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		<title>femminilita_in_cammino</title>
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			<title>Analisi dei dettagli â&amp;euro;&amp;ldquo; Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/analisi_dei_dettagli_femminilita_in_cammino_2430330.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Analisi dei dettagli – Femminilità in cammino</strong><br />Nel pensiero comune poco a poco, in maniera impercettibile, l’analisi dei dettagli è diventata l’equivalente della capziosità. Viceversa la visione globale è diventata sinonimo di “saper pensare a grandi cose”, il concetto ha assunto un’accezione estremamente positiva.
Forse è il momento di “dare a Cesare quel che è di Cesare”, di riflettere sull’importanza dei dettagli, e sul reale significato dei due valori.
Il pensiero sistemico indica la strada di “guardare l’albero e la foresta”, di essere consapevole delle connessioni tra ogni singolo albero e la totalità della foresta. Già questo credo che sia sufficiente per comprendere che l’energia femminile del dettaglio deve necessariamente convivere con l’energia maschile della visione globale. Certo, dirà qualche scettico abituale, mi appello al pensiero sistemico esclusivamente perché oggi è di moda. Nulla di più falso! Se è vero che la terminologia di “pensiero sistemico” è abbastanza recente, e sta vivendo il suo massimo splendore grazie al fatto che è stato identificato come centrale per l’umanità da diverse fonti, tra cui i maggiori guru del business, è anche vero che i concetti del pensiero sistemico fanno parte dei fondamenti più antichi dell’umanità, infatti si trovano spiegati nella Kabbalah ebraica: un libro che ha più di quattromila anni!
Avere una visione globale è importante, farsi un quadro della situazione è spesso impegnativo, non sempre facile. È ovvio, credo, che il valore maschile della visione globale sia qualcosa da perseguire. Ricordiamo, però, che la visione globale non presuppone automaticamente né la visione prospettica né la visione a lungo termine: concettualmente è una fotografia della situazione. Né più, né meno.
I dettagli, i particolari, sono altrettanto importanti, secondo me. Ma … a cosa servono?
Solo guardando i dettagli posso vedere quelle analogie e differenze tra qualcosa di simile. E questo è fondamentale. Fondamentale per andare oltre le apparenze, per fare scelte ponderate, per comprendere approfonditamente. 
Se mi fermo al quadro globale la religione cattolica e quella ebraica, o musulmana, sono estremamente diverse. Se conosco e approfondisco i dettagli posso trovare molti elementi diversi, ma anche molti elementi simili, e scegliere se chiamare fratello una persona di religione diversa grazie alle analogie tra i principi etici o considerarlo nemico in virtù delle differenze. Diventa una scelta, e per scegliere conoscendo i dettagli bisogna accettare consapevolezza e responsabilità, mentre se valuto solo in base alla visione globale posso farmi guidare da pregiudizi … 
Basta questo, secondo me, per rivalutare l’importanza dei particolari, ma ne riparleremo in seguito.]]></description>
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			<title>Pazienza</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/pazienza_2430331.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Pazienza</strong><br />Più che un’energia femminile, da abbinare e contrapporre ad un’energia maschile, la pazienza è da secoli indicata come una virtù femminile. Certo è strettamente correlata ad altri valori che abbiamo esaminato, o di cui parleremo: la pazienza riguarda l’interiorità,  l’ascolto, le piccole cose, … 
Ma la pazienza è anche correlabile con l’accoglienza e l’innovazione: ci vuole pazienza per attendere nove mesi, e ci vuole profonda capacità di innovazione per costruire dentro di sé una nuova vita. 
Mai come di questi tempi la pazienza è stata bistrattata, allontanata dalle nostre vite.
Non abbiamo neanche più la pazienza di attendere un nuovo raccolto, e la stagione giusta, per gustare il nostro cibo preferito: meglio acquistare ciliegie provenienti dal Cile!
Si apprende “on the job”, si mettono a punto le novità dopo averle lanciate sul mercato e averle immesse in commercio, si desidera tutto e subito, perché se aspetti ciò che hai desiderato è diventato obsoleto, sorpassato da altre novità. Inutile coltivare i desideri: cogli l’attimo!
È cambiato il mondo, e lo stile di vita. È dunque giunto il momento di eliminare la pazienza?
Io credo di no. Credo che la pazienza sia ancora indispensabile per costruire, credo che esista ancora quel tempo di elaborazione e maturazione delle idee, delle persone, degli eventi che richiede pazienza. E credo che la pazienza sia un elemento essenziale della tolleranza, e dell’amore. 
Purtroppo il sentire comune confonde la pazienza con “il non far nulla”, e questo sì che nasce da una visione maschilista del mondo … quando gli uomini partivano in battaglia per la conquista e le donne a casa, in paziente attesa. Paziente: sì, ma non certo inattiva. Chi governava le terre, curava i raccolti, mandava avanti i castelli, cresceva i figli? 
Diamo spazio ad una pazienza attiva e costruttiva, e usiamola per crearci un mondo in cui sia bello vivere!]]></description>
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			<title>Divinazione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/divinazione_2430332.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Divinazione</strong><br />Il compito della divinazione è sempre stato duplice: 

la conoscenza del futuro finalizzata a prevenire pericoli, o almeno a conoscerli per affrontarli nel modo migliore
la conoscenza della volontà degli spiriti (del cielo, degli dei)  per prendere decisioni importanti

In entrambe i casi la divinazione aveva come fine la sopravvivenza del gruppo, il bene della tribù. Non era affidata in maniera casuale a qualcuno: nell’antichità lo sciamano era un individuo riconosciuto come chiamato o predestinato a fare da ponte tra presente e futuro, tra Cielo e terra, tra il Mondo degli spiriti e il mondo degli uomini. E non di rado era una persona dal sesso indefinibile poiché doveva racchiudere in sé valori ed energie sia maschili che femminili.
Il passato ci ha trasmesso storie di individui che, volendo contrastare il destino, sono andati incontro a tragedie terribili, come Edipo o Paride, passandoci il messaggio che il destino sia ineluttabile: Edipo ha effettivamente sposato sua madre e Paride + realmente stato la torcia che ha incendiato e distrutto Troia. Non sappiamo cosa sarebbe accaduto se Edipo e Paride fossero stati uccisi, come era stato deciso per evitare le tragedie, o se fossero stati allevati e amati dalle loro madri e famiglie  sfidando il destino. Ovvio che non possiamo saperlo. Eppure i miti esistono per istruire gli uomini. La lezione che abbiamo tratto da questi miti è che sia impossibile sfuggire il destino., e la volontà umana non può nulla contro la volontà divina. 
C’è un’altra chiave di lettura, ed è quella delle scelte. Di fronte all’oracolo i genitori di Edipo avrebbero potuto fare altre scelte, e così per Paride. 
Ciò che l’oracolo aveva predetto non si sarebbe potuto realmente compiere senza il contributo delle scelte umane, che in questi casi si sono rivelate fallimentari. 
Certo, la storia non si fa con i “se” (di buoni propositi son lastricate le vie dell’Inferno), ma la vera lezione da imparare non è quella dell’impossibilità di sfuggire il destino. La conoscenza del destino, l’interrogazione degli oracoli, porta sempre a delle scelte umane. Non c’è dicotomia tra volontà e destino, ma solo unione.  ]]></description>
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			<title>Donne in viaggio</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/donne_in_viaggio_2429867.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Donne in viaggio</strong><br />Riflessioni su Donne in viaggio invece di farci carico dei problemi del mondo, cominciamo a risolverli 
Faremo un viaggio dalla creazione del mondo ad oggi. Un viaggio nella storia, nella storia della donna e nell’evoluzione del femminile e del maschile, per arrivare e scoprire cosa, concretamente, possiamo fare da subito per risolvere i problemi del mondo (e i nostri). 
Ma prima di iniziare vi devo un avvertimento importante: i temi che tratto sono stati studiati da discipline molto serie:Archeologia, Storia, Sociologia, Teologia, Biologia, Neurologia, Fisiologia umana, Comunicazione, PNL, Psicologia, …
Io ho solo collegato in un discorso logico, e per me credibile, quanto ho imparato. Vi racconto dunque ciò in cui io credo, ma non vi racconto Verità
Si parte
E l’inizio non può essere altro che: C’era una volta ... 
La Bibbia ci racconta la creazione partendo da Adamo ed Eva, ma esiste un’altra storia.
La Kabbalah, un antichissimo testo ebraico sacro secondo alcuni, e blasfemo secondo altri, racconta che 
Prima di ogni altra cosa, prima che il tempo ebbe inizio, esisteva un’Energia infinita, che si estendeva senza limiti, riempiendo l’eternità.  Questa energia aveva un’unica volontà: donare e condividere. Ma come si può donare e condividere se si è soli? Per appagare la sua natura generosa, l’Energia creò un ricevente. Il ricevente era composto da due parti, totalmente unite tra loro: polo femminile e polo maschile
Ma al ricevente mancava la possibilità di conquistare e meritare il proprio appagamento …
Si separò quindi dall’Energia in un’esplosione, e si divise in due parti separate …
Che possiamo anche chiamare Adamo ed Eva …
Molto simile a quanto oggi gli scienziati spiegano nella teoria del Big Bang!
Anche nella mitologia greca c’è un racconto simile
Esiodo  racconta che
Dal caos primordiale emersero due esseri: Urano (il cielo) e Gea, (la terra). Il mondo era quindi costituito da Urano e Gea che, pur essendo due entità diverse, non erano separate.  Tra loro non c’era alcuno spazio, tanto che i figli da loro generati non potevano nascere. L’ultimo figlio generato, ma non nato, fu istigato da Gea, che si sentiva soffocare dall’abbraccio perpetuo, ed evirò Urano, creando così spazio tra cielo e terra. Il suo nome era Crono (tempo). Dalla separazione tra cielo e terra, tra uomo e donna, poterono così generarsi il tempo e lo spazio, e poi tutti gli dei e gli umani
Platone  racconta poi che all’origine del mondo gli esseri umani erano formati da due degli umani attuali. Questo essere poteva avvalersi sia delle capacità maschili che femminili … La sua potenza divenne superbia, e venne diviso in due 
Quindi, riassumendo … 
Ciò che viene direttamente da Dio, il vero inizio di ogni cosa, non è quindi la separazione tra maschile e femminile, ma la sua unione
Anche la storia raccontata dai  Tarocchi è abbastanza simile
L’inizio, la carta numero 0 degli arcani maggiori, è il matto: non è uomo o donna, maschile o femminile, ma l’unione di maschile e femminile in un senso di libertà. Questa unione crea il tempo e lo spazio, e rende tutto possibile: ciò è rappresentato dall’arcano numero 1, Il Mago. Solo in seguito … Si generano le energie (i valori) femminili, in cui la spiritualità è prevalente, e sono rappresentati dalla Papessa. Ma non mancano valori ed energie legate agli aspetti temporali (pratici), simboleggiati dall’Imperatrice. Si generano poi le energie (i valori) maschili, in cui l’aspetto temporale è prevalente, ma non mancano valori ed energie legate agli aspetti spirituali, come evidenziato dall’Imperatore seguito dal Papa.
Se poi vi interessa, sappiate che la storia dei tarocchi continua con una carte (gli Amanti) che rappresenta la necessità di una scelta ponderata e consapevole. E solo a questo punto segue la carta che rappresenta il successo (il carro)
L’inizio non è né maschile, né femminile: questa divisione si genera solo in un secondo tempo 
E l’uno non può esistere senza l’altro 
È lo stesso principio che viene rappresentato dal simbolo del Tao
Esistono quindi energie femminili ed energie maschili, anche in ciascuno di noi. Queste due energie non sono contrapposte, ma complementari. Tra le energie maschili possiamo citare:

Azione
Razionalità
Distacco
Progettualità
Idealismo
Volontà
Esclusione
Punizione 
Giustizia
Visione globale
Status quo 

E tra le energie femminili

Introspezione
Affettività
Emotività
Intuizione
Empatia
Creatività
Inclusione
Perdono 
Comprensione
Analisi dei dettagli
Innovazione

Ma ciascuna energia, maschile o femminile, ha bisogno dell’energia corrispettiva per non diventare un’aberrazione. 

La punizione senza perdono diventa violenza, il perdono senza punizione lassismo. 
La giustizia senza comprensione è violenza glaciale, ma la comprensione senza giustizia è noncuranza.

E così via.
Questi concetti trovano un qualche riscontro nella storia dell’umanità?
Nella preistoria …. 
Per la sopravvivenza della specie, la donna sviluppò prevalentemente i valori e le energie femminili, e l’uomo sviluppò prevalentemente i valori e le energie maschili
In questa divisione dei compiti, qualcosa era escluso: 
il rapporto con Dio e la proattività della tribù erano affidati a “figure” né maschi né femmine, capaci di integrare perfettamente i valori e le energie maschili e femminili 
Spesso, infatti, gli sciamani erano di sesso imprecisato, o portatori di handicap, o persone che nei secoli del medioevo sono stati ritenuti “pazzi”, come gli epilettici.
Questo tipo di figura di intermediario tra l’uomo e Dio e responsabile del benessere spirituale della comunità nel mondo occidentale è stata man mano sostituita da figure che esercitavano “potere” anche materiale (sacerdoti di Amon in Egitto, parte dei preti cattolici nel medio evo). Le ultime figure con queste caratteristiche, in ordine temporale, a sparire sono stati i druidi celtici
Ho citato la proattività. Un termine, oggi, molto di moda, che merita qualche approfondimento.
La proattività può essere definita come “capacità di anticipare futuri problemi, esigenze, cambiamenti”. Una persona proattiva è quella che sa operare senza attendere che qualcosa accada e prende l’iniziativa per realizzare ciò che è giusto e necessario. La proattività è la capacità di reagire agli eventi in modo consapevole e responsabile non lasciandosi condizionare da egoismi o da apparenti vantaggi effimeri.
Secondo me per il singolo individuo, la proattività significa sostanzialmente esercitare il libero arbitrio. 
In sintesi quindi la singola persona può avere una prevalenza tra energie e valori femminili e maschili, persino uno squilibrio
Ma il rapporto con Dio e la società intera devono essere in equilibrio 
Possiamo cercare equilibrio e squilibrio anche nella storia dell’umanità 
Dal 10.000 a.C. la donna divenne la pioniera dell‘agricoltura e cominciò ad avere il dominio della società. Si crearono dunque società matriarcali, dove pare che la donna potesse avere più mariti contemporaneamente, che fosse lei a guidare la tribù e svolgere un ruolo religioso.  Anche la successione avveniva per linea femminile, …
Era chiaramente un società sbilanciata … 
E una società non equilibrata non può durare per sempre!
Ben presto infatti (e non è questa la sede per esaminare i motivi per cui ciò avvenne) le società divennero a predominio maschile 
Le donne vennero sottomesse al potere dell’uomo.
Uno dei momenti culmine fu durante il Medio Evo, quando  il femminile venne perseguitato attraverso la caccia alle streghe. Il Potere si scagliò non solo contro le donne, ma contro l’intera energia femminile.
Ma l’equilibrio  maschile – femminile, a livello globale della società, venne mantenuto dall’agricoltura. Infatti le società erano prevalentemente agricole, e il rapporto con la Terra attraverso l’agricoltura preserva le energie femminili.
Tutto questo fino alla rivoluzione industriale 
Dalla rivoluzione industriale, la Terra, valore femminile per eccellenza, è stata man mano posta sotto il dominio della tecnologia, valore prettamente maschile 
Parallelamente, dalla rivoluzione industriale la donna ha cercato di conquistare un maggior ruolo nella società, talvolta rinnegando persino i suoi  i valori femminili 
Oggi la nostra società è povera di valori ed energie femminili

Troppa azione, poca introspezione si sono tradotti in iperattività, stress
Troppo idealismo, poca empatia sono diventati intolleranza, fanatismo
Troppi bisogni materiali, troppa tecnologia a scapito dei bisogni interiori, troppa concretezza a scapito della reale innovazione, …
C’è penuria di immaginazione, compassione, partecipazione

Cosa possiamo fare?
Fin dal neolitico è chiaro che il benessere dell’individuo e della società poggia su tre elementi in armonia:

Valori ed energie maschili
Valori ed energie femminili
Proattività e rapporto con Dio 

Quindi qualcosa possiamo fare
Sviluppare i valori femminili, dare spazio alle energie femminili

Empatia, 
Introspezione, 
Intuizione, 
Creatività, 
Comprensione, 
Innovazione, …

Lo studio della Comunicazione sviluppa esattamente queste caratteristiche.
Ma non basta, non può bastare per riportare l’armonia. Dobbiamo anche aumentare la nostra proattività.
Forse la migliore definizione ed esemplificazione del significato della proattività a livello della società è dato dalla famosa frase di Kennedy: 
“Non chiedere cosa può fare per te il tuo Paese, ma cosa puoi fare tu per il tuo Paese” 
Quindi, per aumentare la proattività, cominciamo a chiederci cosa possiamo fare noi per migliorare la nostra vita. E intendo l nostra vita in senso globale, come individui e come parte di una società.
Vi faccio alcuni esempi. Nel coaching, all’inizio, come lavoro preliminare, si fa compilare una lista dei desideri. E la maggior parte dei desideri sono espressi in questo modo:

essere sempre sereno anche in condizioni difficili
Avere tempo per studiare … 
Poter realizzare viaggi interessanti … 
avere tempo per i miei amici, figli, …
Realizzarmi sia professionalmente che nella vita privata
Cercare di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo
stare bene, in salute
La salute dei miei cari
La felicità di mia sorella
La mia serenità
equilibrio lavoro/vita privata
benessere economico

Essere proattivi significa anche esprimere i propri desideri in maniera diversa. Ad esempio, nella lettura dei tarocchi molti (soprattutto le donne) chiedono:

Tornerà? L’atteggiamento proattivo è chiedere: Cosa posso fare per farlo tornare? 

Invece di desiderare di “avere tempo per i miei amici, figli, …”, è meglio chiedersi come Ricavare tempo per i miei amici, figli, …
Invece di sperare di “essere sempre sereno” sarebbe meglio proporsi di “Cambiare le parti di me stesso che mi impediscono di essere sempre sereno”
Per concludere … 
Una delle frasi più significative che ho letto è questa di Ortega y Gasset 
Quando insegni, insegna allo stesso tempo a dubitare di ciò che insegni. 
Perché solo così chi ascolta può rendere proprio quello che ha sentito.
Quindi non credete a ciò che ho detto: indagate, verificate, scoprite la vostra verità 
Perché se anche solo uno di voi, dubitando delle mie parole, scaverà dentro di sé e scoprirà i suoi valori femminili
E darà loro spazio
E potenzierà la sua proattività 
Io avrò raggiunto il mio scopo
Ci sono alcuni testi che sono stati particolarmente significativi per la stesura di questa relazione:

Jeremy Rifkin – La civiltà dell’empatia – Mondadori 2010
Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigallia – So quel che fai – Raffaello Cortina Editore 2009
Lamberto Maffei - La libertà di essere diversi – Edizioni Il Mulino 2011
Yehuda Berg – Il potere della Kabbalah – Edizioni Tea 2005
Primo Lorenzi – Donne e Dee – ed. Apes Italia srl 2010
Bhakti Tirtha Swami – Leadership e spiritualità – Edizioni Amrita 2000
Robert Dilts, Robert McDonald – PNL per lo spirito – NLP Italy 2006

E molti altri …]]></description>
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			<title>Femminile e maschile: parole che ingannano</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/femminile_e_maschile_parole_che_ingannano_2429873.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Femminile e maschile: parole che ingannano</strong><br />Se ragioniamo in termini di genetica o di biologia i termini “maschile” e “femminile” hanno significato, sono definibili. Ma l’umanità ha usato, da secoli, gli stessi termini per definire valori o energie, e questo crea non poche complicazioni.
È indubbio che esistano emozioni (nel senso più ampio del termine), caratteristiche, valori diversi tra loro, e spesso, almeno apparentemente, contrapposti. Ma dare a queste caratteristiche la definizione di maschile o femminile crea una serie di equivoci.
Certo, tutti sappiamo che in ciascuno di noi esistono energie maschili ed energie femminili, tutti conosciamo il simbolo del Tao riportato anche come immagine in questo articolo. 
Ma poi, nella realtà dei fatti, quando si parla di sviluppare le energie femminili la maggior parte degli uomini si sente chiamata fuori, come se la loro virilità venisse attaccata. 
Facciamo quindi un po’ di chiarezza. 

Le energie definite maschili sono quelle proiettate verso il mondo esterno: razionalità, distacco, giustizia, punizione, azione, progettualità, idealismo, volontà, …
 Le energie definite femminili sono quelle proiettate all’interno dell’individuo o della comunità: introspezione,  affettività, emotività, intuizione, empatia, creatività, inclusione, perdono, comprensione, analisi dei dettagli, innovazione, ..

Il benessere nasce dall’equilibrio tra i due tipi di energie: 

troppa azione a scapito dell’introspezione porta ad iperattività e  stress
troppo idealismo, senza l’azione equilibrante dell’empatia porta ad intolleranza, fanatismo
troppi bisogni materiali, troppa tecnologia a scapito dei bisogni interiori, 
troppa concretezza a scapito della reale innovazione, 

portano allo squilibrio che, nella società odierna, sono evidenti a tutti.
Non fatevi quindi ingannare dalla definizione di maschile e femminile: esaminate voi stessi, con chiarezza e consapevolezza, e scoprite da dove nascono i vostri malesseri: lo sviluppo delle energie complementari riuscirà a portarvi quella serenità e benessere a cui tutti tendiamo.]]></description>
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			<title>Proattività - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/proattivita_femminilita_in_cammino_2429874.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Proattività - Femminilità in cammino</strong><br />Proattività è un termine che in questo periodo va molto di moda, e spesso è usato a sproposito. Letteralmente significa “agire per”. Costituisce un modo di vivere e, secondo molte fonti di saggezza, è il modo di vivere auspicabile. Ma attenzione, richiede impegno e cambiamento di molti dei nostri modelli mentali o abitudini inveterate. 
In ambito aziendale mi è capitato di sentire questo tipo di suggerimenti: quando c’è un problema, devi essere proattivo e risolverlo rapidamente. È una frase assurda, perché fondamentalmente essere proattivi è l’esatto contrario dell’essere reattivi. La rapida risoluzione di un problema, invece, è principalmente un atto reattivo.
Essere proattivi significa costruire la propria vita, passo passo, giorno dopo giorno, ma non si tratta semplicemente di andare verso un obiettivo o realizzare desideri più o meno fantastici e auspicabili. 
La vita condotta con proattività rappresenta un drastico cambiamento alle abitudini di vita di oggi. Siamo, infatti, abituati a reagire: ai problemi, alle emergenze, alle parole altrui (vere o presunte). La reazione è un meccanismo utile, persino auspicabile, a volte, ma non può essere uno stile di vita, tranne che per coloro che desiderano davvero una vita fatta di stress costante. 
Al contrario, chi è proattivo è sempre rivolto vero la riflessione sulle conseguenze e sui presupposti: cosa comporta, cosa mi porta, perché quelle parole, … Indubbiamente c’è maggiore riflessione. E per chi pensa che riflettere richieda una quantità di tempo che non abbiamo a disposizione ricordo che il pensiero è decisamente più veloce della luce.
La reattività è prettamente istintuale, laddove la proattività è consapevole: la variabile non è nel tempo, ma nell’attitudine mentale. Certo, per essere proattivi è necessario chiedersi costantemente “cosa voglio” , avere dubbi … A volte essere proattivi è scomodo perché implica il non reagire alle provocazioni, alle maleducazioni, alle parole offensive. Insomma, un porgere l’altra guancia” che, nella pratica della proattività, significa accogliere, comprendere le motivazioni dell’altro (e accoglienza e comprensione sono energie femminili). Non si tratta di chiedersi costantemente “dove ho sbagliato”: l’autoflagellazione non è inclusa nella proattività, quanto piuttosto chiedersi se un nostro schema mentale o un nostro comportamento può essere letto in maniera diversa da ciò che volevamo esprimere, e cercare un modo migliore per la volta successiva. 
Nella proattività è incluso anche il seguire il proprio destino, o meglio cercare il proprio compito e scopo. Perché quando creiamo un allineamento tra noi stessi e l’universo intero tutto diventa più scorrevole: infatti alcuni identificano questo stato con “essere nel flusso”. 
Spero di avere, almeno parzialmente, arricchito la comprensione della proattività.
Se poi mi chiedete come sia “viverla” … posso solo dire che io ci provo perché credo che sia un bel modo di vivere. Riuscirci, è un’altra storia. Ma il viaggio è spesso più divertente dell’arrivo.]]></description>
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		<item>
			<title>Introspezione - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/introspezione_femminilita_in_cammino_2429875.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Introspezione - Femminilità in cammino</strong><br />Concettualmente il femminile si prende cura dell’interno, della casa, dell’introspezione, laddove il maschile si occupa dell’esterno, del mondo, dell’azione. 
La definizione di introspezione, riportata nel dizionario, è: accurata analisi di se stessi, delle emozioni e delle motivazioni profonde dell&#039;agire. Tra i sinonimi sono citati: meditazione, riflessione, esame di coscienza. 
Ma vanno anche citati i confini dell’introspezione, che non è passivo ripiegamento in se stessi né, tantomeno, egocentrismo.
Ed è proprio ricordando i confini che si può notare quanto questo valore femminile sia trascurato e dimenticato, anche dalle donne. 
Perché guardarsi dentro non vuol dire parlare di sé, e solo di sé (anzi: chi si guarda dentro lo fa in silenzio!). Raccontare minuziosamente cosa si è fatto o detto all’amica non è introspezione, anche se può essere una piacevole chiacchierata. 
Né possiamo definire un vero esame di coscienza quello che si chiude affermando “ho fatto tutto giusto, sono gli altri che sbagliano. Io sono bella, buona, brava, simpatica e intelligente.”
Però nemmeno le mastrurbazioni mentali sono introspezione, e neanche   quelle situazioni in cui ci si sente totalmente sbagliati possono essere definite introspezione, ma solo umani momenti di sconforto. 
Ed ecco un’altra dimostrazione che questa energie femminile è piuttosto rara e poco coltivata. 
La ricerca del colpevole non fa parte dell’introspezione, né se, alla fine della lettura, il colpevole è il maggiordomo o scopriamo che siamo noi stessi. 
I momenti di introspezione sono quelli in cui cerchiamo il contatto con il nostro nucleo profondo, e usiamo le energie interiori a cui in questi momenti riusciamo ad accedere come spinta per azioni più consapevoli. Così, ancora una volta, l’energia femminile dell’introspezione si unisce all’energia maschile dell’azione ricostruendo l’unità dell’essere. ]]></description>
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		<item>
			<title>Ancora introspezione - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/ancora_introspezione_femminilita_in_cammino_2429876.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ancora introspezione - Femminilità in cammino</strong><br />Il femminino, come abbiamo detto, si prende cura dell’interno, e dell’interiorità. Se esaminiamo questo valore nel senso più ampio possiamo concludere che è sempre stato il più bistrattato e negletto dall’umanità intera.
Molti testi sacri, infatti, accennano o affermano chiaramente che Dio è da cercare all’interno di ciascuno di noi. E questo a partire dalla stessa Bibbia che fa iniziare l’umanità stessa nel momento preciso in cui Dio entra, insufflando il respiro, all’interno del primo essere umano. Eppure abbiamo, da sempre, scelto di cercare Dio all’esterno, magari affidandoci a idoli o a intermediari più o meno affidabili.
Abbiamo poi sempre cercato la felicità e l’appagamento solo all’esterno. E questa ricerca è andata progressivamente ampliandosi e intensificandosi, fino a creare situazioni praticamente esplosive.
Negli ultimi decenni abbiamo sostituito totalmente il denaro, il potere e la tecnologia ai valori interiori. Personalmente non ho nulla da eccepire alla tecnologia. Ma ritengo debba essere considerata uno strumento. Non ho nulla neanche contro il denaro, ma anch’esso è uno strumento. E credo che il potere possa essere qualcosa attribuito da altri con finalità ben precise, come avviene in democrazia, o una funzione da esercitare, come il potere che si acquisisce in ambito aziendale … in ogni caso penso che il potere possa solo essere un compagno della responsabilità e della saggezza, altrimenti è aberrazione.
Abbiamo continuato a definire strumenti che misurano la quantità di denaro, dimenticando che più denaro dovrebbe equivalere a più benessere. A che serve un PIL altissimo se una parte della popolazione muore di fame? Quanto possiamo continuare a dare più valore ai parametri economici invece che alla dignità umana? Tutti i parametri economici di cui sentiamo continuamente parlare sono stati definiti per misurare il benessere di una nazione e di una popolazione: strumenti esterni di misura di situazioni interne. Eppure abbiamo dimenticato l’interiorità e l’introspezione.
La tecnologia è sempre stato uno strumento di sviluppo e facilitazione. Persino le armi venivano perfezionate per migliorare la caccia e ridurre il rischio di fame. Ora sviluppiamo strumenti sempre più potenti che non siamo in grado di governare. Moltissimi incidenti vengono classificati “errori umani”: semplicemente le capacità umane non sono state in grado di gestire gli strumenti tecnologici che avevano a disposizione. Eppure se esaminiamo la maggior parte di quegli errori umani possiamo vedere chiaramente che individui più responsabili, più saggi, persone che fossero “cresciute” interiormente di pari passo con la tecnologia che dovevano gestire avrebbero evitato l’errore. E non sto colpevolizzando l’individuo, ma tutti noi che, globalmente, abbiamo pensato che saper spingere un bottone di strumenti altamente sofisticati fosse condizione sufficiente per avere il potere di spingerlo.
Se l’introspezione si fosse affiancata all’azione, nell’unione di valori maschili e femminili, l’umanità non sarebbe oggi sull’orlo del disastro ecologico. Non è dato sapere se, o per quanto, potremo evitare il disastro. Però possiamo migliorare l’equilibrio, rendere le nostre aziende più responsabili, ascoltare il Dio interiore che ci parla, sviluppare quelle briciole di saggezza di cui tutti siamo dotati, guardarci dentro. Abbiamo solo da guadagnare. ]]></description>
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			<title>Accoglienza - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/accoglienza_femminilita_in_cammino_2429877.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Accoglienza - Femminilità in cammino</strong><br />Questo articolo viene scritto a pochi giorni dall’ennesima strage degli immigrati, e nel momento in cui è in corso un’aspra controversia (e polemica) sulle leggi italiane ed europee relative all’immigrazione. 
È facile confondere il valore dell’accoglienza con l’alleggerimento delle normative sull’immigrazione, ma in realtà le due cose non sono strettamente correlate. 
L’accoglienza come valore del femminino è qualitativa: come accettare il nuovo e il diverso, e non quali regole stabilire o quanti immigrati lasciar entrare nel Paese. 
Proviamo quindi a cambiare ambito di riflessione, arrivando in una nuova azienda.
I valori femminili di accoglienza e inclusione fanno sì che qualunque nuovo arrivato sia accolto “a braccia aperte”, invitandolo ad esprimere opinioni, a suggerire cambiamenti, a portare novità, nuove idee, nuove procedure, nuovi progetti.
Le energie maschili dell’esclusione e del mantenimento dello status quo fanno invece sì che il nuovo arrivato venga indirizzato all’acquisizione dei valori e delle procedure esistenti in azienda. 
In entrambe i casi chi arriva può essere accolto bene o male (sì, anche l’accoglienza a braccia aperte può essere sgarbata), può essere accettato o respinto dal sistema esistente. Dove prevale l’energia femminile si chiede al nuovo arrivato di essere artefice di cambiamenti. Dove prevale l’energia maschile si chiede al nuovo arrivato di acquisire ciò che già esiste. 
Credo che questo sia uno dei valori più controversi e complessi tra quelli che analizziamo. 
Infatti non è difficile osservare la carenza di introspezione nella società, mentre è molto più complesso definire l’ambito desiderato di accoglienza e inclusione.
In pratica l’accoglienza e l’inclusione, energie molto simili, non sono assenti dal nostro modo di vivere, ma sono vissute con scarso equilibrio e scarsissima consapevolezza.
L’accoglienza che ci serve è composta da accettazione, comprensione, scelta e consapevolezza. Invece oscilliamo pericolosamente tra il rifiuto (esclusione) selettivo di tutto ciò che sembra scomodo e l’accettazione passiva di novità inutili. 
La nostra accoglienza è fatta da inclusione di superficiali amici su facebook o su altri social network finalizzata a raggiungere “1000 amici – 5000 follower, …” o dall’acquisto dell’ultimo modello di qualunque cosa senza valutarne l’utilità e men che meno la necessità. Ci sentiamo accoglienti nel rimuovere ostacoli all’immigrazione, a patto che, poi, i figli degli immigrati non frequentino le stesse classi dei nostri figli. Ci sentiamo innovatori viaggiando per il mondo, accoglienti perché andiamo nei Paesi poveri, ma poi cerchiamo villaggi italiani che servano spaghetti a pranzo e cena. 
Questa, inutile dirlo, è una distorsione del valore e dell’energia dell’accoglienza e dell’inclusione. È però abbastanza ovvio che anche gli eccessi opposti non migliorano né noi come individui né le prospettive del nostro futuro.
Come spesso accade, non c’è una strada “giusta” e una “sbagliata” Quindi posso solo darvi un consiglio, ed è lo stesso consiglio che ho ricevuto io nel mio primo giorno di lavoro da parte del general manager della multinazionale dove ero andata a lavorare: si è rivelato il miglior suggerimento che io abbia mai ricevuto nella mia vita.
“Ogni volta che incontri qualcosa di nuovo, e capiterà ogni giorno, cerca almeno tre analogie e tre differenze con ciò che conosci. Le analogie ti serviranno per essere più disponibile ad accogliere il nuovo e non fartene spaventare. Le  differenze ti serviranno  per non dare nulla per scontato e mantenerti sempre aperto ai cambiamenti utili. L’insieme di analogie e differenze ti permetteranno di scegliere consapevolmente cosa accettare e cosa rifiutare” ]]></description>
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			<title>Comprensione - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/comprensione_femminilita_in_cammino_2429878.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Comprensione - Femminilità in cammino</strong><br />Ogni lingua parlata cambia col tempo. L’italiano è una lingua estremamente ricca di vocaboli, sfumature, parole che sono quasi sinonimi. Quasi. L’evoluzione della nostra lingua è stata una riduzione dei vocaboli usati, e un arricchimento di vocaboli di origine straniera, per la maggior parte con significati legati alle tecniche e alle tecnologie. Tra le parole che maggiormente “si sono perse” ci sono quelle relative alle emozioni e ai sentimenti. Ne usiamo davvero una centesima parte rispetto a quelle disponibili. Considerando lo strettissimo collegamento tra come ci esprimiamo e quello che proviamo (collegamento che, ricordate, esiste in entrambe i sensi) è facilmente intuibile che abbiamo anche ridotto le sfumature delle emozioni che siamo in grado di provare e riconoscere. 
La comprensione è una delle cose che si è “persa”, e di cui se ne perso il significato. Spesso sento confondere la comprensione con l’empatia, o col dare ragione e quindi condividere. Non sono d’accordo.
Per me la comprensione è un valore prettamente femminile dimostrabile con atteggiamenti tipici del ruolo materno: non condivido quello che dici o quello che vuoi (non concordo), non provo gli stessi sentimenti e le stesse emozioni (non c’è empatia), ma capisco. E poiché comprendo ti lascio libero di andare, sperimentare, seguire le tue idee e persino sbagliare. Credo che questo sia un modo di vivere di una madre. 
Nella nostra strada tecnologica abbiamo perso la comprensione. Si parla molto di empatia (che vedremo nel prossimo articolo), e pochissimo di comprensione. È ovvio: chi è fortemente empatico raggiunge anche la piena comprensione, ma la comprensione ha secondo me un enorme punto di forza, persino rispetto all’empatia.  
Si parla molto di negoziazione, comunicazione persuasiva, neuro marketing … tutti strumenti e modi di fare (o sentire) utili per raggiungere un accordo. Ma è davvero indispensabile arrivare sempre ad un accordo? O forse questo è dovuto al presupposto che se troviamo un accordo, l’altro mi interessa, altrimenti no. 
La comprensione accetta il disaccordo, accetta le opinioni diverse, i desideri diversi, i sogni diversi. E non li giudica. Comprende. Questo è l’enorme punto di forza della comprensione rispetto a molti altri sentimenti e valori similari: la sospensione di giudizio, la tolleranza, e persino una componente di pazienza. 
Sarebbe ora di togliere un po’ di polvere dalla comprensione e riscoprirla, coltivarla. E se la pensate diversamente, va bene e spero che condividiate l’opinione di Voltaire: Disapprovo quel che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.]]></description>
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			<title>Empatia â&amp;euro;&amp;ldquo; Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/empatia_femminilita_in_cammino_2429879.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Empatia – Femminilità in cammino</strong><br />L’empatia è una grande riscoperta di questi anni. Fa parte di quei valori, di quelle energie, che subiscono alti e bassi: decenni, o secoli, in cui vengono combattuti e bistrattati, e poi sono nuovamente in auge. 
Empatia significa mettersi nei panni dell’altro, indossare i mocassini altrui (per dirla come i nativi americani), provare quelle stesse emozioni che sta provando l’altro. 
Siamo tutti capaci di empatia: è una caratteristica del nostro cervello. Qualcuno la sopprime, qualcuno la soffre. Da bambina mi dicevano “sei troppo emotiva” ed ero fortunata di essere nata femmina: un maschio con la mia dose di empatia sarebbe stato malamente bollato come femminuccia. L’invito che mi veniva fatto era quello di sopprimerla: smettila, controllati! Ho impiegato anni per capire quale regalo, e quale vantaggio, fosse una buona dose di empatia. 
Per sviluppare, o diventare consapevoli, della propria empatia l’esercizio migliore è quello del ricalco, e in particolare del ricalco del respiro. Un altro metodo efficace è quello di “fare teatro” sia partecipando ad una delle compagnie di dilettanti sia ragionando dal punto di vista di un altro: un po’ di allenamento e diventa facile.
E poi? L’empatia fa parte dell’intelligenza emotiva: argomento fondamentale sui cui vi suggerisco di leggere qualcosa o di frequentare un corso. 
A me preme soprattutto sfatare un mito ed evidenziare il vantaggio principale che deriva dall’essere fortemente empatici.
Il mito da sfatare è che chi parla a favore dell’empatia lo faccia per una sorta di buonismo, come se mettersi nei panni degli altri avesse come unico scopo quello di diventare buoni e comprensivi. 
Tanto per cominciare se una persona fortemente empatica decide di colpire, sa esattamente centrare il punto e le frasi che fanno più male. Altro che buonismo! E poi l’empatia serve, ad esempio, per capire quali argomenti sono più convincenti per l’interlocutore, e questo vale sia che stiamo conducendo una trattativa, sia che vogliamo motivare qualcuno, sia che vogliamo fregare qualcuno. È l’etica che stabilisce il comportamento, non l’empatia.
Il vantaggio principale dell’empatia è che, mettendoci nei panni degli altri, impariamo a non giudicare. Grazie all’empatia scopriamo che la persona che ci sembra più perfida, o più esecrabile, ha le sue ragioni e i suoi motivi. A noi rimane la scelta se considerarli validi, approvare o disapprovare, … Ma invece che arrabbiarci e reagire, possiamo scegliere ed essere proattivi. Senza empatia non è possibile.]]></description>
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			<title>Ascolto - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/ascolto_femminilita_in_cammino_2429880.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ascolto - Femminilità in cammino</strong><br />La nostra epoca è povera di ascolto, pur essendo l’epoca che più di ogni altra ha studiato e codificato l’ascolto. Esistono infatti, e sono facilmente rintracciabili, diverse descrizioni dell’ascolto. Si parla di ascolto attivo, riflessivo, empatico, …
È pur vero che ai giorni nostri si trovano molti corsi che preparano le persone, e in particolare i manager, a parlare, ma ben pochi che li preparano ad ascoltare. È anche opinione comune che le donne siano perenni chiacchierone, pessime ascoltatrici.
In parte è vero: chi non ha almeno un’amica che ci stordisce di chiacchiere, e bastano pochi minuti su un mezzo pubblico per condividere i luoghi comuni  su quanto chiacchierano le donne e sviluppare fortissime perplessità sul fatto che possa anche solo essere immaginato un tipo di ascolto definibile “femminile”.
È ovvio che quando parlo di ascolto femminile non parlo di genere, ma di un ascolto magico che racchiude in sé una serie di valori femminili. E sappiate anche che nessun esperto o dotto cultore di formazione o di comunicazione, e nemmeno di sociologia, si è mai sognato di codificare un ascolto femminile, ma spero di riuscire a chiarire di cosa sto parlando.
Prendete un’ampia dose di ascolto empatico, o, se preferite, di ascolto attivo addizionato di empatia, aggiungere tanta pazienza, una buona dose di accoglienza e aggiungete un pizzico di magia.
Vi è mai capitato di essere ascoltati da qualcuno che riesce a farvi sentire assolutamente bene? Da qualcuno che non vi sollecita, non si annoia, non si distrae e, soprattutto, non vi giudica? Da qualcuno che vi permette di esprimere qualunque vostro pensiero, e nello stesso tempo, mentre parlate, il suo stesso ascolto vi permette di chiarivi i vostri stessi pensieri?
Parlando, raccontando, vi sentite accolti, l’energia aumenta, e siete totalmente consapevoli che chi ascolta avrà per voi maggiore comprensione di quanto abbiate per voi stessi e tutta la pazienza del mondo, gioirà della vostra gioia e soffrirà dei vostri dolori, ma saprà anche lenire il dolore e rendere dolce e duratura la gioia, trasformandola da attimi di felicità a lunga serenità.
Riuscite a ricordare un ascolto così? O almeno ad immaginarlo?
È un ascolto raro, e se ci pensate bene è il tipo di ascolto che evoca una nonna, che ha tutta l’accoglienza materna, ma nessuna responsabilità  educativa.
Questo è ciò che intendo come valore femminile dell’ascolto. Se lo potete ricordare, o immaginare, lo potete riprodurre.
Questo è l’ascolto che fa emergere l’anima di chi parla, e di chi ascolta. E questo è l’ascolto descritto e raccontato in alcuni attualissimi testi in cui si spiega come un semplice dialogo, o un semplice ascolto, possano fare rivoluzioni.]]></description>
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			<title>Intuizione - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/intuizione_femminilita_in_cammino_2429881.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Intuizione - Femminilità in cammino</strong><br />Tra le energie del femminino non può certo mancare l’intuizione! È davvero un valore, un’energia positiva? Cos’è?
Nelle banalità del nostro mondo non possiamo dimenticare che l’intuizione spesso non viene considerata un’energia del femminino, ma una caratteristica di genere: una sorta di elemento femminile da contrapporsi alla maschile razionalità. La definizione è abbastanza corretta, ma ciò che è scorretto è l’atteggiamento snob che frequentemente si abbina a questa definizione, come se l’uomo (forte, intelligente, …) cercasse una guida razionale laddove la donna (debole, sciocca) si affidasse all’irrazionalità dell’intuizione. 
Sono convinta che leggendo state rabbrividendo tutti, uomini e donne. Perché leggere nero su bianco queste parole è inaccettabile per qualunque essere umano (lascio fuori, volutamente, bulli razzisti e donne cretine). 
Ma come ci comportiamo in realtà? Quanti di noi, uomini e donne, sono realmente disposti a farsi guidare dall’intuizione, qualunque cosa sia?
Pochi, pochissimi. Centinaia di anni di educazione pesano, e non si possono rimuovere facilmente. 
Il dizionario di italiano (Sabatini – Colletti) riporta queste definizioni alla voce “intuizione”:

Forma di conoscenza immediata che non abbisogna di ragionamento
  Percezione immediata ma non ben definita  presentimento
 Attitudine naturale a cogliere il significato delle cose immediatamente, per via non ragionativa

L’intuizione è sostanzialmente definita non antitetica alla razionalità, ma al ragionamento stesso. E questo è, sostanzialmente, falso. 
Grossolanamente, senza essere troppo precisa, ricordo che abbiamo due emisferi cerebrali: destro e sinistro.

L’emisfero sinistro presiede l’area razionale, la realtà, la tecnica, la ragione, il linguaggio, la scrittura, il calcolo. È sede del conscio ed elabora quindi le informazioni vitali a breve termine.
L&#039;emisfero destro, invece, è sede dell&#039;inconscio (Freud diceva “è quella parte di cervello che fa cose di cui non mi accorgo”) ed elabora informazioni a medio e lungo termine. Può guidare oltre 64.000 attività simultaneamente: regola tutta la fisiologia, i comportamenti e le emozioni. L’emisfero destro presiede l’intuito, il sogno, l’arte, la creatività, il sentimento, il pensiero non verbale.

Se proprio vogliamo essere razionali possiamo dire che l’intuizione è un’elaborazione dell’emisfero destro del nostro cervello. Se, invece, scegliamo di essere un po’ più … intuitivi, possiamo dire che l’intuizione nasce da quella parte della nostra anima che ha mantenuto il contatto con l’universo e al Luce divina.  
Da parte mia posso dire … Io so di avere un ottimo intuito. L’intuito è quella parte di me che non subisce le pericolose infrastrutture fatte di paura, ansia, senso di inadeguatezza, timore del fallimento, … tutti elementi fortemente disturbanti. So di avere un ottimo intuito perché l’ho sperimentato, e sono tante gli eventi che me lo hanno dimostrato  e confermato. Nonostante tutto, però, faccio fatica ad affidarmi completamente alle intuizioni (che sono anche l’elemento principale per aprire la strada alla consapevolezza). Eppure … invecchiando, forse, o diventando più saggia, sono sempre più convinta che abbia ragione Einstein: 
“La mente intuitiva è un regalo sacro e la mente razionale è un servitore fedele. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il regalo.” Albert Einstein]]></description>
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			<title>Innovazione - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/innovazione_femminilita_in_cammino_2429882.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Innovazione - Femminilità in cammino</strong><br />Io non mi sento in grado di definire cosa sia l’innovazione: sull’argomento ho sentito dire davvero di tutto!
Ciò che mi piace, e condivido, è il concetto che contrappone l’innovazione, energia femminile, al mantenimento dello status quo, energia maschile. E se ci pensate questo è anche un valore che può essere collegato al genere: il femminile è predisposto per accogliere il nuovo, portare nuova vita e quindi innovare la tribù. Il maschile, invece, anche tra gli animali, identifica con l’arrivo delle nuove generazioni la potenziale perdita del potere, quindi ambisce al mantenimento dello status quo. Il tutto senza togliere alcunché al ruolo della paternità: ci sono specie animali, anche tra quelle che definiamo poco evolute, dove il maschio si prende cura della prole tanto quanto la femminina.
Ma sto divagando!
Ciò che intendo dire è che all’innovazione non corrisponde necessariamente la rivoluzione. L’innovazione è rinnovamento, cambiamento.
Trovo anche interessante, e sintomatico di quanta poca importanza si dia oggi ai valori femminili, il fatto che il dizionario di italiano riporti come esempio dell’innovazione la tecnologia. Secondo me questa è una traslazione di significato pericolosa.  Perché? Perché l’innovazione è un’energia femminile, e l’energia femminile per eccellenza è la coltivazione della terra, mentre la tecnologia (intesa come strumentazione in senso lato) è un valore maschile.
Il femminile guida e incita al cambiamento. Ed è fondamentale non perdere di vista l’importanza dell’innovazione interiore: quel rinnovamento di se stessi, delle idee, dei comportamenti, delle abitudini, che rappresenta l’innovazione più vera e più profonda, e la più bistrattata.
Sapete, alla fine, l’unico cambiamento  in grado di fare la differenza è la trasformazione del cuore umano - Joseph Jaworski- Presence]]></description>
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			<title>Creatività - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/creativita_femminilita_in_cammino_2429883.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Creatività - Femminilità in cammino</strong><br />Sembra quasi strano citare la creatività come valore femminile trascurato nell’epoca in cui “i creativi” sono così spesso all’onore delle cronache e “fare il creativo” è diventato un lavoro riconosciuto. 
Va inoltre detto che, finalmente, l’intelligenza creativa, così come l’intelligenza emotiva, è stata riconosciuta come un qualcosa di essenziale, ben diversa dall’intelligenza razionale. 
È vero: la creatività va di moda. E allora cosa c’è da riscoprire, recriminare?
A me sembra che abbiamo dimenticato quella creatività, valore femminile, complementare al valore maschile della volontà, della tenacia.
A me sembra che la creatività di cui ci si riempie la bocca, e le pagine dei giornali, sia in realtà eccentricità, mentre abbiamo perso il piacere della creatività quotidiana, fatta di piccole cose, di piccoli e anonimi miglioramenti delle piccole cose. 
Prendiamo due esempi estremamente lontani tra loro: cucinare e imparare.
Cucinare può essere uno dei momenti più piacevoli e creativi. Piacevole è, ovviamente, un’opinione. Creativo invece dovrebbe essere un dato di fatto. Si prendono ingredienti, si mischiano tra loro, si ottiene qualcosa di commestibile. Dipende dalla stagione, dagli ingredienti disponibili, da ciò che piace a chi cucina o a chi poi mangerà quanto preparato. Sembra ovvio, ma non lo è. Siamo pieni di seguitissime trasmissioni di cucina che vengono seguite pedissequamente, al punto che conosco moltissime persone che rinunciano a cucinare un certo piatto, o vanno di corsa al supermercato più vicino, se manca uno degli ingredienti citato dalla trasmissione preferita. Le cucine sono piene di bilance, dosatori, misuratori …
L’ultima volta che sono andata da mia zia, splendida cuoca, mi aveva preparato una fantastica, e semplicissima torta di mele, diversa da tutte quelle che avevo assaggiato fino a quel momento. Alla richiesta delle ricetta mi ha citato gli ingredienti e mi ha spiegato tramite esempi la consistenza che doveva avere l’impasto: nessuna dose, nessun misurino, solo la fantasia e la sensibilità della cuoca. Le ricette sono una traccia, un sollecito per la fantasia, non un rigoroso Vangelo!
Anche nello studio, nell’apprendimento, vedo spesso un atteggiamento simile.
Ho molti conoscenti colti, che leggono moltissimo, che si impegnano per migliorare costantemente. E lo trovo molto positivo. Ciò che però mi stupisce è che ad ogni cosa, argomento, affermazione, fanno seguire la citazione dell’autore, il titolo del libro, la codifica di chi l’ha detto. Ogni argomento di apprendimento è catalogato in scuole, spesso contrapposte tra loro. Esiste una PNL (programmazione neurolinguistica) secondo Bandler, una secondo Dillts e una secondo Grinder, e se parli di PNL o rifletti sull’argomento ti chiedono che scuola segui. Se dici qualcosa che sembra loro intelligente ti chiedono in quale libro l’hai letto. 
Il pensiero, la riflessione, personale o fine a se stessa ha perso importanza e dignità, l’elaborazione personale sembra un lusso inutile, o una forma di arroganza.
La creatività quotidiana, secondo me, è stata affossata dal bisogno di approvazione, di popolarità, di sicurezza. Ed è la creatività quotidiana quella che vorrei veder rivalutata.]]></description>
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		<item>
			<title>Perdono - Femminilità in cammino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/perdono_femminilita_in_cammino_2429884.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Perdono - Femminilità in cammino</strong><br />Da secoli il perdono è considerato una virtù specifica della religione cristiana. Certo, è nei Vangeli che viene affermato con forza quanto sia importante perdonare, ma (perdonatemi!) prima ancora dei Vangeli, ben prima di Cristo, il perdono era già un valore. 
Il perdono è la faccia femminile laddove la punizione è la faccia maschile della stessa medaglia: la punizione senza perdono è accanimento, il perdono senza punizione è lassismo. 
La Chiesa ha aggiunto una variabile che, a mio avviso, non dovrebbe essere correlata: il pentimento. Secondo i dettami della Chiesa il perdono viene accordato come conseguenza del pentimento, ma non è così nei Vangeli, e non è così per l’energia femminile del perdono. 
Il collegamento pentimento – perdono riguarda “il colpevole”, mentre il legame “punizione – perdono” riguarda “la vittima”: la prospettiva è completamente diversa. 
E poi … non dimentichiamo che esiste un perdono fondamentale: perdonare se stessi. 
Come valore femminile il perdono è correlato, ma non uguale, alla comprensione e all’accoglienza.
Non  limitiamoci a vedere il perdono come elemento legato ai torti subiti: il perdono è fondamentale per cancellare dalla nostra vita quei rancori e rimpianti che danneggiano noi e chi ci sta vicino.]]></description>
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		<item>
			<title>Il mondo è divertente</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/il_mondo_e_divertente_2430354.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il mondo è divertente</strong><br />Platone racconta che all’origine del mondo gli esseri umani erano formati da due degli umani attuali. Questo essere poteva avvalersi sia delle capacità maschili che femminili … La sua potenza divenne superbia, e venne diviso in due …
 
Ben pochi individui, oggi, rifiutano il concetto che tutti, uomini e donne, abbiamo una parte maschile e una parte femminile. Razionalmente siamo tutti pronti ad ammettere, e riconoscere, che in ciascuno c’è una quota di energia maschile e una quota di energia femminile. Sappiamo anche che non esiste un equilibrio perfetto, e soprattutto che il punto di equilibrio non è un 50% dell’uno e 50% dell’altro!
E fin qui siamo supportati dalla razionalità. Poi c’è l’inconscio, l’irrazionale e la quotidianità di ciascuno. 
Per quanto mi riguarda ho iniziato ad interessarmi al mondo delle energie e dei valori femminili molti anni fa, a seguito di un’esperienza ben precisa e molto particolare. 
Stavo facendo un corso di crescita personale, molto bello e coinvolgente, con molti esercizi di meditazione guidata. Uno di questi era una sorta di ricerca dell’animale guida: un animale in cui identificarsi per scoprire qualcosa di noi stessi che, forse, era celato nell’inconscio. Io ho sempre amato i gatti, ed è sempre stato un amore ricambiato: una parte di me era sicura che avrei trovato, in un angolo della mia anima, un felino. Invece trovai una civetta. 
Una consultazione con la fantastica istruttrice del corso, un po’ di ricerche, un tuffo nella mitologia … forse ricordate che la civetta è il simbolo di Minerva, o Atena: un simbolo di giustizia, di razionalità, ma anche un simbolo di energia femminile. Considerando l’esperienza vissuta durante l’esercizio mi fu consigliato di indagare se, forse, parte del mio femminile non si sentisse in qualche modo minacciato. 
Certo che sì! Avevo da pochi anni intrapreso una carriera che all’epoca era prettamente maschile, avevo cambiato città, ero cresciuta senza madre … a posteriori posso dire che non era strano se il mio approccio al mondo esterno avvantaggiava le energie maschili. E non era neanche strano che l’altra parte di me si sentisse minacciata. 
Ne è nato un percorso di ricerca, scoperta, recupero, equilibrio, che mi ha portato fino a qui. 
Questa la mia storia, e un banale esempio, di come la realtà che viviamo quotidianamente ci porti a sbilanciare quel nostro personale equilibrio maschile – femminile che significa anche benessere, serenità e qualità di vita. 
Ripeto: questa è la mia storia, ma ne ho altre, altri esempi, che vi racconterò la prossima volta. A presto!]]></description>
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		<item>
			<title>Forze e fragilità femminili</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/forze_e_fragilita_femminili_2430355.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Forze e fragilità femminili</strong><br />Definito il sesso debole, per la forza fisica, quello forte, per la tenacia, sono molti i luoghi comuni da sfatare sulla forza e fragilità femminile. E la prima cosa da sfatare è che le forze e fragilità femminili equivalgano esattamente alle forze e fragilità delle donne, ma questo ormai l&#039;ho ripetuto fin troppe volte!
Come donna condivido appieno la citazione: siamo in grado di fare tutto ciò che fa un uomo, ma in genere partiamo svantaggiate. Julio Velasco, uno dei grandi allenatori e team builder, evidenzia come le donne reagiscano ai propri errori lasciandosi abbattere, e peggiorando la situazione, mentre gli uomini li vivono come una sfida per migliorare. Conosco anche molti uomini che si fanno abbattere dai loro errori: credo che questa sia una caratteristica del femminino più che del femminile.
Il confine è labile, come tanti confini: sono gli esseri umani a renderli netti, ben divisi, magari protetti da muri e batterie di cannoni.
Così è anche per ciò che ci rende forti, o deboli, o fragili.
La sofferenza ci rende, nel contempo, più fragili e più forti: non c&#039;è contraddizione. Essere sensibili è una forza o una debolezza? Siamo noi umani a cadere nei tranelli delle dicotomie, a sottoporci ad inutili torture. e, in questo, le donne sono maestre.
Eppure chiunque abbia studiato marketing strategico sa che l&#039;analisi dei punti di forza e di debolezza non è né un valore assoluto, né un elemento statico.
Le energie femminili, come quelle maschili, possono renderci forti o deboli, dipende dal contesto, dalla situazione, dall&#039;ambiente, dai desideri … e non solo. Empatia, accoglienza, introspezione, intuizione, pazienza, … possono essere elementi di grande forza e di grande fragilità.
Che fare, dunque? Come gestire e governare queste apparenti contraddizioni?
La risposta c&#039;è, ed è sempre stata lì, chiara, ben visibile. Le hanno attribuito nomi diversi, ma è sempre facilmente riconoscibile: la scelta, il libero arbitrio. Scegliere, consapevolmente, ci rende sempre più forti, anche se l&#039;apparenza può essere, per il mondo esterno, di fragilità.
C&#039;è la scelta del femminile di mostrarsi fragile per manipolare: è una scelta che, per quanto discutibile (e per me esecrabile) rende molte donne letteralmente invincibili.
C&#039;è la scelta del femminino di amare incondizionatamente, di assecondare l&#039;empatia e l&#039;accoglienza accettandone la sofferenza, ma sapendo di poter scegliere, poi, il distacco.
E poi c&#039;è la scelta fondamentale: la scelta fra paura e amore. Poco importa se li decliniamo al maschile o al femminile: paura e amore sono sempre lì, a chiederci di scegliere, anche quando basta poco per comprendere che, in caso di guerra, solo l&#039;amore è in grado di vincere.]]></description>
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			<title>Siamo tutti femministi</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Siamo tutti femministi</strong><br />Forse qualcuno che, come me, è “datato” ricorda questa canzone di Gaber sul razzismo: siamo tutti antirazzisti fino a quando …
Così, oggi, vorrei riflettere sulla parità tra uomo e donna. Pochi dichiarano di ritenere l’uomo superiore: una dichiarazione del genere non è politically correct. Io credo, fermamente, nella buona fede dei molti, ma ritengo anche che alcuni pregiudizi siano talmente radicati da essere diventati invisibili. Mi rivolgo quindi a chi è in totale buona fede, chiedendo loro di far, con me, un viaggio nei nostri pregiudizi, per poterli riconoscere e combattere attivamente. Nel frattempo, aspettando che le giovani generazioni siano più brave di noi, ridiamoci sopra!
Cari uomini, sapete far funzionare la lavatrice? Quando fate il bucato, dichiarate con tono orgoglioso alla vostra compagna / moglie: ho mandato io la lavatrice? E vi aspettate che lei dica “grazie!”
Ora, a meno che lei non faccia altrettanto, e quindi nella vostra famiglia ogni bucato sia un evento in cui ci si ringrazia vicendevolmente, in maniera un po’ assurda, togliete 10 punti al vostro sbandierato femminismo.
Poi rivolgete un pensiero agli innumerevoli lavori di casa (escludete dall’analisi il portar via la spazzatura: da un’attenta indagine risulta essere un lavoro prettamente maschile). Per dirla alla Perry Mason, è vero o no che se fate un qualche lavoro come spolverare, lavare i vetri, dare lo straccio, vi aspettate sperticati ringraziamenti, mentre ritenete assolutamente normale il fatto che li faccia la compagna? E voi, donne, ringraziate i vostri mariti o compagni ogni volta che fanno qualcosa che, nel pensiero comune o nell’immaginario collettivo, è un lavoro femminile?
Fortunatamente, nella mia generazione molti facevano l’università fuori casa, poi abbiamo vinto la battaglia del divorzio, così qualche mosca bianca c’è …
Ma passiamo ad un argomento ancora più ostico: l’automobile.

Fate un viaggio, più o meno lungo, e siete una coppia uomo – donna, più o meno felice e consolidata. Chi è, tra i due, l’autista principale? Se fosse la donna, sareste stupiti?
State guidando in città. Un’auto, di cui non vedete l’autista, compie strane manovre, non spericolate, ma assurde. Pensate allo sconosciuto autista come ad un lui o ad una lei?

Ed ora andiamo nel mondo del lavoro.
Mi rivolgo agli uomini. Una donna, bella e giovane, fa una carriera rapidissima. L’incontrate in compagnia del suo mentore. Cercate o no indizi di una relazione?
E ancora, uomini e donne, chi non ha battuto ciglio alla nomina del ministro all’ottavo mese di gravidanza?
Inutile nasconderci dietro un dito: sono ancora tanti i pregiudizi ma, con qualche sorriso, ce la possiamo fare!]]></description>
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			<title>A cosa (e a chi) serve perdonare?</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/a_cosa_e_a_chi_serve_perdonare_2430357.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>A cosa (e a chi) serve perdonare?</strong><br />Punizione, pentimento e perdono: siamo quasi condizionati a viverli come strettamente collegati tra loro, interdipendenti. Eppure Gesù, dalla croce, non solo perdonò, ma chiese anche il perdono per chi l&#039;aveva ucciso senza che gli uccisori chiedessero perdono o manifestassero il minimo segno di pentimento.
Nella suddivisione tra valori maschili e valori femminili (che, lo ripeto per l&#039;ennesima volta, non ha nulla a che fare con uomini e donne) la punizione e il pentimento fanno parte della categoria maschile, sono elementi attivi finalizzati al ripristino dello status quo delle regole della collettività. Il perdono, invece, è valore femminile, elemento passivo interiore finalizzato all&#039;accoglienza e alla comprensione.
È ovvio che sono collegati, ma non interdipendenti.
La punizione serve alla collettività per isolare i soggetti problematici, ma soprattutto serve al colpevole per pagare il debito contratto. Il pentimento serve anch&#039;esso alla collettività come forma di rassicurazione, e al colpevole per rientrare nei ranghi della società e delle sue regole.
I nostri schemi mentali affermano che il perdono serve al colpevole per consentirgli, dopo il pentimento e la punizione, il reintegro totale nella collettività. Peccato che questa sia giurisprudenza, non valori umani.
Vi è mai capitato di fare un torto a qualcuno, sentendovi poi maledettamente colpevoli? Poniamo che la persona che ha subito il torto non sappia nemmeno che siete stati voi, serve a stare meglio? E se vi perdona? Vi sentite davvero a posto?
Probabilmente, come la maggior parte degli individui dotati di coscienza, no. 
Il fatto è che il perdono serve a chi perdona.
Il perdono, sincero, è la modalità con cui l&#039;anima supera definitivamente l&#039;esperienza.
Perdonando gli altri riusciamo ad andare oltre, a chiudere o evitare quei rancori che ci tengono incatenati ai torti subiti, al negativo della nostra vita.
Perdonare noi stessi è spesso ancor più difficile, perché per perdonare noi stessi dobbiamo saper abbracciare le nostre ombre e inondarle di luce fino a scomparire.]]></description>
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			<title>Mezza matematica</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/mezza_matematica_2430358.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Mezza matematica</strong><br />Riconosco l&#039;utilità della matematica, ma non è una materia che amo. Nel lontano 1982 feci l&#039;errore di dirlo anche al professore di fisica che mi stava interrogando all&#039;esame universitario, e ne ottenni una lezioncina sulla bellezza della matematica perché, secondo lui, è l&#039;unica Verità assoluta.
Probabilmente la perplessità era stampata sulla mia faccia, così lo sproloquio continuò a lungo, e io me la cavai con un 19 stiracchiato.
Non credo alle Verità assolute. E nella mia vita preferisco di gran lunga quelle sinergie che portano il 2 + 2 a diventare sei o sette piuttosto che la sicurezza del 2+2=4.
A distanza di molti anni da allora, sono sempre più convinta che la matematica sia un utilissimo strumento, che i conti dei budget debbano tonare al centesimo (lo sapevano bene i miei collaboratori in azienda, e forse mi detestavano per questo) ma sono anche sempre più certa che la matematica non sia una verità assoluta.
La legge matematica, imparata anche dai bimbi della scuola elementare, dice infatti che se abbiamo una mela e siamo in due, ci spetta mezza mela a testa. Se siamo in quattro, la mela deve essere diva per quattro: ce ne spetta un quarto.
Tranquilli, non voglio parlare di equità sociale, argomento lungo e complesso, che sfocia inesorabilmente nelle convinzioni politiche. Né voglio fare appello alla tradizionale storiella che tutti i consulenti ed i formatori citano: se al posto di una mela metto un&#039;idea la storia cambia completamente …
Ciò che, ancora una volta, mi porta a discutere le verità matematiche è la nascita della mia quarta nipote: Francesca. E la normale conseguenza di una nuova, splendida, nipotina, è una riflessione sull&#039;amore.
Non mi riferisco all&#039;amore materno: i miei nipoti non sono palliativi dei figli che non ho.  Essere zia ha notevoli vantaggi e mono responsabilità. E poi sia mia sorella che mia cognata sono persone fantastiche, e splendide madri: ai miei nipoti non serve una madre di riserva. I due grandi (per le piccoline è un po&#039; presto) mi dimostrano invece che una zia che li ama alla follia è parecchio utile.
Vi parlo di quell&#039;amore femminino, che si trova in uomini e donne, fatto di accoglienza e accettazione. È un amore che (parlo per me, ovviamente) si prova verso i nipoti, gli amici, ma anche nei confronti di alcuni luoghi, paesaggi, emozioni …
È un amore che non può mai essere diviso o diminuito, ma solo sommato e moltiplicato, con buona pace di tutti i miei insegnanti di matematica.
Questo amore sa solo arricchire. Questo è l&#039;amore da provare anche verso se stessi.
Perché tutti coloro che si occupano di benessere, io compresa, insegnano che non si possono realmente amare gli altri se non si impara, prima, ad amare se stessi. Con la conseguenza che molti credono di dovere e poter scegliere: faccio felice me stesso o gli altri. Chi si pone il dubbio conosce solo la forma maschile dell&#039;amore, fatta di criteri di inclusione e di esclusione, di sottrazione e divisione. Un amore che conosce l&#039;equità, che ha molte ragioni di esistere, un amore che rispetta la matematica. Ma non può essere il solo amore conosciuto!]]></description>
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			<title>La contabilità impossibile: dare e ricevere</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/la_contabilita_impossibile_dare_e_ricevere_2430359.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>La contabilità impossibile: dare e ricevere</strong><br />Se pensiamo a due aspetti importanti nella vita del mondo, e di ciascuno di noi, come il dare e il ricevere, e volessimo collocarli tra le energie femminili o tra quelle maschili come potremmo fare? Nell’immaginario collettivo dare è sinonimo di amore incondizionato, materno, quindi femminile. Però l’I Ching, tanto per avere un esempio autorevole, definisce il principio femminile come “il ricevente” poiché, per far nascere ogni cosa, necessita di ricevere l’impulso creativo maschile. 
 Se il femminile non è disposto ad accogliere, a ricevere, nulla può essere generato. 
 Dare è quindi un valore attivo maschile, laddove ricevere è un’energia passiva femminile? Non so voi, e non è per banali pregiudizi, ma solo scriver questa frase mi fa venire i brividi.  Pensiamo un istante alle esperienze quotidiane: conoscete qualcuno che sia capace di ricevere, ma non di dare? Onestamente, io no. Conosco persone egoiste, indipendentemente dal genere, che vorrebbero solo prendere, ma non sanno ricevere. 
Perché ricevere significa accogliere, accettare ciò che l’altro, chiunque sia, desidera dare secondo il suo pensiero, modo di essere, tempi e modalità. Chi prende, pretende, non riceve. 
 Ed ecco che il bilancio tra dare e ricevere diventa una contabilità impossibile, perché fanno entrambe parte dello stesso sviluppo spirituale dell’individuo, maschio o femmina.
La Kabbalah afferma che la creazione è avvenuta poiché la Luce desiderava dare e necessitava quindi di qualcosa che desiderasse ricevere e, se ben ricordo dai miei studi di catechismo, anche il Vangelo ci invita a diventare coppe ripiene che danno mano a mano che ricevono. 
 Dare e ricevere è un flusso continuo, costante, inarrestabile e non può esistere un vero dare senza un vero ricevere. Così, quando pensiamo di aver dato più di quanto abbiamo ricevuto, non serve il bilancino o il quaderno della partita doppia dei ragionieri, ma una revisione del nostro stesso modo di dare, che talvolta diventa imposizione e risponde a lievi imposizioni o manipolazioni, per quanto in buona fede.]]></description>
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			<title>Frozen â&amp;euro;&amp;ldquo; Il regno di ghiaccio e lâ&amp;euro;™amore</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/frozen_il_regno_di_ghiaccio_e_l_amore_2430360.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Frozen – Il regno di ghiaccio e l’amore</strong><br />Frozen – il regno di ghiaccio è un fantastico cartone animato. Questa la trama, sintetizzata da Wikipedia:
La principessa Elsa è la primogenita della famiglia reale di Arendelle, un regno indipendente situato su un fiordo della penisola scandinava, ed è nata con un particolare potere magico: può infatti creare e manipolare il ghiaccio e la neve. Finché è bambina, questo particolare dono sembra una simpatica magia, tanto che lei lo usa per giocare insieme con la sua sorellina Anna. Un giorno, tuttavia, Elsa finisce per colpire involontariamente Anna. Da quel giorno i genitori decidono di tenere la figlia maggiore nascosta al mondo e addirittura ad Anna che, immemore di questi avvenimenti, non riuscirà a capire l&#039;improvviso abbandono della sorella e continuerà a cercarla fino all&#039;età adulta senza perdere mai la speranza di riavvicinarla. Elsa si rende invece conto che, col passare del tempo, i suoi poteri diventano sempre più forti e che, soprattutto nei momenti di tensione e di paura, sono incontrollabili, perciò è spaventata dalla possibilità di fare seriamente del male alle persone che ama e vive con rassegnazione questa sua segregazione. Anni dopo, Elsa diventa regina e durante il primo ricevimento al castello i suoi poteri sfuggono alla sua volontà, e lei fugge terrorizzata. Anna si mette all&#039;inseguimento di Elsa, pensando di poter chiarire tutto e riportarla sul trono.  Le due sorelle si rincontrano, ma ben presto le cose degenerano: Anna vorrebbe riportare Elsa a casa, ma quest&#039;ultima ha ancora paura di poterle far male e rifiuta l&#039;offerta. Quando, però, viene a sapere di ciò che sta succedendo ad Arendelle, Elsa si sente nuovamente prigioniera degli avvenimenti, perde il controllo dei suoi poteri e, nella furia, un getto di ghiaccio colpisce inavvertitamente Anna al cuore e solo un atto di vero amore potrà salvarla da una terribile sorte: diventare completamente di ghiaccio.
Ci sono anche due protagonisti maschili: il principe di cui Anna si crede innamorata e il montanaro, che si innamora davvero di Anna.
Ci aspettiamo tutti che il montanaro salvi Anna, ma non arriva in tempo.
Ed è qui che, secondo me, il film va oltre le favole e i tradizionali cartoni animati.
Le due sorelle, infatti, si salvano reciprocamente. Certo, è il vero amore quello che porta alla salvezza, ma c’è un amore che si rivela ben più forte di quello tra uomo e donna, fatto di sentimenti e passione.
Lungi da me sminuire l’importanza dell’amore di coppia, ma … diamogli la giusta dimensione. Superiamo il principe azzurro.
Ma il messaggio più importante è che il salvataggio da parte dell’amore maschile non viene sostituito dalla totale autonomia: né Anna né Elsa sono in grado di salvarsi da sole. Nessuno, in realtà, può davvero salvarsi da solo: può andare avanti, costruire, realizzare grandi obiettivi o grandi progetti, ma davanti al vero pericolo abbiamo bisogno degli altri.
Anna e Elsa, dunque, si salvano reciprocamente. E l’amore tra sorelle si rivela ben più forte e potente di ogni altro amore, (paragonabile solo all’amore materno).
C’è di che riflettere, e imparare.]]></description>
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			<title>Saggezza e adultità</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/saggezza_e_adultita_2430361.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Saggezza e adultità</strong><br />Certo: adultità non è un vocabolo del dizionario di italiano. È un termine preso a prestito da Mafalda, il mio fumetto preferito, che davanti a certe reazioni o comportamenti degli adulti esclama, sbalordita: “Dio mio, che adultità”. 
E in questo termine c’è tutta la ribellione, e persino una punta di disprezzo, che i bambini possono avere davanti a certi modi di pensare degli adulti, bloccati e annichiliti da false regole e assurdi preconcetti.
L’adultità è tutto tranne un valore o un’energia, è l’antitesi del calore, dell’energia, della fantasia. Non è né maschile né femminile, ma è più facilmente reperibile nelle donne che negli uomini che, ed è forse il loro più grande pregio, sanno mantenere vitale il loro lato bambino.
E l’adultità è l’esatto contrario della saggezza, una fortissima energia che ha componenti maschili e femminili, in un perfetto mix armonico. La saggezza accoglie, consiglia, riflette, è insieme distacco ed emotività, giustizia e comprensione, visione globale e analisi dei dettagli, introspezione e osservazione. La saggezza può essere perseguita indifferentemente da uomini e donne, ciascuno nel proprio personale e soggettivo mix di energie femminili e maschili, ed è fondata sul raggiungimento del personale equilibrio armonico tra valori maschili e femminili.
Il confine tra saggezza e adultità è talora estremamente labile, sottile, impalpabile. Viene valicato, inesorabilmente, ogni qual volta il pizzico di saggezza che è in ciascuno di noi soccombe alla tentazione del pontificare, ogni volta che pensiamo che le nostre riflessioni ci possano portare ad una verità assoluta.
Fortunatamente esiste un antidoto potente, efficacissimo: l’autoironia. Ridere di se stessi fa bene, alla mente, al cuore, allo spirito e alla salute.]]></description>
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			<title>Equilibri dinamici, ma equilibri, per favore</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/equilibri_dinamici_ma_equilibri_per_favore_2430362.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Equilibri dinamici, ma equilibri, per favore</strong><br />Ci avviciniamo all’8 marzo, Festa della donna, e sappiamo già che assisteremo ad un proliferare di articoli, statistiche e dotte considerazioni sul ruolo e l’importanza della donna nella nostra società, e su come siamo ancora ben lontani dalla parità di genere.
In Italia, poi, la situazione è ancora più grave.
C’è però anche un altro “filone”, in controtendenza, o forse complementare. Ultimamente sono usciti molti articoli, molto seri, che dimostrano e testimoniano come il contributo femminile sia fondamentale, ad esempio, per far funzionare efficacemente i gruppi di lavoro. Poi troviamo non pochi racconti umoristici sulla superiorità femminile. Umoristici, ma forse non tanto, considerando con quanta passione noi donne li condividiamo sui nostri profili FB e quanto è, invece, amarognola la risata dei nostri compagni.
E poi … c’è la matriarca. La matriarca è una figura emblematica, archetipica, utilizzata in una tecnica di counselling (il Voice dialogue): una tecnica (o forse dovrei dire una specie di filosofia) che consente di studiare e armonizzare i nostri pezzi e frammenti interiori per raggiungere un’armonia interiore e nella nostra vita. Un metodo affascinante, e molto efficace. La matriarca domina, ingombra, inibisce, comanda. Soprattutto manipola. Già, perché talvolta il femminile, quando non può esprimersi liberamente, diventa manipolazione occulta, potente.
Non è tutto bello e buono. Questo femminile non è tutto rose e fiori, nonostante le tonnellate di mimosa che verranno vendute l’8 marzo.
Forse è il momento di cercare e perseguire qualcosa di diverso: l’equilibrio e l’armonia.
Ben vengano le campagne contro la violenza sulle donne. Ben venga anche un po’ di attenzione sulle discriminazioni di genere in ambiente di lavoro.
Ma non fermiamoci qui!
Combattiamo le diseguaglianze, ma perseguiamo l’equilibrio. Un ambiente di lavoro diventa piacevole, efficace ed efficiente se c’è equilibrio, possibilmente dinamico, tra valori ed energie maschili e femminili: dove c’è squilibrio ed eccesso si nasconde il fallimento.
E a maggior ragione questo concetto vale per ciascuno di noi. Accettiamo il rischio dell’equilibrio: mono solido della staticità, ma tanto più piacevole, vincente e produttivo!]]></description>
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			<title>Condividere</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/condividere_2430363.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Condividere</strong><br />La domanda è chiaramente retorica: è ovvio che l’energia femminile e l’energia maschile hanno polarità anche nel valore del condividere.
È molto più difficile, però, identificare le differenze senza farci fuorviare da esempi e differenze tra umani maschi e femmine. Già, perché al concetto di condividere inteso come mettere in comune qualcosa si tende ad associare concetti come quello di egoismo e altruismo, bontà o cattiveria. E se inquiniamo il condividere, magari inserendo nelle nostre elucubrazioni ricordi di individui con cui siamo venuti a contatto, ci sono davvero scarsissime differenze tra machi e femmine.
Tutta la specie umana, indipendentemente dal sesso, sa essere profondamente generosa e altrettanto profondamente … stronza.
Eppure, almeno idealmente, delle differenze ci devono essere, altrimenti perdiamo il concetto stesso di yin e yang. Io credo che i due poli siano il condividere a beneficio dell’intera comunità, del gruppo, contrapposto al condividere per il bene di ogni singolo individuo. Non c’è un vero contrasto: ciascuna delle due modalità è positiva e comporta un vantaggio, ma possiamo pensare ad un bosco come un gruppo di albero o a come tanti singoli alberi collegati tra loro.
Ritengo che l’energia maschile sia deputata al benessere del gruppo, mentre l’energia femminile distingue ogni singolo elemento: il maschile privilegia la complessità dell’insieme, laddove il femminile esamina il dettaglio del singolo.
Ciascuna delle due modalità ha dei benefici e dei limiti. Non possiamo raggiungere il bene comune se anche solo un frammento viene trascurato o sacrificato, ma non possiamo neanche perseguire il bene dei singoli senza pensare l’effetto che avrà sull’insieme.
Pensare sia al singolo albero che all’intera foresta è una delle metafore che rappresenta il pensiero sistemico, di cui parlo spesso. Ecco dunque che l’unione tra condivisione maschile e femminile diventa un tutto equilibrato e completo.]]></description>
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		<item>
			<title>Gli archetipi del femminino</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/gli_archetipi_del_femminino_2430364.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Gli archetipi del femminino</strong><br />Dobbiamo a Jung le prime teorie sugli archetipi. Da allora abbiamo fatto parecchia strada e oggi gli archetipi sono strumenti utilizzati nella conoscenza e nella crescita personale, con fantastici risultati.  
Per conoscere e lavorare con gli archetipi delle energie femminile ci sono diversi percorsi, tutti potenzialmente utili.
Possiamo rivolgerci ai Tarocchi, dove le caratteristiche della Papessa sono molto diverse da quelle dell’Imperatrice e ancora da un arcano maggiore tipico del potere femminile: la Luna.
Possiamo conoscere le Dee, a partire da Era (Giunone), Atena, Venere, o molte altre, conosciute come dee minori ma utilissime per segmentare meglio le energie.
Possiamo anche lavorare con le parti tipicamente femminili attraverso il Voice Dialogue, imparando ad esempio a conoscere la matriarca.
O possiamo esercitarci con ruoli “attuali”: la madre, la figlia, la moglie, l’amante, la prostituta, l’angelo del focolare, …
Ciascuno, uomo o donna, può trovare il percorso archetipico che gli è più congeniale, e non è difficile trovare corsi che offrono una guida.]]></description>
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		<item>
			<title>Giustizia e comprensione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/giustizia_e_comprensione_2430365.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Giustizia e comprensione</strong><br />Per me la giustizia è uno dei valori fondamentali. La giustizia è ritenuta un valoro maschile, e l’ho sempre vista, nella mia immaginazione, come la figura dei tarocchi: seria, con la bilancia in una mano e la spada nell’altra, piena di razionalità.
Certo, mi è sempre stato chiaro che la giustizia senza comprensione è violenza glaciale, ma la comprensione senza giustizia è noncuranza, però per me la giustizia continua ad avere quella lama della spada ben affilata.
Ora, in questi giorni, sta rivedendo il mio libro sull’I Ching, nella speranza di riuscire a completarlo visto che è rimasto fermo per i lunghi mesi della chemio e della radioterapia. Sono molti gli esagrammi che parlano di giustizia: certezza della pena, severità, processi civili e processi penali.
Poi c’è il sessantunesimo esagramma: la Veracità intrinseca. È un esagramma affascinante, molto positivo, dedicato a quella particolare condizione in cui si è totalmente connessi con l’universo e quindi si riesce ad ascoltare con la massima profondità. Chi raggiunge questo stadio di interiorità è in grado di influenzare anche le persone più restii, più distanti dalla spiritualità: quel profondo carisma che si trova in persone come Nelson Mandela, Martin Luther King, Madre Teresa, …
Anche questo esagramma parla di giustizia. E afferma che la forma più alta e completa di giustizia è la sospensione dei processi capitali. Non si tratta solo di essere contrari alla pena di morte, perché anche questo potrebbe diventare solo un’abitudine e un preconcetto vuoto da ogni significato profondo.
Si afferma, invece, che la massima giustizia è raggiungere una tale comprensione del criminale da riuscire a toccare il suo cuore, la parte più profonda del suo animo e della sua coscienza, riconducendolo alla retta via.
Non si tratta, dunque, di trovare un equilibrio tra giustizia e comprensione, ma di vivere la comprensione come massimo strumento di giustizia, quella vera, che porta alla redenzione.
Direi che c’è molto da riflettere.]]></description>
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		<item>
			<title>Perché prestare attenzione alle energie femminili</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/perche_prestare_attenzione_alle_energie_femminili_2527091.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Perché prestare attenzione alle energie femminili</strong><br />Mi è difficile affidarmi ai segnali, alle visioni del futuro che si leggono spesso: sono troppo razionale per farlo ed ho un’educazione di matrice prettamente scientifica.
Non chiedetemi dunque di segnali dallo spazio, congiunzioni astrali, mutamenti epocali …
Tuttavia il futuro è interessante: è lì che passeremo la nostra vita.
La mia impressione, espressa più volte, è che viviamo in un’epoca di eccessi del maschile, e non faccio riferimento solo alla società maschilista. Tuttavia quando l’eccesso diventa ingombrante, dannoso, è l’universo stesso che in qualche modo invita a porre rimedio.
Oggi la nostra società è povera di valori ed energie femminili
Troppa azione, poca introspezione si sono tradotti in iperattività, stress, troppo idealismo, poca empatia sono diventati intolleranza, fanatismo, troppi bisogni materiali, troppa tecnologia a scapito dei bisogni interiori, troppa concretezza a scapito della reale innovazione, …
Scarsa immaginazione, compassione, partecipazione.
Eppure, parallelamente, alcuni studi evidenziano come il femminile sia essenziale per quel team working auspicato da ogni azienda, poiché servono comprensione, inclusione, empatia.
È altrettanto evidente che molti modelli di business e di società sono ormai obsoleti e serve una reale innovazione. Se andiamo in profondità, risulta evidente che le attuali vittorie del machismo a cui assistiamo non sono altro che gli ultimi rigurgiti difensivi prima che ogni individuo, e la società intera, trovino modelli di convivenza e sviluppo che permettano la costruzione del mondo che sarà. L’alternativa è l’autodistruzione, e credo non la auspichi nessuno.]]></description>
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			<title>Femminilità interiore ed esteriore</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/femminilita_interiore_ed_esteriore_2430378.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Femminilità interiore ed esteriore</strong><br />Ancora una volta sconfino tra i valori del femminile e il concetto di femminile legato all’essere donna: per quanto i parametri e i confini siano ben determinati, spesso passare da uno all’altro è spontaneo, e ne chiedo perdono. Oggi, però, il tema è decisamente importante.
Lo scorso anno sono stata operata di cancro al seno, con ablazione totale del seno destro, e poche settimane fa ho fatto l’operazione di ricostruzione: due momenti che, oltre ad avermi fatto riflettere, mi hanno messo di fronte a diverse donne e a tante opinioni, spesso discordanti tra loro.
Alcune realtà mi hanno lasciato abbastanza stupita.
Io sono stata operata in Emilia Romagna e il Servizio Sanitario Nazionale mette a disposizione anche uno psicologo (spero lo facciano ovunque, ma non ne sono sicura). Concordo pienamente: io mi sono appoggiata sia ad uno psicologo che ad un counsellor. Ciò su cui ho rilevato controversie è il motivo per avere il supporto di uno psicologo.
Per me i motivi sono stati numerosi: la paura di morire, il bisogno di affrontare il dolore, il desiderio di risolvere alcuni nodi della mia vita, trovare il modo migliore per approcciarmi al cambiamento, anche di relazioni interpersonali. Mai, però, mi è venuto in mente di considerare l’ablazione di un seno come una minaccia alla mia femminilità. Eppure sembra essere un pensiero, e un problema, piuttosto comune e molto sentito da alcune donne.
Ora ho vissuto la ricostruzione (che, è bene sapere, è davvero dolorosa) come la chiusura di un periodo e una manifestazione anche esteriore di rientro verso la vita attiva. Ma non mi sento più donna perché ho nuovamente due tette, né mi sento più “a mio agio” perché ho nuovamente i seni privi di cedimenti strutturali, come a vent’anni.
Eppure, anche in questa situazione, mi sono sentita una voce fuori dal coro.
Forse tutto ciò è perché non sono mai stata bella, e ho sempre dovuto contare più su una seduttività mentale che sull’aspetto estetico …
È pur vero che anche i maschietti hanno i loro bei problemi con la tartaruga o le misurazioni delle parti basse, e so che anche loro si sentono spesso minacciati da operazioni che riguardano la prostata …
Tuttavia credo che la femminilità, come la mascolinità, abbiano ben poco a che fare con ossa, muscoli o organi riproduttivi.]]></description>
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			<title>Management e Leadership</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/management_e_leadership_2430381.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Management e Leadership</strong><br />Forse è presto per parlare di rivoluzione, ma un cambiamento sta avvenendo e se ne vedono sempre più segnali. Fino a poco fa, i richiami all’importanza delle energie e dei valori femminili erano quasi sempre in relazione al benessere personale, allo sviluppo dell’armonia individuale. A volte, ma già era più raro, si trovavano richiami sull’importanza del femminile per l’armonia della società e il benessere della comunità, o dell’umanità intera.
Ora sto leggendo, sempre più frequentemente, articoli sull’importanza dei valori femminili per lo sviluppo dell’economia, per il successo delle aziende, per una leadership vincente.
Qualcosa sta cambiando.
È stato dimostrato, da autorevoli economisti, guru del management, sociologhi, … che le aziende con donne in posizioni di vertice hanno un maggiore sviluppo, a patto che le donne sappiano portare un cambiamento sostanziale nella gestione dell’azienda. Non si tratta di quote rosa di genere, ma di apporto di valori femminili.
È dimostrato che i team vincenti sanno accedere ad energie femminili, fondamentali per l’equilibrio, la comprensione, la partecipazione.
Sono anche state fatte analisi sui valori fondamentali per l’ottimizzazione della leadership e, sorpresa, si tratta molto spesso di valori femminili.
In pratica l’attenzione ai valori femminili ha fatto, negli ultimi vent’anni, enormi passi avanti, decisamente maggiori di quelli fatti dalla parità di genere o del rispetto della donna.]]></description>
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			<title>Lâ&amp;euro;™I Ching e il principio femminile</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/l_i_ching_e_il_principio_femminile_2430382.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’I Ching e il principio femminile</strong><br />L’I Ching è ovviamente intriso di antica cultura cinese: la donna è sottomessa e, pur avendo precise funzioni nell’andamento della casa e nel creare il benessere della famiglia, rimane un figura molto lontana e spesso inaccettabile per una donna europea dei giorni nostri.
Fortunatamente è possibile andare oltre la superficie!
Fermiamoci, almeno per ora, al secondo esagramma, KKUNN - Il ricettivo, che rappresenta il principio femminile. Ora siamo nel mondo degli archetipi, delle energie, e non si tratta più di ruolo o funzione della donna, ma di quell’energia femminile che, in maniera personale e variabile, pervade ogni essere umano, uomo o donna.
Nel secondo esagramma il femminile viene definito come ciò che si contrappone e completa il principio maschile. Il femminile è la madre terra, come in molte culture, laddove il maschile è invece il cielo. La terra è accogliente, docile, sensibile e arrendevole. L’importanza della terra è pari a quella del cielo, ma non la posizione poiché è la terra stessa che sceglie di seguire: non passiva obbedienza, ma libera arrendevolezza.
Nonostante tutto, ho avuto parecchie remore nello studiare il secondo esagramma poiché, come spesso accade, è difficile scindere tra l’essere donna e il concetto di energia femminile.
Eppure, se il maschile è il mondo esterno, il femminile è quello interiore. Se il maschile è azione, il femminile è accettazione, accoglienza. E, come ho scritto nel mio libro Volontà e destino, l’I Ching come mentore nella vita quotidiana a proposito del secondo esagramma,
“Mi è stato davvero difficile comprendere e, soprattutto, accettare questo esagramma: l’arrendevolezza placida non mi è particolarmente congeniale e il totale abbandono ad una guida mi riesce piuttosto ostico.
Ho potuto abbracciare questo esagramma quando, dalle relazioni umane, mi sono spostata su un diverso piano: quello del destino. Ci sono momenti, nella vita, in cui si possono stabilire e perseguire mete, obiettivi, direzioni. Ci sono invece momenti in cui ci si limita ad accogliere ciò che accade, mantenendo l’intima certezza che qualunque cosa accada è “quella giusta”, saremo in grado di cogliere il positivo e imparare dal negativo.”
E, dopo aver accolto e accettato, segue l’azione, l’esecuzione operativa del compito.
Così femminile e maschile, accettazione e azione, si susseguono in un ciclo infinito.]]></description>
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			<title>Femminicidio e valori femminili</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/femminicidio_e_valori_femminili_2430384.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Femminicidio e valori femminili</strong><br />Continua la strage. Ma, forse, il verbo continuare non è adeguato, poiché la strage aumenta, accelera, si intensifica giorno dopo giorno.
Se ne parla, se ne scrive, si cercano colpe. Ne parlo anch’io, non posso farne a meno, innanzi tutto condividendo uan farse che ho letto, e chiedo scusa se non ricordo la fonte.
Il termine femminicidio non va dimenticato, o cancellato, o sostituito, poiché caratterizza l’uccisione di una donna da parte del partner o di stretti familiari. Se una donna muore in una strage, o viene uccisa per rapina, è omicidio, ma se viene uccisa perché è o è stata la compagna, la moglie o la figlia o la sorella di qualcuno, allora è diverso, allora è femminicidio.
Avviene perché … per rabbia, paura, educazione sbagliata … mettiamoci pure tutto. 
Avviene perché siamo alla fin di un’epoca di prevalenza di valori esclusivamente maschili, e la fine delle epoche è sempre caratterizzata da un incremento di violenza. Avviene perché la nostra società liquida non sa offrire punti fermi, e gestire la mancanza di certezze richiede coraggio, mentre gli assassini sono caratterizzati da vigliaccheria.
Non si fermerà in tempi brevi. 
Serve cultura ed educazione per fermare il femminicidio, e consapevolezza. Cultura nell’intera società, educazione da parte delle madri e dei padri. Consapevolezza anche nelle donne.
Mulan e Shahrazād, principesse che sanno essere consapevoli e indipendenti, senza negare l’amore, dovranno sostituire Cenerentola e Biancaneve, e il sogno del Principe azzurro. 
Riusciremo a fermare le stragi? 
Non lo so, vivo a giorni alterni. Una donna uccisa dal compagno, un omosessuale ucciso perché esiste, un emigrante che muore e diventa un numero, una percentuale, un bambino schiavo del lavoro per sopravvivere. A volte è difficile sperare. Ma … l’unica soluzione è non mollare, giorno per giorno.]]></description>
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			<title>Da donna a donna</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/da_donna_a_donna_3267344.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Da donna a donna</strong><br />Ogni famiglia ha linguaggi, storie, racconti, che creano un legame molto forte con gli antenati. Le mie storie, i miei aneddoti di famiglia, sono tutti al femminile, e mi hanno trasmesso messaggi di donne forti, coraggiose, autonome. Le sento tutte qui, con me, a sostenermi nel momento del bisogno, ad indicarmi la via.
Comincio dalla bisnonna, contadina discretamente benestante, e i racconti che ho assimilato parlano di anni a cavallo tra l’800 e gli anni ’30 del ‘900. Lei, la mia bisnonna, ha avuto undici figli, come si usava in campagna. Sapeva leggere, e già questa era una rarità. Amava leggere, e ciò era ancora più raro. Fece in modo che il più giovane dei suoi figli andasse all’università: di più non poteva fare per i figli. Ma, si racconta in famiglia, trasmise ordini e desideri alla generazione successiva, imponendo ai nipoti nomi tratti dai libri (e questa, forse, non fu una grande idea, ma in Romagna i nomi strani abbondano, così persino quelli scelti da lei passarono abbastanza inosservati) e obbligò i nipoti a studiare, così che la generazione di mia madre, delle sue sorelle e dei suoi cugini era totalmente laureata o almeno con un diploma delle superiori. Considerando che la più giovane dei cugini è nata negli anni ’40, non è stato un risultato da poco. E nelle sue decisioni non fece alcuna differenza tra maschi e femmine!
 
La mia nonna paterna era un tipetto tosto. La famiglia era molto povera, e l’essere contadini in montagna non aiutava a creare possibilità di miglioramento. Si impose al marito, decidendo il trasferimento in città, aprì un ristorante e diede la possibilità ai figli di migliorare le condizioni, e diandare all’università.

L’altra nonna, quella materna, si sposò incinta. Non era raro in campagna, ma era raro che venisse dichiarato, raccontato. Si guadagnò il rispetto di una suocera dispotica. Quando lasciai il fidanzato avevo paura a dirglielo: temevo mi rammentasse che una donna deve sposarsi, fare figli… Lei non fece una piega. Mi dispiace non aver potuto, parecchi anni dopo, presentarle colui che oggi è mio marito, ma mi sono sposata il giorno del suo compleanno: un modo come un altro di sentirla vicino.

Mia madre, cattolica convinta, fece promettere a mio padre di non mandarci mai a scuola dalle suore. Lei aveva sperimentato in prima persona quanto le convinzioni possono diventare pregiudizi e creare limiti e traumi nelle bambine. Stava per morire, e ricordò a mio padre che ci voleva forti e libere.
 
Queste sono le donne che mi hanno preceduto, le cui storie mi hanno forgiato. Grazie.]]></description>
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			<title>Per farci largo in un mondo maschile</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/per_farci_largo_in_un_mondo_maschile_2870805.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per farci largo in un mondo maschile</strong><br />Sono nata dando per scontato la parità tra uomo e donna: non che ci fosse, ma alcune grandi battaglie erano già vinte.
Sono cresciuta considerando ovvio il diritto di voto per le donne, dando per scontato il diritto di studio paritetico (potevamo già accedere ad ogni scuola pubblica) e anche la rivoluzione sessuale, grazie alle donne che hanno fatto il ’68, non era più un tabù.
Forse pensavamo di aver vinto.
Invece la guerra, quella vera, era appena cominciata e non solo non l’abbiamo vinta ed è ancora in corso, ma per peggiorare comincio a pensare che parte della guerra fosse confusa e imprecisa. Non certo sbagliata, ma confusa e imprecisa.
Il XX secolo, quello concluso da poco, è stato il secolo delle grandi battaglie anche femminili e il secolo della tecnologia. L’umanesimo era decisamente sottovalutato.
Abbiamo combattuto per il diritto di avere spazio in un mondo maschile. Certo, era l’unica via percorribile visto che la vera liberazione femminile è iniziata quando le donne hanno preso il posto degli uomini in fabbrica durante la guerra. Era una via quasi obbligata, ma abbiamo pagato un caro prezzo.
Sì, perché per farci largo in un mondo maschile abbiamo accettato che i valori da perseguire fossero quelli maschili.
Quel tempo è passato.
Ora, e mi verrebbe da dire finalmente, l’umanità intera sta realizzando che portare all’eccesso le energie maschili danneggia tutti, senza distinzioni, ed è iniziato il recupero delle energie e dei valori femminili.
No, non c’è nulla da rimpiangere o recriminare. C’è solo da continuare, proseguire. Non più una guerra, non più.
È tempo di ricerca di equilibrio e armonia.]]></description>
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			<title>La curiosità è donna?</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/la_curiosita_e_donna_2829607.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>La curiosità è donna?</strong><br />Vivendo da anni a stretto contatto con diversi gatti, trovo assolutamente affascinante il loro essere curiosi e attenti, decisamente più di molti umani. La curiosità è un istinto proprio dell’essere umano e di molti animali, dunque non credo che abbia genere.
Eppure la mia domanda iniziale nasce da un fenomeno piuttosto comune e molto noto, che però sta mostrando parecchi segnali di evoluzione che, secondo me, sono positivi.
Mi spiego meglio.
Provate ad andare a teatro e, ancor più, osservate i corsi di crescita personale, o i siti in cui se ne parla.
Il pubblico è, fondamentalmente, femminile. Sono le donne che riempiono i teatri, i cineforum, sono le donne la maggioranza degli iscritti a corsi di vari argomenti correlati al benessere. Argomenti in cui, però, molto spesso i docenti sono uomini. O, meglio, i guru sono quasi sempre uomini.
Non so se le donne partecipino per curiosità. Forse è una forma di ricerca, eppure anche la ricerca fa parte della curiosità. Non so se gli uomini partecipino meno per carenza di curiosità, eccesso di sicurezze, pigrizia …
Sono, però, abbastanza certa che il mettersi in discussione sia più frequente nel mondo femminile, spesso rischiando di darsi martellate sui calli o annichilirsi nella lamentazione fino a quando non si trovano risposte esterne, date dal guru (maschio) che valgono per qualche tempo … poi si ricomincia.
Sono anche abbastanza certa che ci sia un’evoluzione del fenomeno: il numero degli uomini che si affacciano al mondo della ricerca e dell’approfondimento della crescita personale è in costante aumento. Sintomo di crisi dei valori prettamente maschili, forse, o più probabilmente sintomo di quel bisogno di integrazione di elementi del femminile nella nostra società che per troppi secoli li ha negletti.]]></description>
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			<title>Prendersi cura</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/prendersi_cura_2781490.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Prendersi cura</strong><br />Quando penso ai valori del femminile uno dei primi che mi viene in mente è la capacità di prendersi cura. Non è un valore unico, ma un mix: prendersi cura dei dettagli, delle cose, delle persone e anche di sé stessi.
Nel mio immaginario il prendersi cura è attenzione agli altri, dolcezza e gentilezza.
E nel mio immaginario questa è una caratteristica del femminile.
La realtà è piuttosto diversa, molto più variegata e credo sia anche molto più difficile attribuire la caratteristica del prendersi cura al femminile o al maschile, e non solo perché conosco donne profondamente egoiste e incapaci di prendersi cura di alcunché e uomini meravigliosamente attenti e amorevoli.
Anche guardando gli archetipi non si trova una soluzione: dei e dee avevano, o non avevano, la capacità di prendersi cura in misura paritetica.
E anche il Voice Dialogue, una bella e utile tecnica di counselling, propone aspetti del maschile e del femminile attenti, gentili e capaci di prendersi cura o antipatici, fagocitanti, ingombranti e dannosi.
Non vedo via d’uscita: non riesco ad attribuire questa caratteristica all’uno o all’altro dei poli.
Ma rimane una bellissima caratteristica, di cui siamo un po’ carenti.
Cosa ne pensate?]]></description>
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			<title>Lâ&amp;euro;™amore al femminile</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/l_amore_al_femminile_3266098.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’amore al femminile</strong><br />Esiste, certo che esiste, un modo di amare che si basa su energie femminili! Anzi, direi che ogni amore ha una componente di energie femminili, e tutto ciò non ha davvero poco a che vedere con l’uomo o la donna.
Le energie femminili portano nella relazione accoglienza incondizionata, ascolto (dell’altro e di sé), attenzione ai dettagli, capacità di donare, empatia, comprensione, compassione…
Le energie maschili portano alla relazione autonomia, fiducia in se stessi, apertura al mondo, azione, visione di insieme, forza…
Ed ecco il punto: per una relazione felice, equilibrata e duratura servono entrambe e serve anche la dinamicità dell’equilibrio tra le due energie. Ogni relazione, infatti, si sviluppa, cresce, cambia nel tempo, ed è come un terzo elemento della coppia: vive di vita propria.
Poco importa se le energie femminili vengono portate dal contributo della donna o dell’uomo, ed è altrettanto poco significativo se le energie maschili della coppia sono il contributo dell’uomo o della donna.
Ma c’è di più, secondo me.
In una coppia che funziona ciascuno dei due componenti gestisce con un equilibrio dinamico le proprie energie femminili e maschili, il che significa che sta bene con sé e sceglie di stare in coppia. Per dirla in maniera semplice: Ho bisogno di te perché ti amo e non Ti amo perché ho bisogno di te.
Il lunghissimo periodo di vicinanza prolungata e forzata che stiamo vivendo ha portato alla luce moltissimi problemi della coppia, aggravati dal fatto che più o meno tutti viviamo una condizione di stress prolungato. E allora può esplodere l’eccesso di maschile: la forza e il bisogno di possesso, o può esplodere l’eccesso di femminile: debolezza, egoismo, continuo bisogno di rassicurazioni.
Per questo San Valentino preoccupiamoci meno di fiori e cioccolatini, e un po’ di più di manutenzione della coppia, magari facendoci ispirare da Cocciante: se stiamo insieme ci sarà un perché, e vorrei scoprirlo stasera…]]></description>
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		<item>
			<title>Solo i cretini fanno confusione</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/solo_i_cretini_fanno_confusione_3270128.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Solo i cretini fanno confusione</strong><br />L’universo è fatto di polarità opposte, inseparabili e complementari: non possono esistere l’una senza l’altra, ciascuna contiene un elemento dell’altra, e l’armonia è la comprensione e l’equilibrio.
L’essere umano ha definito una di queste polarità maschile e femminile, partendo dall’esistenza dei due generi maschio e femmina, ed estendendolo alle energie.
È una chiara inadeguatezza di linguaggio, che per i cretini diventa confusione di ruoli.
Energie femminili sono accoglienza, ascolto, comprensione, prendersi cura, dolcezza, … mentre quelle maschili sono forza, protezione, azione, controllo…
Elenco quanto mai incompleto, ma dà comunque un’idea.
Un persona sana ha un suo equilibrio nello sviluppo delle energie maschili e femminili, che non dipende certo dai suoi cromosomi. E, per favore, non cominciamo ad appellarci al mondo animale per giustificare quelli che sono solo pregiudizi.
L’accoglienza è energia femminile. Ora prendete in casa un paio di gatti maschi: troveranno modo di convivere, salvo rare eccezioni. Poi portate in casa una femmina. I due maschi saranno diffidenti, ovviamente, all’inizio, ma poi faranno spazio alla nuova arrivata: ne sono testimone io stessa. I maschi accolgono i nuovi arrivati. Poi provate a fare il contrario: portare un nuovo gatto in una casa dove ci sono gatte femmine, e buona fortuna! L&#039;accoglienza rimane un&#039;energia femminile, le gatte femmine se ne fregano e difendono il territorio. 
Certo che ci sono, e per fortuna, differenze tra uomo e donna, ma cercare di giustificare o dare un senso ai pregiudizi o alle convinzioni radicate è una stupidaggine, o è malafede.
Se sapremo uscire da vincoli e catene inadeguate allo sviluppo della nostra armonia potremo portare benessere e armonia nel mondo. Con buona pace anche dei cretini.]]></description>
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		<item>
			<title>Il prendersi cura è donna</title>
			<link>http://www.www.chingecoaching.it/1/il_prendersi_cura_e_donna_3279143.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il prendersi cura è donna</strong><br />Stanno pubblicando statistiche e dati aggiornati

durante tutto il periodo della pandemia il prendersi cura è stata un’attività quasi totalmente a carico delle donne
l’attenzione al mondo del caregive sta aumentando, ed è un mondo prevalentemente femminile

Nella nostra società si dà quasi per scontato che siano le mamme a seguire i figli, anche quando erano in DAD, che siano le figlie femmine a seguire i genitori anziani e, se non ci sono figlie femmine, sarà compito delle nuore.
Un uomo che si prende cura di genitori, figli, magari problematici, o di una moglie malata viene visto come un eroe, ottiene conforto, stima, aiuto, comprensione.
Una donna che fa le stesse cose… fa il suo dovere.
Le realtà descritte sono molto più accentuate in Italia rispetto ad altri Paesi, anche perché in Italia è più ridotta la percentuale di donne che lavorano e gli stipendi femminili, a parità di mansioni, sono nettamente più bassi, e quindi più sacrificabili nell’economia familiare.
Io non ho soluzioni, ma credo sia opportuno ricordare sempre questo stato di cose e, ogni volta che è possibile, dare una spinta, per quanto piccola, per modificarlo!]]></description>
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