cultura americana come nettamente superiore alla nostra. Infatti, a fianco del direttore della felicità, esce un film come Inside out che dimostra la validità della tristezza, l’importanza del dolore da superare per crescere.
Sono fermamente convinta che il benessere interiore renda più produttivi, più creativi, più efficaci e più efficienti. Non ne ho il minimo dubbio. Sono fermamente convinta che l’azienda possa e debba far molto anche per la felicità dei dipendenti, ad esempio perseguendo valori come l’etica, o il rispetto, soprattutto delle posizioni più umili, o coltivando la meritocrazia, quella vera.
Ma sono anche, purtroppo, quasi certa che questa sarà l’ennesima scusa per allontanare i dipendenti antipatici, quelli che non seguono l’onda. E spero solo di non trovare, un giorno o l’altro, un titolo di giornale che annuncia che qualcuno è stato licenziato perché non era abbastanza felice e intristiva i colleghi.]]></description>
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			<title>21. SCÏ HO â&amp;euro;&amp;ldquo; Il morso che spezza â&amp;euro;&amp;ldquo; Giustizia e certezza della pena</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/21_scie_ho_il_morso_che_spezza_giustizia_e_certezza_della_pena_2039252.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>21. SCÏ HO – Il morso che spezza – Giustizia e certezza della pena</strong><br />C’è un ostacolo che va spezzato. Non è un responso piacevole quello che si può trarre dal ventunesimo esagramma, eppure c’è la promessa di riuscita. Più che l’esito, è importante la situazione, la strategia da adottare, i comportamenti da tenere.
Il chiarimento è essenziale, l’ostacolo va rimosso, altrimenti si crea una situazione di logoramento sfavorevole per tutto e per tutti.
La sentenza dichiara: propizio è dar corso alla legge. Quindi si parla di colpe e punizioni, si ricorda che deve esistere la certezza della pena e si fa espressamente riferimento al processo penale.
Un manager che ottiene questo esagramma come responso è probabilmente oggetto di pesanti pettegolezzi che lo danneggiano, ne è consapevole, e vive uno stato di stress estremamente pesante: la situazione va risolta.
Certo, serve equità, equilibrio, ma la giustizia va applicata e deve essere perseguita. Rapidità e rispetto sono due qualità implicite nel concetto di giustizia.
Tuttavia se ottenete questo esagramma si impone anche un esame di coscienza, in particolare se ci sono linee mobili. Le linee mobili, infatti, offrono indicazioni sulla tipologia e sul livello di colpa.
Il nove all’inizio potrebbe indicare la frequentazione di cattive compagnie: un rapido allontanamento e una pena lieve sono sufficienti.
Il sei al secondo posto esprime cattive abitudini, comportamenti errati. Si perde il senso della misura, ma non è colpa grave.
Il sei al terzo posto evidenzia una persona che si arroga il diritto, non suo, di amministrare la giustizia: non giudicare se non vuoi essere giudicato. Ci sarà umiliazione, ma non c’è colpa.
Con il nove al quarto posto ci sono avversari potenti che devono essere puniti: fermezza e duro lavoro possono aver ragione di costoro.
Il sei al quinto posto indica che si dovranno assumere responsabilità pesanti e sgradite, ma rimanendo incorruttibili come l’oro e consci dei pericoli che comporta la responsabilità sarà possibile superare gli ostacoli.
Infine il nove sopra racconta di una persona che non ascolta gli ammonimenti del bene, che somma colpa su colpa, che vive di arroganza ed egoismo: si prospetta inevitabilmente la sciagura.]]></description>
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			<title>Vision condivisa: si può misurare?</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/vision_condivisa_si_puo_misurare_1743062.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Vision condivisa: si può misurare?</strong><br />Troppo spesso la Vision condivisa è una frase, fatta di belle parole, che alla luce dello sviluppo del progetto si rivela essere abbandonata, fraintesa e tutt’altro che condivisa.
Come ho raccontato nell’articolo precedente, Il manager verso una vision condivisa: le motivazioni, se impariamo a scavare, conoscere le persone, prestare attenzione agli individui, alla loro storia e alle loro motivazioni possiamo scoprire molto, e individuare potenziali fraintendimenti o ragioni di conflitto.
Sì, ma si tratta di business, non di psicologia. Dobbiamo forse diventare tutti psicologi per fare i manager, e i manager di rete in particolare?
No, certo. E nemmeno io, che pure insisto fino all’esasperazione dei mei scarsi lettori, sull’importanza dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’attenzione agli altri quando si gestiscono persone e ancor di più quando si gestiscono manager e imprenditori, nemmeno io ho il coraggio di suggerire lo studio approfondito della psicologia. Onestamente, non serve.
Ciò che serve, secondo me, è la possibilità di segmentare le problematiche, per renderle più comprensibili e affrontabili, rendere misurabili le differenze, visibili i motivi di potenziali contrasti.
Ecco quindi un sistema, grafico, che uso ogni volta che devo affrontare la costruzione di sinergie legate alla condivisione di una vision.
E, per rendere l’esempio più concreto, riprendiamo la vision definita dai nostri quattro imprenditori dell’articolo precedente: Il manager verso una vision condivisa: le motivazioni
Vision condivisa: Creare un business che crea profitto entro due anni in Russia
Gli elementi contenuti e condensati in questa frase, in realtà, sono diversi. Partiamo quindi dal farne uno “spezzatino” e atteniamo che la vision contiene diversi segmenti:

creare un nuovo business
creare un business in Russia
far profitto entro due anni
internazionalizzare
ampliare il business verso i Paesi dell’est
espandere ogni azienda

Nel segmentare la vision è opportuno identificare più di 4 segmenti, per apprezzare le differenze, ma meno di dieci, per evitare confusione.
Chiedendo ad ogni imprenditore del gruppo di dare un ranking di valore ai singoli segmenti (valore più alto al segmento per lui più importante – non possono esserci segmenti a pari merito) si ottiene un grafico come quello mostrato in figura.
Diventa quindi evidente, almeno secondo me, che ci sono elementi di potenziale disaccordo (chiaramente prioritari per qualcuno, ma totalmente rinunciabili per qualcun altro) e elementi importanti per tutti, anche se con sfumature di diversità, su cui il manager di rete può far leva.
È anche evidente che se tre imprenditori su quattro avessero un grafico praticamente sovrapponibile, e il quarto totalmente diverso, costui diventerebbe in breve tempo un elemento di disturbo, e finirebbe per lasciare la rete. Avendo una sorta di predizione, il manager di rete può agire di conseguenza.
C’è però anche un altro elemento importante. Ciascuno di noi agisce e sceglie in base ad alcuni valori che, istintivamente, lo portano a fare delle scelte. La scala dei valori di ciascuno è uno degli elementi non assoggettabili al criterio di “giusto o sbagliato” (ammesso che esistano elementi di questo tipo da qualche parte). La condivisione di valori con qualcuno ci porta a cercare un accordo, a sentirci in sintonia. Viceversa l’istintiva comprensione che abbiamo priorità diverse sui valori portanti ci induce a cercare il conflitto. È istintivo.
Ecco quindi che chiedendo a ciascun imprenditore di definire la sua scala di valori che desidera sviluppare o considera irrinunciabile, rispetto al progetto che stiamo seguendo, possiamo ottenere qualcosa di simile alla tabella 1, riportata in figura.
Il primo valore identificato, ritenuto prioritario, è molto diverso tra i quattro imprenditori: è facile immaginare che lì saranno i motivi di contrasto.
La lealtà è però un valore fortemente condiviso da tutti: un’ottima leva per il manager di rete per gestire conflitti.
Ci sarebbe, ovviamente, molto altro da dire, ma ho già scritto più che abbastanza. Mi piacerebbe avere il vostro parere. A presto]]></description>
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			<title>59. HUANN â&amp;euro;&amp;ldquo; La dissoluzione â&amp;euro;&amp;ldquo; Allontanamento</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/59_huann_la_dissoluzione_allontanamento_3045595.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>59. HUANN – La dissoluzione – Allontanamento</strong><br />La situazione è già chiara, definita, anche se forse non ve ne siete accorti, o non volete accorgervene: ci si allontana, ci si separa. Per il manager può indicare un nuovo lavoro all’estero, o un cambio di mansioni che porta l’allontanamento dal team con cui si è lavorato finora. Non sappiamo se il risultato sarà positivo: ogni cosa va affrontata a suo tempo, ed ora è il momento di separarsi.
L’importanza del responso è soprattutto nei consigli su come agire, come evitare che l’egoismo conduca a dividere le persone, e questi sono suggerimenti degni del miglior team management.
La possibilità di compiere, lavorando insieme, grandi imprese è ciò che unisce le persone, mentre egoismo e avidità portano a separarsi. Ancora una volta, e non sarà l’ultima, l’I Ching richiama alla Vision condivisa come via fondamentale per la collaborazione. In questo esagramma, in particolare, si fa riferimento all’aspetto spirituale, quasi religioso, di una vision condivisa.
E le linee mobili offrono suggerimenti specifici e tempestivi.]]></description>
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			<title>Economia e felicità</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/economia_e_felicita_3178972.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Economia e felicità</strong><br />Sempre più frequentemente chi si occupa di economia e produttività si ritrova a fare i conti con la felicità, elemento apparentemente estraneo alla tematica economica ma, in realtà, parte integrante e differenziante.
L’articolo che ho scovato ha il pregio di fare un semplice excursus nelle ricerche sull’argomento, offrendo un’ottima base teorica per leggere, interpretare e comprendere anche quanto, in questi tempi, esce come titolo di giornale e, al profano, sembra solo una notizia fantasiosa.
Che la nostra società viva uno stato di malessere generale credo sia un dato di fatto e, dopo aver letto molto sull’argomento, penso che le rigorose ricerche sulla felicità, che portano alla conclusione che la felicità sia una competenza che si può imparare e allenare, siano una via da percorrere per vivere meglio e sì, anche per essere più produttivi.
Prendetevi quindi qualche tempo per leggere questo articolo e poi… ciascuno farà la propria scelta.
Bruni L. Facoltà di Economia Milano-Bicocca. &quot;Felicità e beni relazionali.&quot; 
Online:  http://journaldumauss.net/IMG/pdf/FELICITa-beni_rel.pdf]]></description>
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		<item>
			<title>27. I â&amp;euro;&amp;ldquo; Gli angoli della bocca = il nutrimento</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/27_i_gli_angoli_della_bocca_il_nutrimento_1720039.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>27. I – Gli angoli della bocca = il nutrimento</strong><br />Possiamo identificare due situazioni diverse: quella in cui il manager interroga per sapere di se stesso e della sua carriera e quella in cui, invece, si interroga l’I Ching per una decisione strategica relativa all’azienda nel suo complesso.  Esaminiamo dunque le due situazioni separatamente, cominciando dalla situazione del manager.
Il manager e la carriera
Il desiderio di carriera è desiderio di miglioramento o carrierismo spinto? Con questo esagramma il sospetto che ci sia un eccesso di ambizione, che il biglietto da visita sia considerato prioritario è lecito. Inoltre non sempre ad un’etichetta migliore corrisponde una posizione migliore.
Bisognerebbe anche chiedersi cosa si sta facendo e cosa realmente si è disposti a fare per la carriera: pettegolezzi o vuoti lecchini non hanno vita lunga, né ci si dovrebbe far coinvolgere da chiacchiere e lusinghe.

In particolare, poi, il nove all’inizio fa pensare che in nome della carriera si stia sacrificando qualcosa di importante, come se l’obiettivo di avanzamento che ci si pone non fosse pienamente ecologico.
Il sei al secondo posto indica invece che si desidera avanzare in cordata con un capo, senza però rafforzare le proprie competenze e senza preoccuparsi dei subalterni: da un simile comportamento non può venire altro che danno.
Il sei al terzo posto evidenzia un desiderio di carriera vana, di pura ambizione, di sola etichetta.

Le ultime tre linee mostrano invece situazioni più positive, con il sei al quarto posto il manager si assume responsabilità verso i subalterni e, per quanto ciò non lo conduca ad un avanzamento, lo pone in situazione favorevole.
Nel sei al quinto posto è indicata la consapevolezza di dover migliorare le proprie competenze, prestando particolare attenzione alle soft skills, prima di procedere nella scalata.
Infine il nove sopra indica che si è interiormente pronti per il salto di carriera, sia essa un plateale aumento di grado o un più nascosto incremento di responsabilità premiato. E, come sempre nell’I Ching, quando si è interiormente pronti si possono cogliere le occasioni e godere di benefici.]]></description>
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		<item>
			<title>48. TSING â&amp;euro;&amp;ldquo; Il pozzo â&amp;euro;&amp;ldquo; Profondità che nutre</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/48_tsing_il_pozzo_profondita_che_nutre_2857959.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>48. TSING – Il pozzo – Profondità che nutre</strong><br />Il quarantottesimo esagramma è Tsing, Il pozzo, e racconta di rapporti profondi, nutrimento e innovazione.
Nulla è più solido, vitale, immutabile del pozzo, la cui forma non è cambiata nel corso dei secoli e che non può essere spostato a piacere: il pozzo deve essere collocato dove c’è l’accesso all’acqua. Eppure il pozzo è profondo, come devono esserlo le relazioni umane, ed è sotterraneo, quindi nascosto e invisibile, deve essere costantemente ripulito, quindi rinnovato, e deve nutrire tutto e tutti: l’immagine fa riferimento ai vasi linfatici delle piante che portano nutrimento fino alla più piccola e lontana foglia.
Per un’azienda, o per un manager, ricevere questo esagramma pone davanti ad azioni complesse poiché suggerisce di revisionare e rinnovare l’organizzazione aziendale prestando estrema attenzione che tutti ricevano l’indispensabile soddisfazione dei bisogni primari. Ma, attenzione, non si fa riferimento alla scala di Maslow: per l’I Ching nei bisogni primari dell’essere umano rientrano molti aspetti etici.
Tsing invita ad aver cura dei dipendenti, a far sì che l’organizzazione sia equilibrata poiché, ad esempio, un eccesso di importanza del reparto vendite rispetto alle altre strutture aziendali equivale ad uno squilibrio che l’esagramma definisce “rottura della brocca” e conseguente impossibilità di attingere l’acqua. Infine è necessario porre attenzione e sviluppare la cultura aziendale. Tutti devono sentirsi importanti e partecipi e il manager deve occuparsi prima di ogni altra cosa della collaborazione tra le persone e i vari reparti, non come regolette da fornire, bensì come esempio e modo di operare.
C’è quindi molto da fare, molto da verificare. La responsabilità principale è citata nell’immagine: il saggio ispira il popolo e li esorta ad aiutarsi e collaborare, e il rischio maggiore è dichiarato nella sentenza: Se si è quasi raggiunta l’acqua, ma non del tutto, o si rompe la brocca giunge la sciagura. Non bisogna dunque accontentarsi, né lasciare alcunché al pressapochismo.]]></description>
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		<item>
			<title>10. LÜ - Il procedere â&amp;euro;&amp;ldquo; Un capo irritabile</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/10_lue_il_procedere_un_capo_irritabile_1988072.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>10. LÜ - Il procedere – Un capo irritabile</strong><br />State affrontando un’avventura ad alto rischio, ma avete ottime probabilità di uscirne senza danni, e persino di trarne benefici.
Come sempre la parte più importante del Libro dei mutamenti sono i consigli che ci vengono offerti. Se il responso è il decimo esagramma ricordatevi alcune linee guida, essenziali, per i vostri comportamenti e le vostre azioni:
Evitate categoricamente di essere permalosi, irritabili o suscettibili. Lo sono già, più che a sufficienza, le persone con cui siete in contatto.
Probabilmente avete a che fare con qualcuno inaffidabile e vendicativo, e in questo momento non potete allontanarlo o sconfiggerlo. Tenetene conto.
Siate sempre assolutamente corretti e rispettosi delle gerarchie. Non c’è bisogno di adulare il capo, ma con questo responso va assolutamente rispettato.
Siate sempre corretti e giusti con i dipendenti. Fatevi rispettare per le vostre qualità e le vostre competenze, ma non cercate di comandare con la forza ed evitate tassativamente le ingiustizie che, in questo momento, provocherebbero ribellioni pesanti.
Inoltre sono particolarmente significative alcune linee mobili. Tenete dunque a freno l’ambizione e badate ai risultati concreti anziché a carriera e denaro se ottenete il nove all’inizio. Imparate a stare da soli se invece ottenete il nove al secondo posto. Fate un’attenta e spassionata valutazione delle vostre competenze e capacità con il sei al terzo posto: non è il momento di eccedere nell’autostima!
E, infine, con il nove sopra, ricorda che non conta chi pensiamo di essere, ma le azioni che compiamo e le loro conseguenze. Non bastano le buone intenzioni!]]></description>
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			<title>Riflessioni sul lavoro</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/riflessioni_sul_lavoro_2991849.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Riflessioni sul lavoro</strong><br />Sono lontani i tempi in cui che aveva i soldi (e la nobiltà) considerava degradante dedicarsi al commercio, e come attività lavorative erano accettate, sostanzialmente, darsi alla chiesa o all’esercito. E per le donne, l’alternativa alla chiesa era il matrimonio. La rivoluzione industriale ha cambiato tutto questo. Piano piano il lavoro e lo studio sono diventati strumenti per migliorare la propria vita.
Ovvio che lavorare voleva dire guadagnare, ma anche avere aspirazioni. Provate a parlare, se riuscite a fare un salto temporale, con un qualunque lavoratore dell’800 di aspirazioni professionali, di trovare un lavoro che sia consono con le proprie attitudini.
Abbiamo avuto una bella parabola ascendente, seppur con qualche errore. Il lavoro è diventato un percorso si auto-realizzazione, si è riempito di dignità e sogni, i genitori aspiravano a portare i figli alla laurea che loro non avevano potuto raggiungere, studiare era un privilegio e una sicurezza: chi aveva studiato raggiungeva condizioni, economiche e di soddisfazione personale, migliori rispetto a chi non studiava. Ben pochi si ribellavano davanti all’opportunità di studiare: poterlo fare era un grande vantaggio.
Abbiamo ottenuto il diritto allo studio, al lavoro, al voto per le donne. E poi i diritti dei lavoratori: malattia e ferie pagate, il minimo salariale, i contratti collettivi.
Qualcosa si è inceppato, e non ce ne siamo neanche accorti. La parabola è diventata discendente, con la complicità di tutti, e ce ne rendiamo conto solo ora che scende in picchiata.  
Non mi è stato facile scegliere una facoltà che amavo, trovare un lavoro che mi piacesse, cambiarlo quando sono cambiata io, seguire aspirazioni e sogni. Certo che non è stato facile, ma è stato possibile.
Ora invece abbiamo la sharing economy, la gig economy, e tutta una serie di lavoretti. Il bel libro, abbastanza recente, Lavoretti. Così la «sharing economy» ci rende tutti più poveri di Riccardo Staglianò (editore Einaudi) spiega bene la situazione, e le conseguenze.
La terminologia è nuova: tutta da imparare. La realtà che viviamo, invece, era già stata descritta nel libro La fine del lavoro di Rifkin: prima edizione italiana nel 1995. Avevo letto il libro, più di 20 anni fa, ed ero rimasta impressionata perché vedevo, in azienda, le prime avvisaglie di ciò che descriveva Rifkin: i sintomi c’erano tutti. Ora ci avviciniamo sempre più alle conseguenze.
Penso che la cosa più grave, in assoluto, non sia tornare a condizioni di lavoro pre rivoluzione industriale. È terribile, angosciante, profondamente ingiusto, ma non è il peggio.
La cosa peggiore è, secondo me, aver totalmente castrato il valoro dello studio e della cultura. E non perché la cultura elevi o renda superiori, ma perché arricchisce dentro, serve per ottenere esseri umani.
La mia bisnonna, contadina benestante della Romagna di fine ‘800, era una lettrice accanita. Appena ha potuto ha fatto laureare l’ultimo figlio e poi convinto i nipoti a studiare. Sono cresciuta con questi racconti e questi valori. Ho conosciuto magnifiche persone che non avevano potuto studiare e trascorrevano il tempo libero leggendo o cercando modalità per apprendere. Abdicare, come società, a tutto questo mi fa male.]]></description>
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		<item>
			<title>24. FU - Il ritorno</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/24_fu_il_ritorno_3274229.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>24. FU - Il ritorno</strong><br />Il ventiquattresimo esagramma indica convalescenza, passaggio dal buio alla luce, cambiamento propizio derivante dalla vita stessa che guarisce e ritorna come la primavera torna ogni anno.
In termini di business potrebbe indicare, per un manager, un nuovo lavoro dopo un licenziamento, per un’azienda il recupero di un credito atteso da lungo tempo.
Ciò che deve avvenire, avverrà, e sarà positivo. Possiamo attribuire il merito al destino, la flusso della nostra vita o a qualcosa che abbiamo fatto e che ora giunge a realizzazione.
Nulle da fare, dunque? Non proprio: nell’I Ching c’è sempre un invito alla proattività. E in questo caso si richiedere pazienza (la convalescenza richiede sempre un certo tempo) e accoglienza, intesa come disposizione d’animo ad accogliere ciò che accadrà.
Le occasioni, le persone utili, arriveranno da sole a cercarci, non è necessario chiamarle o andare loro incontro, ma è necessario prepararsi.
È inutile aver fretta o voler forzare la situazione poiché la convalescenza, come la natura, ha tempi da rispettare. Ed è importante essere pronti, prestare la massima attenzione a impercettibili segnali, altrimenti si perdono le occasioni.
Aggiungo una piccola segnalazione, su esperienza personale. Il ventiquattresimo esagramma indica un cambiamento, improvviso ed indipendente dalla nostra volontà. È un cambiamento positivo, ma noi umani spesso reagiamo ai cambiamenti con timore e resistenza. La realizzazione dell’esagramma richiede fiducia, e a sua volta l’uscita di questo esagramma come responso regala fiducia per accogliere ciò che accadrà.]]></description>
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		<item>
			<title>16. Ü â&amp;euro;&amp;ldquo; Il fervore = Il leader carismatico</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/16_ue_il_fervore_il_leader_carismatico_1716727.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>16. Ü – Il fervore = Il leader carismatico</strong><br />È un segno di entusiasmo: il  titolo dell’esagramma può essere tradotto come fervore, entusiasmo, felicità. Ma, ovviamente, non è tutto qui!
Tutto, nell’I Ching, mira al’armonia universale, poiché chi segue e rispetta i tempi, chi si muove e accresce l’armonia dell’universo è portatore di benessere e successo, persino rispettando i tempi bui o di sofferenza. Questo, dunque, è il presupposto per tutti i responsi, tutte le strategie e le tattiche indicate. Ed ecco quindi le indicazioni specifiche.
È tempo di rinascita ed entusiasmo che va sfruttato a beneficio di tutti. In tale tempo, l’unione fa la forza, ma è necessario un capo carismatico che unifichi. Il suo carisma farà sì che l’obbedienza del popolo sia spontanea e naturale, pertanto spetta a lui comportarsi per il bene di coloro che guida. Il carisma è un dono divino (lo afferma l’etimologia stessa del termine): chi lo riceve ha le conseguenti responsabilità, compreso quella di essere un ponte tra visibile e invisibile, umano e divino, passato e futuro. Il vero leader carismatico è un trascinatore ed un unificatore.
Il suo limite, tuttavia, è nelle realizzazione concreta, per questo la sentenza afferma “propizio è costruire aiutanti”: egli deve sapersi circondare da persone capaci e concrete.
Per una pura legge di natura … il fervore conduce ad inerzia. All’entusiasmo segue la disillusione, l’abbandono. Per questo il vero leader carismatico comprende i tempi, sa quando agire e ispirare e quando i progetti divengono irrealizzabili. E, soprattutto, sa che lasciarsi accecare dal dono ricevuto o accecare col carisma è puro egoismo, arroganza, e conduce al male e alla vergogna.]]></description>
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		<item>
			<title>4. Mong - La stoltezza giovanile - Formazione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/4_mong_la_stoltezza_giovanile_formazione_1933047.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>4. Mong - La stoltezza giovanile - Formazione</strong><br />Se la domanda riguarda il manager è importante stabilire se le indicazioni gli vengono date come docente o come discente, come maestro o come colui che apprende.
Decisamente più “affascinante” è il responso se la domanda è relativa ad un’azienda, ad un prodotto o ad un particolare business.
In questo caso è estremamente probabile che le indicazioni siano relative a qualcosa giovane, iniziale, anche se non necessariamente in fase di lancio. Un business, o un prodotto, non ancora maturo, un’azienda che deve ancora fare strada, potrebbero ricevere questo esagramma.
Le indicazioni strategiche diventano pertanto fondamentali: fare un’attenta analisi SWOT e riempire tutti gli spazi disponibili, segmentare il mercato, esaminarne le nicchie. Ad ogni nuovo segmento o nicchia di mercato bisognerà adattarsi con le tattiche adeguate, ma anche (o forse soprattutto) acquisendo le conoscenze necessarie per affrontarlo e sviluppando il prodotto o il business modulandone le caratteristiche.
In ogni caso, e anche questa è un’indicazione importante, c’è spazio di crescita purché si adotti una strategia di totale trasparenza, accettando consigli da tutti gli stakeholder, senza mai assumere atteggiamenti arroganti e senza mai far promesse che non vengano mantenute.
La parola d’ordine sarà determinazione, gli investimenti dovranno sostenere il prodotto o il business con un attento controllo del ROI, ma senza eccedere nel rigore.
Avete un business da far crescere, da educare, con ottime prospettive. ]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.www.chingecoaching.it/1/4_mong_la_stoltezza_giovanile_formazione_1933047.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>39. KIENN - Lâ&amp;euro;™impedimento â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™ostacolo</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/39_kienn_l_impedimento_l_ostacolo_2346490.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>39. KIENN - L’impedimento – L’ostacolo</strong><br />C’è la promessa di nuove iniziative, di cambiamenti positivi, ma questo è un momento di stasi e di preparazione. L’obiettivo identificato sarà raggiungibile: è un obiettivo adeguato, ma non ora. Ora è il momento di cercare una guida, una persona saggia ed esperta, ed è il tempo della crescita personale, interiore: le difficoltà attuali vanno vissute come strumento di formazione. Non cercate colpevoli, men che meno all’esterno.
Le singole linee specificano i comportamenti in funzione del momento.
Con il sei all’inizio evitate cambiamenti. Se avete pensato a cambiare lavoro, se avete previsto il lancio di un nuovo prodotto, se volete avviare una nuova iniziativa, è meglio rimandare: non è il momento. Osservate, invece, con attenzione e siate pronti, in futuro, a cogliere l’attimo.
Con il sei al secondo posto preparatevi ad affrontare molte difficoltà: la scelta non dipende da voi. L’azienda, o il vostro capo, vi chiedono di agire e il dovere vi impone di proseguire, nonostante le difficoltà.
Con il nove al terzo posto è opportuno fermarsi per rivedere la strategia, affrontando il progetto che avete in mente da un diverso punto di vista, concentrandovi sulle responsabilità che avete verso le persone che dipendono da voi. Questo vale per il singolo, a cui potrebbe essere richiesto di rinunciare ad un nuovo lavoro per il bene della sua famiglia, e per l’azienda, che potrebbe dover modificare un progetto per il bene della comunità in cui opera.
Il sei al quarto posto invita a cercare aiuto. Invece che procedere con un progetto irto di difficoltà, fermatevi a cercare supporto.
Il nove al quinto posto evidenzia ostacoli insormontabili, ma è proprio in mezzo alle difficoltà che si possono identificare persone che condividono gli stessi valori e che consentiranno di superare i problemi.
Il sei sopra racconta di una sorta di formazione continua: solo il saggio sa cercare costantemente persone più sagge di lui per continuare ad apprendere e costruire insieme per il bene comune.]]></description>
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			<title>19. LINN â&amp;euro;&amp;ldquo; Lâ&amp;euro;™avvicinamento â&amp;euro;&amp;ldquo; Prendersi cura</title>
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			<description><![CDATA[<strong>19. LINN – L’avvicinamento – Prendersi cura</strong><br />La simbologia del diciannovesimo esagramma è la madre si avvicina alla figlia, dolcemente protettiva, il saggio si avvicina al popolo, guidandolo con gentilezza, ma vale anche il contrario: la figlia si avvicina alla madre, con la sottomissione di chi sa di poter contare sull’aiuto e imparare e il popolo si avvicina al saggio sapendo di essere guidati nel bene e verso il bene comune.
Un altro elemento è la consapevolezza che sia possibile raggiungere il successo e l’armonia globale.
In termini aziendali viene descritto un capo che si avvicina ai dipendenti prendendosi cura di loro, ma, attenzione, non si tratta del padre – padrone, dell’imprenditore vecchio stampo.
In questo esagramma si racconta di un manager illuminato, che può annoverare tra le sue qualità anche la gentilezza, la capacità di insegnare e alcuni valori femminili. È un manager tranquillo profondo come il lago e ampio come la terra, dotato di saggezza senza limiti, e la sua capacità di portare armonia si riflette su tutta la linea gerarchica.
Il responso è positivo, si parla sempre di successo. Tuttavia c’è un avvertimento importante: al successo segue sempre il declino, ed è nel momento del successo che bisogna prevenire il declino per far sì che non diventi danno o sciagura.
Se, quindi, avete ottenuto questo responso per la vostra azienda, è probabilmente il momento di pensare ad accantonare alcune risorse per eventuali momenti difficili, rivedere le procedure e le deleghe interne, ottimizzare il funzionamento dell’azienda stessa.
Le singole linee forniscono ulteriori consigli sulla scelta o sulla gestione dei collaboratori, sull’importanza del delegare, e anche su come preparare la successione, quando è il momento, per il saggio manager, di lasciare.]]></description>
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			<title>3. CIUNN - LA DIFFICOLTÃ&amp;euro; INIZIALE</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/3_ciunn_la_difficolta_iniziale_1854461.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>3. CIUNN - LA DIFFICOLTÀ INIZIALE</strong><br />Start up, spin of o riorganizzazione: se la vostra azienda è in questa situazione la comparsa del terzo esagramma è legittima. Se, invece, avete chiesto che tipo di manager siete o che tipo di management vi serve ora, la risposta è “un perfetto organizzatore”.
Le prospettive di successo sono ottime, soprattutto se Cenn è l’esagramma di arrivo, ma non è certo il momento di dormire sugli allori. Le guideline strategiche sono due: identificare chi vi può essere di aiuto e mettere ordine al disordine, ma non cercate accanitamente solo chi mettere in posizione chiave, e men che meno chi premiare per avere, poi, gratitudine o scambio di favori!
Quando si è all’inizio di un’impresa, circondati da difficoltà, una valida assistente può essere più preziosa di un discreto direttore.
Se Cenn contiene, invece, linee mobili, è necessario prestare attenzione al significato delle singole linee: la prima e la seconda sono difficili, ma di esito positivo, la terza suggerisce l’abbandono del progetto, la quarta è decisamente fortunata, la quinta e la sesta sono molto problematiche. ]]></description>
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			<title>Il manager verso una vision condivisa: le motivazioni</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/il_manager_verso_una_vision_condivisa_le_motivazioni_1725695.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il manager verso una vision condivisa: le motivazioni</strong><br />Credo siamo tutti d’accordo sul fatto che per creare le sinergie indispensabili ad un buon funzionamento di una rete, o di un gruppo di persone, sia necessaria una vision condivisa. E infatti ogni rete, o team, prima o poi (meglio prima) si ritrova ad esprimere una vision su cui, dopo qualche discussione, tutti dichiarano di trovarsi d’accordo.
Poi le liti, i guai, cominciano lo stesso. Qualcosa non ha funzionato.
Parto da qui per alcune riflessioni, mie. Con l’avvertenza, per i pochi lettori, che sono davvero riflessioni mie, e mai come in questo articolo, e nel prossimo che continuerà l’argomento, valgono le parole di Neruda: “Io qui non vengo a risolvere nulla, sono venuto solo per cantare e per farti cantare con me”.
Ogni volta che mi sono trovata a definire o condividere una vision ho riscontrato due elementi di vitale importanza: le motivazioni dei singoli partecipanti e il significato che ciascuno dà alla frase che esprime la vision.
Parto dalle motivazioni.
Un vision può essere condivisa solo se consente la realizzazione di almeno un desiderio profondo di ciascuno dei partecipanti.
Qualcuno sostiene che per perseguire la vision condivisa ciascuno rinuncia a parte della propria vision in nome del “bene comune”. Non sono d’accordo, non credo ai sacrifici e alle rinunce: prima o poi si trasformano in pretese o rancori. Credo invece nelle sinergie, per cui insieme è possibile ottenere qualcosa in più, o qualcosa di più completo, rispetto a quanto sia realizzabile da soli.
Una buona vision condivisa include, o sottintende, o comunque permette lo sviluppo di obiettivi, mission, valori. È possibile trovare posto per qualunque desiderio individuale.
Proviamo a prendere un esempio concreto. Un gruppo di quattro piccolissime aziende crea una rete per l’internazionalizzazione. La Vision potrebbe essere “creare un business che crea profitto entro due anni in Russia”. È una vision forse poco entusiasmante, ma pienamente accettabile. Abbiamo 4 aziende padronali, e quattro imprenditori: A, B, C e D. Ciascuno di loro può, in tutta onestà, dichiarare che partecipa alla rete perché è consapevole di aver bisogno di sinergie, da solo non potrebbe riuscire. Sembra che tutto sia in regola: hanno persino già deciso quanto investire e affidano ad un manager di rete esterno la preparazione del business plan. Vi sentite tranquilli?
E se vi dicessi che:

A ha una figlia che ha studiato lingue, compreso il russo, e oggi è insegnante precaria, quindi A spera che ci siano sufficienti risultati per poter far entrare sua figlia
B ha tentato di entrare nel mercato russo tre anni fa, e ha dovuto rinunciare, e oggi vuole dimostrare a se stesso, alle banche che gli avevano negato i prestiti e al mondo intero che LUI ce la può fare
C vorrebbe spostare la sua produzione nei Paesi dell’Est perché ha grossi conflitti con i sindacati, e la rete gli serve come test per capirne meglio la realtà
D vive difficoltà interne da quando i figli sono entrati in azienda, e vuole espandersi per ridurre i conflitti del cambio generazionale, né vuole mollare totalmente il comando perché si sente ancora giovane

Ora vi sentite un po’ meno tranquilli?
Il fatto è che ciascuno di noi ha sempre, fortunatamente, motivazioni egoistiche che lo spingono a fare cose nuove e lo sostengono nelle scelte, nelle attività e nelle difficoltà. E sono queste che fanno sorgere la maggior parte di problemi.
Siamo abituati a ritenere che le motivazioni egoistiche siano negative. Pensate invece che Madre Teresa di Calcutta affermava di fare ciò che faceva spinta dalla gioia che otteneva nel fare del bene. La motivazione non è “il bene che faccio”, ma “la gioia che ne ricavo”: motivazione egoistica. E che risultati per il bene dell’umanità!
Qualcuno non è disposto ad ammettere di avere motivazioni egoistiche, qualcuno non le sa o non le vuole riconoscere, qualcuno non le dichiara … Quante liti e quanti danni in nome del politically correct!
Cosa può fare il manager di rete?
Qualcosa di simile a ciò che fa l’ottimo capo in azienda.
Quando, in azienda, si è in posizione intermedia, capita spesso di poter decidere quali dipendenti motivare concretamente, ma di avere limitato potere decisionale. Mi spiego meglio con un esempio.

Ipotizziamo di essere responsabile di funzione, con 30 dipendenti. Mediamente hanno lavorato bene,il team ha raggiunto gli obiettivi, e 8 di loro hanno superato gli obiettivi individuali, e ritenete che vadano premiati.
Dopo dura lotta, ottenete premi per 8 persone, ma la politica aziendale vi vincola. Quindi ottenere: 3 aumenti di stipendio, 2 una tantum, 1 passaggio di livello e 2 vacanze premio.
Come abbinate le persone con il premio? Non basta guardare quanto tempo è passato dall’ultimo aumento di stipendio, non sempre sappiamo cosa le persone desiderano o si aspettano. Non è neanche il caso di convocarli e far scegliere a loro. Certo, si vanno a vedere gli stipendi e preferisce dare l’una tantum a chi ha già uno stipendio superiore alla media. Certo, si cerca di dare il passaggio di livello a chi ha le skills per dare maggiori risultati all’azienda. Certo, sono tanti i fattor in gioco.

Ma si cerca anche di abbinare le persone con ciò che le motiva di più. E qui entrano in gioco le caratteristiche e i desideri, le motivazioni, dei singoli individui.
Tornando alla nostra rete potete conoscere le motivazioni egoistiche dei singoli imparando a conoscere le persone, facendovi raccontare le loro storie, potete anche riuscire a farvi dichiarare le motivazioni aiutandoli a scoprirle facendo capire che non li state giudicando e che le uniche motivazioni illecite sono quelle illegali o di fregare gli altri membri della rete. O potete comprenderle senza obbligarli a capirle e a dichiararle.
Qualunque scelta si faccia, io credo che siano le egoistiche motivazioni individuali quelle che possono dare una marcia in più, e la possibilità di realizzare le motivazioni individuali è ciò che trasforma una vision su cui si è d’accordo in una vision condivisa. Quando si sceglie una casa valgono una serie di elementi (il numero delle stanze, i metri quadri, il prezzo, il quartiere, …) ma poi c’è un qualcosa per cui ogni membro della famiglia riesce a trasformare la casa nella SUA casa: qualcosa che si aggiunge a tutto il resto, e solo a questo punto quella casa non è più solo un tetto sulla testa, ma un luogo di benessere.
Ma come si fa a lavorare, concretamente, per costruire una vision condivisa o per controllare che sia condivisa davvero? Ci sono dotti testi in proposito. Il mio parere, … ve lo dirò la prossima volta.]]></description>
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			<title>7. SCÏ - Lâ&amp;euro;™esercito â&amp;euro;&amp;ldquo; Quando serve lâ&amp;euro;™uomo forte</title>
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			<description><![CDATA[<strong>7. SCÏ - L’esercito – Quando serve l’uomo forte</strong><br />Incontriamo qui una situazione specifica di emergenza o di pericolo proveniente dall’esterno. In tal caso, ma sono in tal caso, la massa si unisce a formare un esercito che necessita di un comandante.
Non si tratta di una presa di potere: il comandante riceve una chiara delega dall’alto e gode della piena fiducia dal basso. Deve, inoltre, avere le qualità etiche e le competenze per comandare: l’obbedienza delle masse gli viene concessa, ma lui non può pretenderla.
Contrariamente a ciò che si può pensare, con questo esagramma non viene descritta, e tanto meno raccomandata, una leadership di identità, basata sul comando costante di un’unica persona, e neanche la tradizionale leadership del padre – padrone, dell’imprenditore dominante. Entrambe sono infatti stili di leadership continuativi e totalmente apicali, mentre il settimo esagramma fa riferimento ad una delega che si riceve dal sovrano.
La situazione descritta è piuttosto uno stile di leadership da applicare in situazioni di emergenza, una modalità di risk management. L’immagine, infatti, evidenzia che a pericolo passato, ad emergenza terminata, sia il popolo che il generale tornano alle consuete modalità. Il comandante è disegnato come un moderno Cincinnato.
Particolarmente significativa è anche la linea superiore dove si raccomanda che, una volta raggiunta la vittoria, quando il re distribuisce le cariche, non siano dati premi o responsabilità a persone mediocri per ripagare ipotetici favori ricevuti.
Applicando la metafora in azienda se ne ricava che in situazioni di pericolo serve un particolare tipo di leader, o stile di leadership, che però deve fare un passo indietro (o cambiare stile di leadership) quando l’emergenza è terminata. Ma nella ricostruzione della normalità dopo il pericolo bisogna prestare attenzione affinché le responsabilità vengano affidate a chi ha le caratteristiche e le competenze necessarie e non come premio o scambio di favori.]]></description>
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